Brusio si interroga su Motta di Miralago e sul Desposito I Sac

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Si è svolta sabato scorso, 23 novembre, in una gremita palestra di Brusio, la serata pubblica: ”Motta di Miralago (MdM) e deposito I Sac”. Scopo dell’incontro, come più volte sottolineato nel corso della presentazione, quello di informare, chiarire e rendere partecipe la popolazione sullo stato dei progetti, senza alcuna intenzione di prendere decisioni; anche considerando che il tutto è legato a futura votazione (maggio 2020) da parte dei cittadini.

A fare da moderatore dell’incontro il sindaco di Brusio, Arturo Plozza, di fresca rielezione, che ha illustrato agli intervenuti le varie trattande dell’informativa, passato la parola ai capi progetto e fatto ordine fra le innumerevoli domande sorte nel pubblico durante la discussione. Nel corso della serata è inoltre stato concesso al gruppo di interesse “Alcuni brusiesi, seriamente preoccupati” di presentare una diversa e legittima idea sul futuro della zona de ”I Sac”.

I due progetti in discussione, fortemente interconnessi, sebbene Motta di Miralago avrebbe senso anche senza il deposito I Sac e non viceversa, sono stati presentati iniziando dal Centro logistico per inerti sopra Miralago. Gli ingegneri responsabili dei progetti Gilbert Berchier e Paolo Lanfranchi hanno illustrato le varie fasi preventivate per la realizzazione e tutti gli aspetti correlati.

L’investimento totale da parte del Comune di Brusio di 2 milioni di franchi che, ricordiamo, ancora deve passare attraverso la votazione popolare nel prossimo mese di maggio, andrebbe ad ammortizzarsi in circa 20 anni di utilizzo dell’impianto su un totale di concessione di 25 (rinnovabili per due lustri).

Per stessa ammissione dei relatori, il Cantone, vista anche la preventivata chiusura del Centro per inerti a Li Geri entro la fine del 2021, sta facendo delle forti pressioni a entrambi i comuni valposchiavini per trovare una soluzione utile, approvarla a livello comunale e cantonale e iniziare coi lavori. Lo stesso Cantone impone che in Valposchiavo si tolleri un solo centro di lavorazione e un solo sito di deposito di inerti. Proprio in questa direzione, viene spiegato, va interpretato l’impegno del comune di Brusio nella ricerca di una soluzione condivisa da tutti.

La scelta ricade già da anni sul sito di Motta di Miralago, come dal progetto approvato nel 2010 nell’ambito della votazione sul progetto Lago Bianco. Secondo gli studi effettuati, infatti, il sito dell’attuale cava ha uno sviluppo sostenibile finanziariamente ed ecologicamente, e garantirebbe la fornitura di inerti per tutta la valle.

L’ingegnere Paolo Lanfranchi spiega che il potenziale estrattivo del perimetro attuale di MdM è esaurito. Per ampliare questo perimetro ed essere di nuovo in grado di estrarre materiale a livello normativo è necessaria una revisione della pianificazione locale, che è già in fase di esame preliminare. Le stime effettuate vedrebbero un flusso di materiale annuo di circa 30.000 t (10 t misto granulare, 8 t sassi/blocchi, 12 t aggregati per calcestruzzo), tassativamente provenienti dalla Valposchiavo.

Nella seduta del 26 marzo 2019 scorso, il Consiglio comunale di Brusio ha indetto il «Concorso di concessione per la gestione del centro inerti di Motta di Miralago»; l’offerta attuale, ancora in fase di trattativa, è quella della “Mota di Miralago SA”, un consorzio tra la Montebello SA di Pontresina e la Gianpiero e Giorgio Ferrari di Brusio.

Il progetto MdM, oltre alla creazione di un impianto moderno che tenga conto dell’inserimento paesaggistico, del rumore causato e della polvere alzata (tutti argomenti, questi, sviscerati nel corso della presentazione), implica anche dei grossi interventi strutturali sul territorio, sulla strada cantonale e sulla ferrovia. Gilbert Berchier ha illustrato agli intervenuti come il progetto preveda di spostare un traliccio dell’alta tensione per recuperare una potenziale fonte di materiale che si trova immediatamente sotto lo stesso. Inoltre, come spiegato, il Cantone pretende – per dare l’ok alla costruzione del Centro MdM – che venga creata una preselezione sulla strada cantonale. La spesa di questo intervento, come assicurato dall’Ufficio tecnico cantonale e dal Consigliere di Stato Mario Cavigelli, sarà, nell’ambito di interventi di causa superiore, sostenuta dal Cantone e non dal comune di Brusio, che sosterrà invece l’allargamento del ponte attuale, delle porte e dei relativi allacciamenti. Infine, dopo lunghe trattative, la Ferrovia retica si è dichiarata disposta a spostare il ponte della linea ferroviaria a distanza adeguata, ipotizzando anche un secondo binario industriale che si spinga direttamente fino al Centro MdM.

A conclusione della parte dedicata a Motta di Miralago, Gilbert Berchier ha poi spiegato l’iter successivo all’auspicata approvazione popolare del credito di 2 milioni di franchi nel maggio del 2020. Una volta passato attraverso il consenso dalla popolazione, il progetto passerà ad un nuovo vaglio del Cantone che deciderà sull’approvazione o meno. Solo allora si avrà la sicurezza di poter partire coi lavori. Per accelerare i tempi burocratici si pensa di inoltrare subito dopo la votazione popolare (sempre che sia a favore) una domanda di costruzione, che consenta, prima dell’avallo cantonale, l’installazione degli impianti nel 2021 e una completa messa in funzione del Centro MdM nel 2022.

Dopo una fase in cui i relatori hanno cercato di rispondere al meglio alle innumerevoli domande nate nel pubblico durante la spiegazione, si è passati a esaminare il progetto sul deposito I Sac. In apertura il sindaco Plozza ha tenuto a sottolineare che si parla di un deposito, non di una discarica, come erroneamente viene definita anche a mezzo stampa. Sempre con l’intento di togliere ogni dubbio, è stato evidenziato come il progetto sia completamente indipendente, seppur interconnesso, a quello del Centro MdM. E passibile di un nuovo iter burocratico, quasi analogo a quello del Centro MdM, per l’approvazione del credito, che al momento non è ancora stimato.

Gianni Dorsa e Arturo Plozza

Una piccola querelle, subito risolta, è nata dalla richiesta da parte di Gianni Dorsa, portavoce dei ”brusiesi preoccupati”, sull’opportunità di esporre le idee del gruppo dopo la presentazione da parte degli organi ufficiali, allo scopo di offrire al pubblico una visione più consapevole, benché all’inizio si fosse preventivato il contrario. Nel clima disteso e di cooperazione tra cittadini interessati della serata, nonostante il sindaco lo ritenesse strategicamente scorretto, i responsabili del progetto presenti hanno accettato di buon grado di procedere in tal senso.

Si inizia con la spiegazione di Franco Crameri, capo dell’Ufficio forestale di Brusio, responsabile per il Comune dell’intero progetto comprendente i due siti. Di deposito per il materiale di scavo pulito, contrariamente a quanto si può pensare, se ne parlava già nel 2014, quando le previsioni sulla discarica del Castelet iniziavano a preoccupare. Ad oggi, infatti, il potenziale di contenimento del sito di deposito al Castelet è in fase di esaurimento e non manca molto alla chiusura definitiva (entro il 20 dicembre 2019). La ricerca, iniziata all’epoca e che oggi ha portato alla scelta de I Sac, teneva conto di alcuni requisiti fondamentali:

  • la capienza di almeno 140.000 metri cubi (in modo da soddisfare il fabbisogno valligiano per i prossimi 18/20 anni)
  • la distanza dall’abitato
  • l’accesso diretto da/per la strada cantonale senza passare da insediamenti urbani

Sotto esame sono stati presi ben 13 siti posti in varie zone del comune di Brusio: Casai sud/nord, Spina, Viadalà, Canal, Calcagn, Livera, Müreda, Garbella, La Pergola, Plaz, ACS Dobfar, Cava Motta di Miralago e Cava i Sac.

A far ricadere le preferenze su I Sac innanzitutto la vicinanza con MdM, un’efficiente soluzione per creare delle significative sinergie fra i due complessi, ma non da ultima anche la capienza, che negli altri siti vagliati era nettamente inferiore.

L’ingegnere forestale Romano Costa, spesso impegnato in progetti ecologici, riporta al pubblico alcuni degli aspetti riscontrati nei vari studi ambientali dai vari specialisti interpellati. Se l’intento è quello di costruire qualcosa, spiega, per forza di cose l’ambiente viene modificato. Questo vale per qualsiasi intervento umano che tocchi la natura. Il compito degli studi effettuati è quello di capire se queste modifiche siano accettabili ad ogni livello, non da ultimo quello legislativo imposto dal Cantone. Da quanto emerso, soprattutto dall’esame dei boschi (ceduo nella parte alta, ad alto fusto nella parte bassa) l’impatto non andrebbe a compromettere qualcosa di particolare, essendo un tipo di vegetazione molto comune nei Grigioni. I danni arrecati alla flora e alla fauna sarebbero tollerati grazie a misure preventive e misure di mantenimento; in particolare, la vipera aspis, una specie protetta, verrebbe spostata in altro ambiente senza grosse ripercussioni sul suo habitat naturale. Inoltre, il sito sarebbe a distanza dalle due zone di protezione delle acque.

L’ingegnere Paolo Lanfranchi ci tiene a spiegare che i materiali di scavo hanno due differenze basilari, come sancito da ordinanza cantonale del 2016, ovvero: riutilizzabili e non riutilizzabili, inquinati e non. Nella tabella sopra la distribuzione in Valposchiavo. Numericamente, parlando del materiale non riutilizzabile, quindi da portare al futuro deposito, le quantità annuali sono le seguenti:

  • ca 7.000 m3 Poschiavo
  • ca 2.000 m3 Brusio
  • ca 1.200 m3 MdM

Si passa poi a esaminare il tratto di strada che unirebbe la cava di Motta di Miralago al deposito I Sac: un tracciato per ora provvisorio ancora suscettibile ad adattamento. Circa 900 metri di strada forestale, adatta a camion da 40 tonnellate, con un dislivello di 120/150 metri, divisa in due settori, il primo a pendenza 13% e il secondo a pendenza 3/4% con la possibilità di lasciarlo sterrato.

La vicinanza tra i due siti consentirebbe di installare solo un lavaggio per ruote camion, una sola pesa, e risparmiare su macchinari e lavoratori che svolgerebbero una doppia funzione. Il materiale buono si fermerebbe a Motta di Miralago mentre lo scarto proseguirebbe fino al deposito de I Sac.

In conclusione di intervento, l’ingegnere spiega le varianti studiate per il modello di deposito a cono di deiezione, sviluppate grazie anche ai suggerimenti di privati cittadini. Ad ogni tappa di formazione del deposito grande cura andrà dedicata al rinverdimento; alcuni esempi ben riusciti di una riqualifica ben fatta (si calcola che dopo alcuni anni dal riempimento non si noti quasi più il deposito) arrivano dalle immagini di Sigirino, Personica, Buzza di Biasca e Cavienca.

La presentazione dei brusiesi seriamente preoccupati

Dopo circa due ore dall’inizio della serata la parola passa a Gianni Dorsa e al medico di Brusio, dr. Mauro Albertini, in rappresentanza del gruppo di interesse dei “brusiesi seriamente preoccupati”. Viene subito sottolineato quanto la presentazione che sta per essere fatta non ha alcun intento critico sul lavoro svolto dai progettisti e sull’utilità del nuovo centro inerti. Quello che preoccupa è l’aspetto paesaggistico, e proprio in tal senso cosa se non una presentazione fotografica potrebbe meglio illustrare e sensibilizzare gli animi degli intervenuti? Si parte perciò con una visuale dall’alto.

Dorsa si concentra sulla passeggiata virtuale che chiunque, sia brusiese o non, potrebbe fare nella zona una volta cominciati i lavori. Immagina una strada di almeno 4 metri di larghezza percorsa da camion di 40 tonnellate, una discarica a fianco del sentiero, dei sentieri nel bosco non più tracciati a mano (come Paneneve) e per 18/20 anni una fase di lavori a cielo aperto ad ogni svolta. Anche da una zona non toccata da interventi come quella di Li Cui, una camminata ”decente” andrebbe a finire in una zona di lavori. L’interrogativo che si pone è quindi: se una zona così incontaminata è sempre stata protetta a livello paesaggistico fin dal passato ci sarà un motivo. Un piccolo comune come Brusio, nonostante le direttive cantonali, ha proprio bisogno di un deposito così grande per gli inerti? Forse in altra zona non sarebbe meglio? Ne abbiamo così bisogno o è meglio pensare ai bisogni della persona, prima che a quelli economici?

Il dottor Mauro Albertini ha una frase che riassume forse il pensiero di tutto il gruppo: ”Se mi taglio una mano ci saranno sicuramente delle protesi bellissime da mettere, ma la nostra domanda è: ma noi questa mano dobbiamo tagliarla per forza?”.
Il brusiese si riferisce ovviamente ai lavori per il deposito de I Sac, che anche con una garanzia di ripresa del verde e della natura, perderebbero sicuramente la propria anima. Le due perle turistiche di Brusio sono il Viadotto e San Romerio: chi spiegherà ai turisti perché la visuale da San Romerio è deturpata da cave e scavi? Vogliamo essere ricordati come perla o come discarica?

Il medico prosegue parlando dell’alto valore ambientale, paesaggistico e naturalistico, nonché della bellezza e dell’unicità della zona in oggetto. Per molti brusiesi questa è la zona di svago per eccellenza, facilmente accessibile in ogni periodo dell’anno. A testimonianza di questo gran valore, anche sociale, porta ad esempio le numerose attività create negli anni in quel comprensorio:

  • Il sentiero di Paneneve in inverno e quello della Brasciadela d’estate
  • L’area di svago Garbela
  • La pista finlandese
  • Il nuovo progetto di percorso sensoriale: Sentiero Armonia
  • I gruppi di gioco che lo frequentano e le escursioni dell’asilo

In conclusione, il gruppo “brusiesi preoccupati” ritiene che, in funzione di una qualità di vita migliore, la zona de I Sac, anziché in deposito per inerti, sia da destinarsi ad altro tipo di valorizzazione, preservandola e non alterandola.

Ricordando di nuovo ai presenti che la serata è puramente informativa, il sindaco Plozza spiega che il punto di vista appena presentato è pienamente condivisibile, ma altrettanto condivisibile è la necessità di trovare una soluzione alla situazione inerti. Questa serata andrà presa come un punto di inizio per intavolare le discussioni che nei prossimi mesi accompagneranno il progetto fino alla votazione popolare.


Ivan Falcinella

3 COMMENTI

  1. Non esiste la possibilità di inserire questo deposito dall’altra parte della Valle sopra Miralago, qui esiste già una strada forestale che conduce al Platteu e Solcun da Golbia. Io credo che tutte le discariche in Valposchiavo dovrebbero essere messe in zone discosse e possibilmente non in zone sensibili e sotto gli occhi di tutti.
    Fausto Isepponi

  2. Visto il grande interesse e partecipazione del numeroso pubblico, mi fa sperare che si possano trovare alternative a questo progetto, forse troppo invasivo sotto vari aspetti (quello paesaggistico anzitutto). Grazie al gruppo di interesse dei “brusiesi seriamente preoccupati” ed al loro intervento specifico sul tema del deposito “I Sac”; Brusio deve seriamente interrogarsi sul proprio futuro in generale. Questo ragionamento vale anche per il comune di Poschiavo, per la (ancora) bellissima Valposchiavo!

  3. Purtroppo non ho potuto partecipare alla serata quindi non so se magari se ne è parlato: dove erano previsti i depositi del progetto Lago Bianco a livello di valle? Sicuramente la questione depositi/discariche era stata approfondita per il progetto Lago Bianco e gli studi potrebbero tornare utili per questo tema regionale, dato che il grande progetto di Repower è fermo