Giovani e imprese, Cristina Zanolari in arte ”Cris Orafa” torna a Poschiavo

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Sempre più giovani valposchiavini che hanno studiato e lavorato fuori valle decidono di riportare nel luogo natio le abilità acquisite negli anni della formazione. È questo il caso anche di Cristina Zanolari, che dall’autunno di quest’anno è tornata a Poschiavo come orafa indipendente. Il Bernina vi presenta la giovane imprenditrice con una piccola introduzione e un’intervista dedicata.

Cristina Zanolari, classe 1988, nata e cresciuta a Poschiavo, dopo le scuole in valle ha conseguito il certificato di Scuola specializzata a Coira. Terminata la formazione si prende un anno sabbatico dove si occupa di progetti di volontariato e consolida le sue conoscenze d’inglese in Sudafrica. In questo periodo matura il desiderio di intraprendere la professione di orafa, inizia l’apprendistato di 4 anni presso un orafo nella Rheintal e frequenta la Scuola per orafi a San Gallo. Ottenuto l’attestato federale di capacità di orafa, Cristina inizia il suo percorso lavorativo a San Gallo, integrandosi nella stretta cerchia degli orafi e facendosi apprezzare per la sua professionalità. In questi 7 anni di attività, oltre ad accumulare esperienza, Cristina è stata pure insegnante ai corsi specializzati per orafi. Quasi per hobby, durante la sua permanenza a San Gallo, la giovane poschiavina organizza un suo atelier e avvia una piccola attività in proprio. Grazie a Facebook e ad una vetrinetta espositiva presso la Marchesi ottica orologeria e oreficeria di Poschiavo, il marchio “Cris Orafa” (questo il logo e nome della ditta) acquisisce sempre maggiore notorietà. Compiuti i 30 anni, Cristina, alla ricerca di un cambiamento, decide di rientrare in valle e iniziare una nuova sfida come orafa indipendente.

Ciao Cristina, ci spieghi un po’ di cosa ti occupi? In cosa consiste il tuo lavoro?
Lavoro nel campo dei gioielli, partendo dall’ideazione degli stessi con bozza su foglio bianco, cercando di comprendere i desideri del cliente per poi trasformarli in un prodotto unico e personale. Posso farlo partendo da zero con materiali nuovi, oppure fondendo vecchi gioielli forniti dai clienti. Principalmente lavoro oro 750 anche denominato 18 carati di colore giallo, rosso, rosa, bianco. A volte uso anche metalli come l’argento, il palladio e il platino. Creo e modifico un po’ di tutto a discrezione del cliente: anelli, fedi nuziali, orecchini, collane, bracciali, gemelli, spille, ecc. Le lavorazioni comprendono più fasi e di vario genere (laminare, martellare, traforare, formare, ecc.) con un campo di azione aperto che lascia spazio dal classico al moderno, dal semplice al complicato.

Tu quale stile preferisci?
A me piace dare un tocco lineare alle mie creazioni. Si può essere portati a pensare che più il gioiello sia semplice e lineare, più facile sia il lavoro, ma non è così. Lavoro al decimo di millimetro e anche una sbavatura infinitesimale può vanificare il risultato finale. Sempre nell’immaginario comune, la mia professione può sembrare un mestiere poco fisico, ma modellare l’oro in tutte le varie fasi è faticoso e richiede grande concentrazione.

A tal proposito ci dicevi sopra che fondi anche l’oro. Direttamente nel tuo atelier?
Esatto, effettuo direttamente in atelier la fusione, se possibile, di vecchi gioielli in oro e li trasformo in qualcosa di nuovo. Spesso si possiedono o si ereditano gioielli che non vengono più utilizzati ed è un peccato dimenticarli nei portagioie; io ho la possibilità di ridare nuova vita legandoli a un sottile filo con il passato.

Come ti procuri le materie prime?
Mi affido a una ditta specializzata svizzera che produce le leghe in modo ecologico. L’oro “vecchio” tramite un ciclo di riciclaggio viene rinnovato. L’oro in lega è sempre composto dal 75% di oro puro e dal 25% di argento e rame. Mentre le pietre preziose mi vengono fornite da un gemmologo specializzato di mia fiducia.

Da dove nasce questa tua passione per l’oreficeria? Quali sono le sensazioni che ti trasmette fare questo lavoro?
Già dai tempi delle scuole dell’obbligo desideravo apprendere un lavoro creativo e manuale ma non avevo idea di quale potesse essere. La decisione è maturata durante una pratica presso un orafo di Coira, dove ho esperimentato le varie fasi di lavorazione del gioiello, diciamo che è stato illuminante anzi amore a prima vista. Quindi ho scelto di intraprendere questa carriera nonostante gli sbocchi occupazionali incerti, essendo una professione di nicchia, per fortuna al giorno d’oggi, internet e i social media aiutano a dare visibilità anche a piccole realtà artigianali.
Parlando di sensazioni, apprezzo molto il dialogo con il cliente, capirne i gusti, lavorare con passione il gioiello, creare un oggetto dal nulla per esaudire il desiderio di una persona e poi quando lo consegni, percepire la felicità sul suo volto, ecco questo è molto gratificante. Qualcuno mi ha addirittura abbracciato commosso e questo non ha prezzo.

Mi accennavi che il tuo logo, qui in Valposchiavo, ti ha creato subito un simpatico soprannome lavorativo: “Cris Orafa”. Ci racconti? 
In origine il logo “Cris” è nato come abbreviazione del mio nome Cristina; che era un po’ troppo lungo come marchio della ditta. Dopo l’apertura della pagina Facebook “Cris Orafa” spesso mi capita per le vie del borgo di essere salutata simpaticamente come Cris Orafa.
Il logo è stato realizzato da Mauro Lardi, grafico poschiavino che abita a Zurigo, il diamante che c’è al posto del puntino sulla “i” corrisponde alla mia firma sui gioielli e certifica che è una creazione “Cris” con la garanzia di qualità del metallo prezioso usato.

Questo tipo di lavoro negli anni sta diventando sempre più di nicchia, come te lo spieghi?
Quando ero piccola, tutti avevano il braccialetto del Battesimo o della Prima Comunione in oro giallo con incisione a mano del nome. Era una tradizione e il tutto costava molto meno, oggi il costo dell’oro è triplicato. Credo che il nostro settore soffra per i prezzi elevati delle materie prime e per la perdita di tradizioni o status symbol dei gioielli.
Oggi la moda non considera più il gioiello come il regalo “supremo”, è stato sostituito da altri beni di consumo più in voga, come per esempio regalare un viaggio.

Oltre al lavoro in atelier riesci a coltivare altre passioni?
Mi piace fare lunghe passeggiate, nuotare e praticare lo snowboard. Adoro viaggiare, scoprire nuove culture e stare in buona compagnia. Mi ritaglio anche momenti da dedicare alla lettura, alla musica e al buon cibo.

Infine, quali sono i tuoi propositi per il futuro?
Mi auguro naturalmente di avere successo con la mia attività e di contribuire a fare riscoprire e apprezzare il lavoro dell’artigiano. Mi piace vivere alla giornata, impegnarmi e credere in quello che faccio e godere delle piccole cose, cercando di cogliere nuove occasioni di soddisfazioni personali e professionali.

Qui sopra alcune immagini delle creazioni di Cristina Zanolari.

Per chi fosse interessato ad affidarsi alle abilità di Cristina Zanolari, l’indirizzo e-mail da contattare è il seguente: cristina.zanolari@hotmail.com
Per visionare la pagina Facebook clicca qui.


A cura di Ivan Falcinella

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