Alla mafia piace il Moesano. Il Cantone ne è cosciente

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Rodolfo Fasani

Durante le ultime settimane è tornato di attualità il tema della mafia in Svizzera, definendo terra di conquista principalmente le valli di Mesolcina e Calanca. A dire il vero non è emerso niente di nuovo, senonché a sollevare l’argomento è l’ex procuratore pubblico Paolo Bernasconi, che per anni è stato attivo nella lotta alle mafie e ai loro traffici illeciti.

Nel comunicato, affrontato dal quotidiano Südostschweiz con più approfondimenti, si rileva che nel 2014 il Canton Ticino ha inasprito i controlli per le iscrizioni al registro di commercio e il rilascio di permessi B agli stranieri, spostando i malavitosi nel Moesano che fa capo ad un sistema di controlli meno rigido. Pure la Fedpol (Ufficio federale di polizia) afferma che la mafia è una realtà nel territorio grigionese, spesso sottovalutata dalle autorità competenti.

Sulla base della constatazione che il Moesano conta di 8000 abitanti e le aziende registrate sono ben 1600 e tenuto conto della presa di posizione del Governo grigione sono dell’opinione che le autorità cantonali hanno preso sul serio gli scambi con i comuni del Moesano, hanno intensificato i controlli sui permessi per stranieri, nonché la lotta alla criminalità e le misure di prevenzione con la Polizia e la Procura pubblica. Si attesta che il Cantone non tollera abusi e fa tutto il possibile per evitarli la costituzione di Società “bucalettere”, sottoponendole ad una rigida attività di vigilanza da parte del Registro di commercio. Dall’estate 2017 la Polizia cantonale svolge inchieste preliminari nel Moesano sulle società sospette e ne avvia i procedimenti penali corrispondenti.

Il Cantone dei Grigioni chiederà ora la collaborazione dell’Ufficio federale di Polizia per inserire anche le valli del Grigioni italiano nel piano d’intervento “antimafia” della Confederazione.


Rodolfo Fasani