Progetti Interreg mai decollati: i casi “B-Ice-Heritage” e “Api di montagna”

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Tra fine 2018 e inizio 2019 sono stati approvati e finanziati cinque progetti, che investono la Valposchiavo, la Valtellina e altre vallate alpine. Progetti che rientrano nel programma Interreg, voluto dalla Confederazione e dalle nazioni dell’Unione Europea per lo sviluppo della cooperazione regionale alpina.
Uno di questi progetti è “Api di montagna” (Beemont, il nome originale) approvato giusto un anno fa: capofila italiano la sondriese Fondazione Fojanini, il Polo Poschiavo quello elvetico. “La filiera apistica: strumento strategico per la valorizzazione e la competitività dell’impresa agricola montana”, questo il titolo completo del progetto.

Tra le azioni previste, si voleva “testare nuovi prodotti naturali per la difesa dalle patologie delle api e utilizzare l’ape ed i suoi prodotti quali strumenti di monitoraggio ambientale”. E poi ovviamente ci si proponeva di commercializzare i prodotti, evidenziandone la qualità, e così via. Aggiunge oggi Cassiano Luminati, direttore del Polo: «Noi, per esempio, avremmo voluto prendere i risultati della ricerca svolta dai partner italiani adattandoli ai percorsi formativi per addetti della filiera sul nostro territorio. Volevamo far crescere la professionalità a questo settore, fatto spesso da molti appassionati e pochi professionisti. Eravamo anche in partenariato con l’Università della Svizzera italiana, coinvolta in particolare sul fronte delle start-up e dell’innovazione, sempre con l’idea di creare delle possibilità di lavoro nell’apicoltura».
Ma…il progetto non è mai partito e dunque si è rinunciato ai finanziamenti. Abbiamo chiesto spiegazione in Fondazione Fojanini (da questa infatti è partita l’iniziativa di rinunciare). Ecco i motivi. La Fondazione ad inizi del 2019 ha attraversato un difficile momento di riorganizzazione interna in un periodo di difficoltà finanziarie. Per tutto questo si è deciso di puntare le risorse umane ed economiche interne su altri progetti (per esempio “Interracced”, sempre con il Polo Poschiavo e di cui parleremo in altra occasione). E poi si è ritenuto che la ricaduta del progetto sulla Provincia di Sondrio sarebbe stata marginale.
«Peccato, il progetto era innovativo. C’era molta ricerca ed era correlato ad altre nostre iniziative in corso, come AlpFoodway», la conclusione di Luminati.

Com’è ampiamente noto, per i progetti Interreg salta all’occhio il forte sbilanciamento tra le risorse previste da parte italo-europea e da parte elvetica. Per il progetto “Bernina…” (che vedremo più avanti in dettaglio) la cifra complessiva ammonta a 2 milioni e 468 mila (abbiamo tradotto tutto in franchi), di cui il 12% è previsto per la parte elvetica. Invece per “Api di montagna” si è parlato di quasi un milione di franchi, di cui il 40% sarebbe stato di pertinenza elvetica.Dunque molto alto il contributo elvetico, segno questo di un forte interesse della Confederazione e del Cantone.

E veniamo ora al progetto che ufficialmente si chiama “B-Ice-Heritage” (da noi tradotto con “Patrimonio naturalistico del Bernina“), approvato giusto un anno fa. I capifila: Unione dei Comuni della Valmalenco e l’Associazione Giardino dei Ghiacciai di Cavaglia. Aggiungiamo che da parte elvetica i partner sono (salvo possibili defezioni, come vedremo più avanti): la Fondaziun Cheva Plattas, Fondazione Centro Giacometti, E-Comunicare e Valposchiavo Turismo.

Ecco una sintesi della scheda progettuale prodotta: “Sviluppo di iniziative per la conoscenza, conservazione, gestione e valorizzazione sostenibile del patrimonio naturale e culturale (materiale e immateriale).
Elaborazione e armonizzazione di strategie e strumenti, buone pratiche e progetti pilota per ridurre gli impatti connessi al cambiamento climatico sulle risorse naturali e culturali e conseguentemente adattare le politiche di sviluppo territoriale”.
E ancora. “Realizzazione o rinnovo di strutture per la conoscenza del patrimonio culturale (strada storica transfrontaliera del Muretto e Val Poschiavina, Giardino dei ghiacciai, Museo dell’arrampicata, Museo della Bagnada, Museo di Erminio Dioli, Museo del Serpentino)”. Infine la valorizzazione delle piante officinali, tradizionalmente usate, in collaborazione con l’Università di Milano – Dipartimento scienze famaceutiche e con la creazione un giardino botanico in quota. Non manca da ultimo un accenno alla tradizione agro-alimentare e culturale locale che “diventa possibilità di sviluppo grazie a nuove proposte gastronomiche”.

A distanza di un anno non sono state rese note, nel rispetto del quadro progettuale, le azioni effettivamente programmate per il triennio. A quel che ci risulta non si è dato corso né a conferenze stampa, né a serate informative per le popolazioni coinvolte. Avendo di recente registrato notevoli divergenze sia con partner importanti, che con esperti incaricati e recentemente dimissionari, abbiamo chiesto spiegazioni alla presidente dell’Unione dei Comuni della Valmalenco, Renata Petrella, e al signor Romeo Lardi, per il “Giardino dei ghiacciai”. Entrambi hanno rifiutato di essere intervistati.


Piergiorgio Evangelisti