Il primo Go’el!

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Isaia 2.1 – 5
Sermone del 1° dicembre 2019

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

1 Parola che Isaia, figlio di Amots, ebbe in visione, riguardo a Giuda e a Gerusalemme.

2 Avverrà, negli ultimi giorni, che il monte della casa del SIGNORE si ergerà sulla vetta dei monti, e sarà elevato al di sopra dei colli; e tutte le nazioni affluiranno a esso.

3 Molti popoli vi accorreranno, e diranno: «Venite, saliamo al monte del SIGNORE, alla casa del Dio di Giacobbe; egli ci insegnerà le sue vie, e noi cammineremo per i suoi sentieri». Da Sion, infatti, uscirà la legge, e da Gerusalemme la parola del SIGNORE.

4 Egli giudicherà tra nazione e nazione e sarà l’arbitro fra molti popoli; ed essi trasformeranno le loro spade in vomeri d’aratro, e le loro lance, in falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra, e non impareranno più la guerra.

5 Casa di Giacobbe, venite, e camminiamo alla luce del SIGNORE!

Cara comunità se siete sopravvissuti al Black Friday, ora dovete farcela fino al Cyber Monday. Questa vendita inizia a mezzanotte e significa enormi sconti on-line. I ricercatori affermano che il Cyber Monday sui luoghi di lavoro sia il giorno meno produttivo dell’anno. Il proposito di non fare spesa on-line mentre si è al lavoro è debole, perché le tentazioni sono allettanti. Le offerte sono flash e cambiano di continuo, così scorrere lo schermo è irresistibile. Sconti pazzeschi solo per poco e continui e gli occhi saltellano a schermo da un annuncio all’altro. Per accaparrarti l’affare migliore nel Cyber Monday, devi essere sul pezzo, vigilare e in tempo, se ti perdi i segnali di un nuovo affarone, mandi in fumo risparmi. Milioni vigilano perché, se dormi non prendi pesci o il super sconto.

La Chiesa entra oggi in un tempo di vigilanza, sebbene la nostra sia diversa dal Black Friday. È L’Avvento, in cui i cristiani vigilano e attendono di riconoscere i segni e i racconti del messaggio che ci indica a un futuro mai immaginato. Per cosa vegliamo e aspettiamo? Stiamo di vedetta per accogliere un “Go’el” e una nascita. Isaia, il profeta ci introduce alla promessa di una nuova esistenza. Non annuncia nuovi trionfi militari o una violenta dimostrazione di forza che libererà Israele dai suoi nemici. No, Isaia proclama una venuta, in un futuro indefinito, una nascita di un nuovo mondo e realtà. Un giorno in cui il Signore regnerà per sempre. In questa realtà, le nazioni riconosceranno la sovranità del Signore e fluiranno al suo monte. La relazione speciale d’Israele con Dio non è in discussione, ma i sentieri per il monte del Signore e il vivere nel regno della giustizia divina sono accessibili ai popoli e per chi desidera che il Signore gli “insegni le sue vie e a camminare per i suoi sentieri” (v. 3) di pace e di giustizia. In questo mondo, il Signore sarà il giudice tra le nazioni e porterà le nazioni a trasformare le loro spade in vomeri d’aratro e le lance in falci. In breve, gli strumenti di guerra diverranno attrezzi di pace e le bombe diventeranno dei portafiori. La pace regnerà perché in questo regno del principe della pace, i popoli non impareranno più la guerra. Oggi entriamo in una attenta vigilanza e ricerca di questi segni. Più attenti e vigili che con il Black Friday o il Cyber Monday!

Isaia proclama che Yahweh agirà come Redentore. È il Go’el di questo mondo che libera dalle miserie e ingiustizie. Il più famoso Solo nell’oratorio di G.F. Handel è “io so che il mio redentore vive”. Il Messia di Handel è in ogni nota tanto natalizio quanto il panettone. Quasi tutte le orchestre del mondo terranno dei concerti natalizi con brani di quest’opera, suonata per la prima volta in Dublino nel 1742. Gli organizzatori annusarono il successo di pubblico, tanto che alle donne fu chiesto di non indossare la gonna circolare e agli uomini di lasciare a casa le spade. Si tenne per Pasqua perché concepito come un pezzo pasquale, ma un terzo dell’opera parla della nascita di Gesù e presto venne associato al Natale. È nata come opera controversa e Handel, temendo che la Chiesa d’Inghilterra bandisse gli spettatori, tenne la prima in Irlanda e non a Londra. Le parole “ma io so che il mio Redentore vive” sono di Giobbe 19.25: io so che il mio redentore, Go’el, vive. Redentore in ebraico è Go’el. Al Go’el, redentore, la legge ebraica dà la responsabilità di aiutare un parente in difficoltà e di restaurarne i diritti e di vendicare ogni ingiustizia subita. Tipo un tutore giuridico di oggi. Il Go’el rimetteva in careggiata lo sventurato perché era responsabile di riportarlo a casa. Come per l’oratorio di Handel, l’ebraico Go’el divenne molto presto sinonimo della promessa di un redentore. Giobbe dichiara in 19.25 – 27: Ma (un “ma” oppositivo è la nostra caparbietà di rifiutare che il male nel mondo non vincerà) io so che il mio Redentore vive e un giorno mi riabiliterà. E perduta la mia pelle, distrutto il mio corpo, io stesso vedrò Dio. Lo vedrò accanto a me e lo riconoscerò. Lo sento con il cuore, ne sono certo! (trad. TILC) Il messaggio di un Redentore divino, che avrebbe liberato il popolo dalla morte alla vita, dalla oppressione e dall’ingiustizia alla pace e armonia, era la speranza del popolo. Yahweh è il nostro Go’el.

In questa stagione di veglia e di attesa, aspettiamo il primo segno di un nuovo Go’el, il Redentore che si rivela a noi. Il Natale è connesso all’incarnazione del Cristo, al primo compleanno di Gesù, nostro unico solo e definitivo Go’el. L’opera di questo Go’el al mondo è svelata in Isaia: sarà una completa trasformazione di questo mondo e dei suoi sistemi. Chiariamoci però riguardo questo primo Go’el, unico e solo redentore del mondo. In Avvento, noi non aspetteremo e veglieremo per agitatore venuto a cambiare il mondo e a farci diventare agenti di questo cambio nel mondo. Guardando le proteste presenti oggi in ogni continente, Hong Kong, Iran, Sud America ecc…, The Economist ha pubblicato un articolo intitolato “tutti vogliamo cambiare il mondo” (16 novembre 2019, pp. 41-42). L’editore della Rivista nr. 1 nel mondo per la politica, economia e sociologia, chiama questo “volere cambiare” come “il nuovo status quo”: il rumoreggiare globale di proteste di persone che vogliono cambiare il mondo. Cambiare tutto per lasciare le cose come sono! È scritto nel “Gattopardo”. Gesù non venne per agitare il mondo, sarebbe una missione troppo magra, ma per “riconciliare il mondo con Dio”. Non ci prepariamo all’arrivo di un “agitatore” ma per il Redentore del mondo. Tutti vogliamo cambiarlo, ma solo uno può riconciliarlo e redimerlo, il solo e unico Go’el mandato da Dio.

Sebbene molti ti indicano la strada per salvarti da solo, il mondo ha bisogno di un Redentore. Non ci possiamo salvare da soli, nemmeno se ci provi con tutte le tue forze. Io ho bisogno di un Redentore. Tu ne hai bisogno. Il mondo ne ha bisogno. Uno psicologo se ha bisogno, va da un collega, non si cura da solo! Le persone che aiutano tutti, spesso non sanno aiutarsi da sole! Le pubblicità dicono: lasciati salvare da noi. Non possono farlo. Qualcuno ha definito un “salvatore in perdita” chi spende più di quello che incassa. Noi diventiamo “salvatori in perdita” se ci salviamo da soli. Abbiamo bisogno di un Go’el che ci riporti a casa, che ci faccia rinsavire. Gesù non ci salva con un trucchetto da “deus ex machina”, calandosi come un supereroe con la soluzione. Gesù ci redime entrando nella nostra storia, diventando uno di noi e soffrendo con noi e per noi. Gesù nasce in questo mondo con dolore, sudore e lacrime, in un letto di paglia in cui acari, prurito e insetti gli diedero il benvenuto. Il primo Go’el inizia la vita nel dolore e la finirà nel dolore. Entra in un mondo di schiavitù, traffico di umani e sessuale, di pedofilia, di Hitler, Stalin e via discorrendo, in un mondo di falsità, truffe, ruberie, bullismo, calunnie e inganni. Il primo Go’el entra nel nostro mondo di fallimenti e di morte, non sconfiggendo il male con il suo stesso metodo, ma partendo dal basso, dalla fatica di vincere il male con l’amore. E per fare questo il nostro Go’el ci riporta alla forza primaria, al nostro Dio.

In quest’Avvento che inizia, siamo più vigili che nel Black Friday o il Cyber Monday! Quando vogliamo sappiamo essere vigili! Giovanni 3.16 ci insegna che la redenzione del mondo è legata a quella di ogni persona. Il primo Go’el venne per liberarci dal fallimento e dalla morte. Il primo Go’el venne per liberarmi dallo smarrimento e dalla morte affinché io e tu potessimo cantare insieme: io so che il mio Redentore vive e un giorno mi riabiliterà. E perduta la mia pelle, distrutto il mio corpo, io stesso vedrò Dio. Lo vedrò accanto a me e lo riconoscerò. Lo sento con il cuore, ne sono certo! Per redimere me e te, però, il nostro Redentore salva il mondo, la vita e tutta la storia, perché la nostra salvezza è plurale. Perché Iddio ha tanto amato il mondo … ci ha riconciliato … ha mandato il suo primo Go’el. Un tutore che ci rialza, ci ristabilisce. Cristo redime il mondo in me e in te e tutta la creazione gioisce. Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa