L’anno che verrà – Fiscalità e frontalieri

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Per propiziare il 2020, in queste settimane proponiamo ai nostri lettori una serie di editoriali speciali che tratteranno alcune tematiche di recente attualità.

Augurare buon anno e parlare di fisco sa un po’ di sadismo, ma è risaputo che le imposte sono una delle poche cose certe della vita…

Come più o meno in tutta la Svizzera, il Canton Grigioni ha fatto il proprio compito e la riforma fiscale per le imprese è praticamente pronta per essere applicata! In materia fiscale, il Canton Grigioni, anche se non si situa tra quelli più favorevoli, mantiene comunque delle specifiche attrattive interessanti. Se a queste si sommano un’amministrazione pubblica dove i funzionari ancora interpretano fattivamente il loro ruolo a favore della popolazione, le premesse per guardare avanti con un certo ottimismo sono date. Il resto lo farà la comunità con tutta la sua creatività e voglia di fare!

Negli ultimi anni, la fiscalità internazionale ha subito dei mutamenti incisivi e la Svizzera, in seguito alle forti pressioni dall’estero, ha ceduto su determinati aspetti di natura fiscale che assieme ad altri fattori la rendevano attrattiva. Ritengo però che in questo momento storico particolare, il nostro Paese non abbia valutato attentamente di riconsiderare i “favori” a suo tempo concessi ad altri Stati. In tale ambito si colloca sicuramente la convenzione di doppia imposizione con l’Italia che, con particolare riferimento al trattamento fiscale dei frontalieri, tocca in special modo i Cantoni svizzeri limitrofi. È risaputo che i frontalieri godono di una fiscalità ottimale; inoltre la Svizzera retrocede all’Italia una parte consistente di questo gettito fiscale. L’accordo con l’Italia, nato negli anni settanta, in un contesto economico diverso, sarebbe totalmente da rivedere. Qualcosa da parte della Svizzera si è tentato di fare, ma poi gli interlocutori, da quasi 5 anni, fanno melina e, concretamente, non hanno intenzione di mollare i privilegi acquisiti!

E allora che fare?

In questo ambito, oramai esaurite le cartucce diplomatiche, ci vuole coraggio, per cui ritengo che per eventualmente ritornare a rinegoziare a bocce ferme, l’unica soluzione sia la disdetta del trattato di doppia imposizione che disciplina anche l’accordo sul trattamento fiscale dei frontalieri. A parte un po’ di soldi in più che resterebbero nelle casse di Confederazione, Cantoni e Comuni, si ripristinerebbe una normale concorrenzialità fiscale. Per la nostra Valle, questo potrebbe significare che delle persone frontaliere che già lavorano o che verranno a lavorare in Valposchiavo, decidano, complici anche gli aspetti fiscali, di stabilire in Valle la propria dimora, contribuendo così a dare un impulso allo sviluppo sociale ed economico della comunità residente.


Donato Cortesi

1 COMMENTO

  1. Bravo Donato bell’ articolo con temi sempre attuali! Mi riferisco in particolare a quello sui frontalieri. Questi sono sí una risorsa importante e praticamente indispensabile per l’economia, ma in effetti il gettito fiscale per la mano pubblica cosi come l’indotto generato sul territorio da questi lavoratori è assai esiguo.

    Ben venga quindi un aumento dell’imposizione fiscale cosi da incentivare lo spostamento di domicilio qui da noi.

    Sono sempre stato dell’idea che nelle aziende o servizi controllati in buona parte o totalmente dallo stato, bisognerebbe introdurre l’obbligatorietà del domicilio nel comune dove si esercita la professione. Parlo qui in particolare del comune, del centro sanitario e delle scuole. Ma pure della FR e perchè no anche di Repower.

    I frontalieri sono in aumento anche qui da noi purtroppo e non solo nel secondario ma sempre più anche nel terziario. (La causa principale è la mancanza di manodopera indigena) Cerchiamo quindi almeno di imporre certe regole dove potremmo farlo.