AlpFoodWay: Poschiavo chiama Milano

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Un colpo d’occhio sorprendete, che allarga il cuore e fa respirare aria di casa, aria di montagna: arrivo di buon mattino in piazza Città di Lombardia, a Milano, sede della Regione Lombardia per godermi tutto ciò che di solito precede i convegni: qualche chiacchiera con amici e colleghi e un buon caffè sorbito in tranquillità e compagnia. E’ un’umida giornata di fine ottobre, in piazza c’è già aria alpina con la “giostra delle Alpi” in fase di allestimento, in attesa dell’inaugurazione a fine mattinata: un abbraccio tra città e montagna, propiziato dallo spazio di piazza Lombardia e dall’allestimento in legno, anch’esso caldo e avvolgente. All’interno, l’Auditorium Testori accoglie il “Final Community Forum” di AlpFoodWay, l’evento promosso da Regione Lombardia e Polo Poschiavo, moderato da Cassiano Luminati, direttore del Polo Poschiavo, entusiasta promotore e motivatore di una compagine assai articolata di Paesi e popoli alpini. Svizzera, Italia, Francia, Austria, Germania e Slovenia si incontrano nel cuore di Milano per presentare il frutto di un lungo e strutturato lavoro di ricerca che ha condotto allo sviluppo di una visione condivisa: cultura, agricoltura e cibo di montagna sono un patrimonio comune oltre a rappresentare una strategia per lo sviluppo sostenibile dei territori, un patrimonio intangibile, pronto per la candidatura Unesco alla lista dei patrimoni culturali intangibili dell’umanità (www.alpfoodway.eu).

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La Carta del Patrimonio Alimentare delle Alpi per l’identità culturale delle genti alpine

La montagna è luogo intrinsecamente e naturalmente complesso, in cui è la natura a dettare ritmi e scadenze; per quanto antropizzata sia, la montagna è e resta un territorio impegnativo e come tale forgia culture e genti. Mai come oggi, dunque, il patrimonio alpino, se conosciuto e compreso, offre strategie e tattiche utili ai grandi agglomerati urbani, in cui si respira una complessità diversa, fatta, in questo caso, di infrastrutture e ritmi serrati. E’ emozionante essere qui, nel cuore della Regione Lombardia e vivere quell’operosità ordinata, mai sincopata che respiro in Valposchiavo o in Valtellina. Ritmi diversi, ma risultati altrettanto preziosi e unici. Due territori così distanti eppure sinergici, pianure e montagne, unite dalle valli e da un comune sentire che va dissolvendosi nelle aree metropolitane e mai come oggi ha bisogno di ricordare ai distratti cittadini le proprie radici per capire l’identità che si va costruendo. Educare alla memoria è educare alla vita, per non perdere dimensioni preziose, indispensabili per capire il presente e immaginare il futuro. Le tecniche di produzione, la trasformazione del cibo, i saperi tradizionali per la coltivazione, l’allevamento, la cucina, il paesaggio sono i tratti salienti del Patrimonio Alpino. In tre anni, il progetto AlpFoodWay, capofila il Polo Poschiavo, finanziato dal Programma Interreg Alpine Space 2014-2020, ha sviluppato linee guida e approcci partecipativi per le comunità alpine, ha costruito un approccio di salvaguardia partecipata che valorizza il Patrimonio Alimentare Alpino, candidandolo nella lista rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale Unesco, ha realizzato l’Inventario del Patrimonio Immateriale delle Regioni Alpine (www.intangiblesearch.eu), una vera e propria mappatura del “Dna” della cultura delle nostre Alpi, un archivio aperto e in evoluzione, promosso e realizzato dall’Archivio di Etnografia e Storia Sociale della Regione Lombardia.

La mattinata trascorre veloce, sempre più interessante, sempre più coinvolgente. Si alternano le testimonianze, si dà lettura della Carta del Patrimonio Alimentare Alpino, si discutono i risultati raggiunti, tratteggiando le azioni future. Qui si tocca con mano uno dei leit motiv della vita di montagna, fatta innanzitutto di comunità, prima che di individui, qui si comprende la profondità del lavoro sviluppato. Il poster di AlpFoodWay è la sintesi grafica del viaggio d’introspezione nella cultura alpina; è l’albero della comunità alpina, in cui memoria, trasmissione delle esperienze, valore della rete di contatti sono declinati in funzione di tecniche agricole e di allevamento, cibo e cucina tradizionale. Mi colpiscono le radici, che coniugano valori contemporanei e valori tradizionali, in una sintesi sfidante che dimostra come “vecchio” e “nuovo” siano intrinsecamente uniti. L’economia collaborativa è la condivisione di beni e servizi di un tempo (mi vengono in mente i forni comunitari o le ghiacciaie o i crotti), così come la comunità del welfare altro non è che il mutuo aiuto che ha permesso alle genti di montagna di affrontare le asperità di un ambiente puntuto. La sostenibilità contemporanea si traduce in attenzione all’ambiente, l’educazione in capacità di trasmettere i valori e la cultura della propria comunità da una generazione all’altra, l’economia circolare di cui tanto si parla oggi è l’evoluzione della parsimonia e della frugalità di un tempo. Prossimità e filiere corte, spiritualità, resilienza e adattabilità completano le radici valoriali di un albero davvero originale, che esprime la montagna in tutte le sue specificità.

E’ tempo di sperimentare la ricchezza delle Alpi e delle sue genti; lascio l’auditorium e raggiungo la piazza dove tutto è pronto per la visita esperienziale alle comunità alpine; per qualche ora la Milano di questa zona si abbandona ai ritmi alpini, scopre la raccolta e l’uso delle erbe spontanee della Valposchiavo, i muri a secco della Valtellina, la lavorazione dei prodotti della carne della Valcamonica e molto, molto altro ancora. Osservo con curiosità e non posso che condividere la riflessione finale della Carta: “Noi, che abbiamo a cuore il futuro delle Alpi, crediamo sia urgente salvaguardare il Patrimonio Alimentare delle Alpi per preservare l’identità, lo stile di vita, il paesaggio, la biodiversità, e lo sviluppo sostenibile delle Alpi. Condividendo questa responsabilità, il Patrimonio Alimentare delle Alpi può essere salvaguardato con maggiore efficacia

Sì, non c’è dubbio, ciascuno di noi può contribuire fattivamente; qual è il primo passo, oltre alla nostra, appassionata testimonianza quotidiana? La firma della petizione, per raggiungere le fatidiche cinquemila firme! (www.alpfoodway.eu).


Chiara Maria Battistoni