Premio alla Cultura per Alessandra Jochum Siccardi e Pierluigi Crameri

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Il 30 novembre prossimo, dalle mani della Commissione per la promozione della Cultura del Comune di Poschiavo, Alessandra Jochum Siccardi e Pierluigi Crameri riceveranno il Premio alla Cultura per i tanti progetti, mostre, pubblicazioni, sempre legati alla nostra terra e alla nostra storia: un lavoro immenso e silenzioso. Il Bernina ha raggiunto in anteprima i due premiati che hanno deciso, col solito spirito collaborativo, di rispondere insieme all’intervista. 

Quali emozioni ha suscitato in voi il ricevimento di questo encomio?
Ci ha decisamente sorpresi perché ci sono tante altre persone che si impegnano a fondo a favore della cultura della Valposchiavo. Ma è chiaro: questa attestazione di apprezzamento del nostro impegno ci fa molto piacere e ci motiva a proseguire.

Da quanti anni vi occupate di progetti legati alla cultura della Valposchiavo?
Abbiamo cominciato l’uno più di 30 anni fa con il Cinema Rio dei Fratelli Lumière e la biblioteca Pgi e l’altra più di 20 anni fa assumendo la redazione delle pagine valposchiavine dell’Almanacco del Grigioni Italiano. Inizialmente abbiamo seguito percorsi diversi, poi in parte comuni. La nostra collaborazione è nata nel 2000, quando siamo stati incaricati dal Museo poschiavino di realizzare la grafica e scrivere i testi della guida cartacea del Palazzo De Bassus-Mengotti. Da allora si sono susseguiti impegni e progetti per diversi enti e in svariati campi.

Riusciamo a quantificare, a grandi linee, quanto tempo avete speso in questo vostro immenso lavoro silenzioso?
No, impossibile. Tantissimo. Quel che è certo è che il nostro impegno in ambito culturale è diventato negli anni molto più di un passatempo. È quasi una seconda occupazione, anche se prevalentemente a titolo di volontariato.

A cosa vi siete dedicati in particolare?
I progetti che abbiamo portato avanti negli anni sono molteplici. Ci teniamo a sottolineare che molti si realizzano in collaborazione con altri enti o con l’aiuto di altre persone, alle quali siamo grati per l’appoggio. Proviamo a riassumere a grandi linee?

Abbiamo innanzitutto pubblicato diversi libri, curando concetto, testi e grafica. “Val Poschiavo • Il passato in immagini”, per esempio, edito da Il Bernina nel 2006. O la monografia su Casa Tomé per il Museo poschiavino nel 2011. Oppure ancora il libro “CLASSI • 1880-1980 |100 anni di foto di classi”, nato nel 2013 dalla collaborazione della biblio.ludo.teca con la libreria L’Idea. In ambito editoriale abbiamo prodotto anche contributi per riviste locali e collaborato a pubblicazioni curate da terzi. L’ultima, in ordine di tempo, il libro di Fernando Iseppi “Poschiavo nei nomi” edito dalla Società Storica Val Poschiavo.

Per la biblio.ludo.teca di Poschiavo l’uno ne ha fatte di tutte e di più, in ogni ambito (ne è anche presidente); l’altra un po’ meno. Comunque da anni, insieme, organizziamo regolarmente, per esempio, notti di lettura in biblio.ludo.teca per i bambini; oppure incontri con l’autore per gli allievi delle nostre scuole; attività varie di promozione della lettura per tutte le età, incontri pubblici, conferenze ecc. Abbiamo anche prodotto alcuni giochi per finanziare le attività che la biblio.ludo.teca propone: un quartetto e un quiz sulla Ferrovia del Bernina e un gioco da tavolo, con libro, dedicato al trenino rosso.

Per 13-14 anni abbiamo lavorato in seno al comitato e alla redazione di questo giornale, ilbernina.ch, seguendone lo sviluppo e la gestione fin dalla sua costituzione. In questo contesto ci siamo occupati – tra l’altro ma in special modo – dei contenuti culturali del giornale, ideando la sottosezione myBernina, e dell’accompagnamento di un bel gruppo di collaboratori giovanissimi.

E non è tutto…
Continuiamo in effetti a collaborare anche con il Museo poschiavino, aiutando a realizzare pubblicazioni varie o mostre curate da terzi. Nel 2016, inoltre, ci è stato affidato l’incarico di concepire e allestire una mostra dedicata al ritorno dell’orso in Valposchiavo. Un bel lavoro di squadra, molto arricchente: argomento affascinante e partecipazione, nell’esecuzione, di tante persone che si sono lasciate coinvolgere con entusiasmo. Ultimamente abbiamo realizzato una guida digitale per i visitatori del Palazzo De Bassus-Mengotti che sostituisce quella cartacea del 2000.

Verso il 2006 abbiamo avuto l’occasione di entrare in più stretto contatto con Luigi Gisep e il suo archivio fotografico: un’eccezionale collezione di circa 2500 fotografie raccolte nel corso di decenni. Lavorando con lui, negli anni seguenti, alla digitalizzazione e alla documentazione delle sue immagini, lasciate poi alla Società Storica Val Poschiavo, abbiamo maturato un forte interesse per le vecchie foto e la consapevolezza di quanto sia importante conservarle, raccogliere dai testimoni viventi le relative informazioni e metterle per iscritto, in modo da poterle tramandare alle generazioni future. Quando Luigi Gisep ha deciso di smettere la sua attività, noi abbiamo raccolto il suo testimone. E ora, dal 2011, grazie a quello che ci ha insegnato e alla passione che ci ha trasmesso, continuiamo a raccogliere foto della Valposchiavo, digitalizzarle, documentarle e organizzarle in due archivi digitali, pubblicamente accessibili online: l’Archivio fotografico Valposchiavo e l’Archivio Classi (www.istoria.ch).

Le foto che raccogliamo sono patrimonio comune, quindi ci pare doveroso restituirle a chi le mette a disposizione, ossia condividerle con la popolazione e con tutti gli interessati. Lo facciamo realizzando libri, album o giochi fotografici e organizzando regolarmente interviste ai testimoni del tempo, presentazioni fotografiche pubbliche, incontri con le persone anziane, mostre…

Senza nulla togliere a uno o all’altro progetto, ce n’è uno a cui siete particolarmente legati?
Sì, è probabilmente il nostro lavoro per gli Archivi fotografici. Prima di tutto perché siamo convinti che sia fondamentale salvaguardare queste affascinanti testimonianze del nostro passato prima che sia troppo tardi. E poi ogni foto ci racconta storie diverse, ci fa continuamente scoprire realtà sconosciute o dimenticate, ci porta a contatto con tantissime persone che hanno molto da condividere e che lo fanno con estrema disponibilità. È un gran piacere vedere quanta curiosità e interesse mostrino i valposchiavini – dai più giovani ai più anziani – nei confronti della propria terra, della propria gente e delle proprie radici.

Infine, dopo tanti anni ritenete di aver raggiunto tutti i vostri obiettivi?
Questa domanda ci fa sentire terribilmente vecchi. Comunque, no. Ci piacerebbe continuare a formarci e aggiornarci nei vari ambiti in cui ci muoviamo, realizzare ancora diversi progetti, sperimentare cose nuove per stare al passo coi tempi. Finché ce la facciamo, andiamo avanti senz’altro a dare il nostro contributo – sia pur nel nostro piccolo e senza pretese – al già di per sé ricco panorama culturale della Valposchiavo.


A cura di Ivan Falcinella

4 COMMENTI

  1. Bellissima intervista e come al solito i due protagonisti troppo modesti ;). Sono contento per questo riconoscimento che testimonia una volta di più quanto avete fatto per la nostra comunità: giù il cappello. Grazie!