Per il futuro della valle la vera posta in gioco è il ritorno dei giovani

0
922

Dalla metà dell’Ottocento in poi, Poschiavo si presenta come una valle dinamica e innovativa e ciò si conferma anche negli ultimi decenni, con la messa in atto di innumerevoli progetti e processi di modernizzazione. I motori dello sviluppo sostenibile sono dati principalmente dalla capacità economica, dalla responsabilità ecologica e dalla solidarietà sociale. La qualità di vita, invece, è data prevalentemente dalla salvaguardia del territorio, dai servizi e dalle infrastrutture, dai posti di lavoro, dai collegamenti, dalla formazione e da un costante processo di rinnovamento.

Poschiavo, malgrado (o per fortuna) sia una valle nelle alpi, è conosciuta a livello nazionale e internazionale, grazie alla sua particolarità geografiche, paesaggistiche, architettoniche e alla linea ferroviaria del Bernina, patrimonio dell’Unesco. Gli sforzi del settore agricolo per una produzione biologica e la trasformazione alimentare in prodotti di qualità targati Valposchiavo a chilometro zero, puntano nella giusta direzione. Il turismo riprende quota grazie al buon lavoro svolto in rete fra più attori sul territorio e agli investimenti nel settore alberghiero. Le ditte e i privati fanno come sempre la loro parte, anche perché devono gareggiare a livello economico e innovativo. L’azienda Repower in questi giorni ha certificato la sua produzione idroelettrica 100% Valposchiavo e forse si prefigura la visione pronosticata da Jeremy Rifkin* nel 2005 nel corso della conferenza tenuta a Poschiavo. In quell’occasione affermava che la valle di Poschiavo aveva il suo futuro nel mondo se puntava a una produzione di energie rinnovabili al 100% e un’agricoltura biologica al 100%.

In contemporanea si sono sviluppate le infrastrutture pubbliche: un esempio è l’entrata in funzione del Centro sanitario Valposchiavo, dove sono confluite le tre strutture di cura Casa Anziani, Ospedale, Spitex e prossimamente sarà realizzato un centro medico adiacente all’ospedale. In ambito sociale, le strutture per le persone disabili sono attive e ben funzionanti, così come il servizio sociale. A favore delle famiglie e dei giovani si è creato un sostegno con le madri diurne, si è attivato l’asilo nido e il centro giovanile. La formazione di base ha introdotto da tempo le nuove tecnologie e la digitalizzazione sta fondendosi con le nozioni scolastiche. La nostra scuola sa competere a livello nazionale, come ha dimostrato il premio conseguito a livello svizzero alcuni giorni fa.

Concludendo, si deve menzionare l’importante contributo attivo fornito da vari gruppi e associazioni che promuovono attività culturali, sociali e sportive gestiti su base volontaria. I risultati potrebbero essere ulteriormente potenziati da una coordinazione basata su di un concetto di sviluppo, calibrato sulle reali possibilità di crescita regionali. Tutti gli indicatori elencati sopra sono fondamentali per la qualità di vita, ma sarà determinate nei prossimi anni far ritornare i giovani con competenze professionali ed esperienza acquisita fuori valle. Infatti, in alcuni settori pubblici, semi-pubblici e privati, verranno a mancare – per citarne alcuni – medici, infermieri, docenti, ingegneri, architetti, avvocati, programmatori informatici, operatori sociali, artigiani e via dicendo. La svolta energetica come pure la digitalizzazione possono favorire la nostra regione. Ipotizzando che le premesse di qualità esistono sul territorio, serve garantire il ricambio generazionale. Occorrono giovani capaci di mantenere e sviluppare nuove competenze e professioni in direzione della bio-economia, della bio-energia e delle nuove tecnologie da applicare anche al settore pubblico in grado di raccogliere e analizzare dati sulle infrastrutture tramite la gestione integrata dei servizi. Questo per permettere di prendere decisioni politiche più efficaci, fondate su sistemi predittivi con una pianificazione di medio e lungo termine. Rimane comunque aperto l’interrogativo di base: quali strategie a livello politico, pubblico e privato si possono intraprendere per promuovere il ricambio generazionale nei prossimi anni in queste settori professionali indispensabili.

*Jeremy Rifkin è un economista, sociologo, attivista e saggista statunitense


Renato Isepponi