“L’italiano e il romancio nei media”: Il Bernina rappresentato a Zurigo

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Ignazio Cassis

Martedì 27 novembre, a Zurigo, si è tenuto un importante incontro dal titolo “La Svizzera è anche italiana e romancia – L’italiano e il romancio in una società in trasformazione: sfide e buone pratiche”. Un’opportunità straordinaria, come è stata definita dal Consigliere federale Ignazio Cassis che, nel suo discorso ha elogiato la multiculturalità quale fondamento stesso della Svizzera.

All’evento era presente anche il presidente de Il Bernina Bruno Raselli, che ha potuto assistere, durante la seconda sessione dal titolo “L’italiano e il romancio nei media”, agli interventi di Giuseppe Falbo (esperto per la Svizzera presso il Comitato consultivo della Convenzione quadro del Consiglio d’Europa per la protezione delle minoranze nazionali) e Danilo Nussio; quest’ultimo, in qualità di cofondatore della nostra associazione, ha tenuto un discorso dal titolo «Il Bernina online»: una storia di successo nel panorama dei media italofoni.

L’intervento di Danilo Nussio

Il discorso conclusivo di Cassis

Onorevole presidente del Governo grigionese Jon Domenic Parolini
Gentile ex cancelliera della Confederazione Corina Casanova
Onorevole consigliera nazionale Silva Semadeni
Egregio cancelliere del Canton Ticino Arnoldo Coduri
Gentile direttrice dell’UFC Isabelle Chassot 
Gentile vicedirettrice della DDIP ambasciatrice Nathalie Marti
Gentile delegata federale al plurilinguismo Nicoletta Mariolini
Signore e signori

Anche se magnifichiamo sempre il plurilinguismo svizzero e andiamo fieri della tutela garantita alle nostre minoranze linguistiche, purtroppo la percezione che va per la maggiore è questa: (vedi link alla graphica “Les 3 langues nationales”)Di primo acchito ci fa sorridere. Sappiamo però che questa percezione è anche una pugnalata al cuore degli Svizzeri e delle Svizzere di lingua italiana e retoromancia, oltre a essere – permettetemi di dirlo – un’opportunità mancata per il nostro Paese. La scarsa attenzione verso le quattro lingue nazionali è di fatto una minaccia per la nostra coesione, per i nostri valori e per la nostra identità.L’italiano e il retoromancio sono parte del DNA della Svizzera, esattamente come il Cervino o come il cioccolato. Temo però che gli ultimi due siano di gran lunga più noti!In occasione dello scorso 1° agosto ho voluto visitare tutte e quattro le nostre regioni linguistiche. Abbiamo scelto uno slogan molto semplice: 1-2-3-4. Ovvero un paese (la Svizzera), due colori (il rosso e bianco della bandiera), tre giorni in viaggio, quattro lingue. Sono stato nell’Emmental bernese e nelle alpi vodesi, a L’Etivaz; poi nel mio Cantone, a Chiasso, e infine a Zuoz, dove abbiamo festeggiato i 100 anni della Lia Rumantscha. Una vera e propria avventura multiculturale in casa propria.Eppure parlare di questo tema solo il 1° agosto o solo in occasione di ricorrenze speciali non è sufficiente.Per noi minoranze, eventi come quello odierno sono importanti occasioni di dialogo che ci aiutano a far fronte comune quando si tratta di rivendicare i nostri diritti. Al contempo sono una grande opportunità per sensibilizzare i nostri concittadini e le nostre concittadine di lingua tedesca e francese.Sono qui come ticinese, come consigliere federale e come ministro degli esteriPer me è fondamentale essere qui con voi, oggi. Essenzialmente per due motivi.1) Innanzitutto perché nel mio ruolo di consigliere federale sono responsabile della coesione nazionale. E in quanto consigliere federale di lingua italiana, sento questa responsabilità in modo ancora più forte. Infatti immediatamente dopo la mia elezione ho promesso davanti al Parlamento di impegnarmi a sostegno delle lingue minoritarie e delle regioni più discoste del nostro Paese .So come ci si sente a non potersi esprimere nella propria lingua sul posto di lavoro. Nelle sedute di Consiglio federale devo parlare tedesco o francese se voglio che i miei colleghi capiscano veramente quel che dico (e anche così, non sempre succede…!); e quando parlo con i media della Svizzera tedesca o francese non posso esprimermi con la stessa precisione con cui lo farei nella mia prima lingua.Ma questo discorso va ben oltre il semplice fattore linguistico, perché ogni lingua veicola con se una cultura, una certa concezione del mondo, un diverso punto di vista. Troppo spesso ci si dimentica che, pur non essendo affatto semplice, la convivenza di quattro culture all’interno di un unico Paese è un’opportunità straordinaria.2) Ne sono pienamente convinto anche come ministro degli esteri. Ed è questo il secondo motivo per cui sono felice di essere qui con voi. Anche in questo campo, infatti, vediamo quanto la politica interna e la politica estera siano saldamente connesse.Il plurilinguismo e il multiculturalismo sono senza dubbio i tratti che meglio definiscono la Svizzera, sia in patria che all’estero. È proprio nella loro gestione quotidiana che la Svizzera si è ritagliata quel ruolo di «costruttrice di ponti» tanto apprezzato a livello internazionale. Un incessante lavoro di comprensione reciproca, nel corso dei secoli, ci ha portati a sviluppare competenze elevate nell’arte del dialogo e del compromesso. Possiamo così offrire i nostri buoni uffici in molteplici situazioni di crisi. Il nostro Paese è autorevole in quest’ambito proprio perché è noto come un modello di coesistenza pacifica tra popolazioni diverse.Promuovere la diversità culturale della Svizzera è quindi un compito importante dei nostri rappresentanti all’estero e presso le organizzazioni internazionali. Per questa ragione a partire dal 2020 lanceremo una «emna da la lingua rumantscha» – in aggiunta alla «Semaine de la langue française» e alla «Settimana della lingua italiana» che già hanno luogo una volta all’anno nella nostra rete di rappresentanze.Secoli di convivenza – Vent’anni di ConvenzioneSignore e signoriIl multiculturalismo è un importante anello di congiunzione tra la nostra politica interna e la nostra politica estera. Ne è una dimostrazione concreta la Convenzione-quadro del Consiglio d’Europa per la protezione delle minoranze nazionali, cui la Svizzera ha aderito vent’anni fa (lanciata nel 1995, è stata ratificata dalla Svizzera nel 1998 ed è entrata in vigore nel 1999).Questa convenzione chiave del Consiglio d’Europa è il solo strumento multilaterale giuridicamente vincolante ad avere come unico obiettivo la protezione delle minoranze nazionali. Essendo un trattato internazionale, la competenza sulla Convenzione spetta al mio Dipartimento, nello specifico alla Direzione del diritto internazionale pubblico che ha organizzato questa giornata assieme all’Ufficio federale della cultura.La Svizzera ha partecipato attivamente alla sua elaborazione, tanto è vero che alcune delle disposizioni si ispirano alla nostra tradizione e alla nostra esperienza. La Convenzione è in sintonia con il sistema federalista e democratico svizzero, che offre alle minoranze nazionali l’autonomia necessaria per sviluppare la propria identità e ne garantisce al contempo la rappresentanza negli organi di potere.L’approccio critico, ma costruttivo del Consiglio d’Europa riguardo all’applicazione di questa Convenzione permette di mantenere alta l’attenzione su questioni chiave come la rappresentanza delle lingue minoritarie nell’Amministrazione federale.Nel dipartimento che guido, il DFAE, c’è ancora del lavoro da fare: se la comunità francofona è ben rappresentata, non si può dire altrettanto delle minoranze di lingua italiana e romancia. Stiamo lavorando a una serie di misure per far conoscere meglio il DFAE anche all’interno di queste due comunità e per offrire loro le stesse opportunità degli altri.Nelle sue raccomandazioni, il Consiglio d’Europa ci invita anche a promuovere l’italiano e il romancio al di fuori del Ticino e dei Grigioni, in particolare nelle grandi città. Il messaggio sulla cultura di cui vi ha parlato oggi la direttrice dell’UFC Isabelle Chassot mira a fare di più su questo fronte. Un obiettivo fortemente condiviso dai due Cantoni menzionati, con i quali dopo la mia elezione ho avviato un dialogo politico regolare per affrontare assieme sfide di questo genere.Ed è proprio per questo motivo che stasera non siamo né a Coira né a Bellinzona, bensì a Zurigo.La Svizzera italiana e la Rumantschia sono ovunqueConsentitemi per un attimo di tornare indietro con la mente a 40 anni fa, al tempo in cui ero uno studente di medicina all’Università di Zurigo. È stato allora, confrontandomi con i miei compagni, che mi sono reso veramente conto di appartenere a una minoranza.Un aspetto che ha accomunato a lungo Ticinesi e Grigionesi è stata l’assenza di un’università nei nostri Cantoni. Oggi nel mio Cantone c’è un polo universitario, tuttavia la comunità ticinese a Zurigo resta molto importante, esattamente come quella retoromancia.Circa un sesto delle persone che parlano retoromancio vive nella città di Zurigo: la comunità più numerosa al di fuori dei Grigioni. Nel 2016 è stato aperto un asilo «rumantsch» vicino a Hottingerplatz e da due anni gli allievi di scuola elementare possono seguire corsi di romancio nell’edificio scolastico di Hirschengraben. A Zurigo, infine, è possibile studiare lingua e letteratura italiana e retoromancia a livello universitario, un’opportunità per la quale si è dovuto lottare negli ultimi anni.La società svizzera è sempre più mobile: è normale che le minoranze linguistiche non restino più confinate nelle loro tradizionali aree di insediamento. Anche le migrazioni hanno modificato il panorama linguistico. In Svizzera ospitiamo la terza maggiore comunità italiana del mondo; ogni anno nel nostro Paese si stabiliscono 15.000 italofoni. Nei Grigioni i figli dei lavoratori immigrati, soprattutto nel settore turistico, scelgono di preferenza il romancio a scuola, contribuendo in modo significativo alla sua preservazione.Per far fronte a questa mobilità occorre puntare sull’insegnamento delle lingue minoritarie anche al di fuori dei Cantoni di origine. A vantaggio di tutti. Infatti per mantenere vive una lingua e una cultura è importante che possano essere parlate e vissute anche da persone di altre lingue. Bisogna incoraggiare i giovani che vivono in Svizzera a uscire dai tracciati della «world culture» e a scegliere anche l’italiano come lingua di studio. È confortante sapere che alcuni Cantoni sostengono nuovi programmi di maturità bilingue con l’italiano, che prevedono la possibilità di seguire una parte del liceo interamente in Ticino. Tuttavia oggi questi scambi scolastici si svolgono soprattutto tra la Svizzera tedesca e quella francese, non abbastanza con la Svizzera italiana.C’è quindi ancora moltissimo da fare per far sposare la nostra causa ai concittadini e alle concittadine di lingua francese e tedesca.È compito di noi tutti vivere con entusiasmo questa meravigliosa opportunità che è la nostra diversità culturale e farla così prosperare.Signore e signoriVorrei cogliere l’occasione per ringraziare tutti coloro che si danno tanto da fare nella difesa del multiculturalismo svizzero. I miei collaboratori e collaboratrici della DDIP così come quello dell’UFC che hanno organizzato questa giornata; i Cantoni Ticino e Grigioni; il Forum per l’italiano in Svizzera; l’intergruppo parlamentare «Italianità»; i nostri rappresentanti al Consiglio d’Europa; coloro che operano nell’insegnamento, dalle scuole dell’obbligo fino alle università; la delegata al plurilinguismo; tutti i rappresentanti delle minoranze attivi come politici e nell’Amministrazione federale.Viva la pluralità – perché senza pluralità non ci sarebbe la Svizzera!