L’anno che verrà – La politica linguistica a una svolta?

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Per propiziare il 2020, in queste settimane proponiamo ai nostri lettori una serie di editoriali speciali che tratteranno alcune tematiche di recente attualità.


«Tanto più aumentano la classe di stipendio e il grado di responsabilità, tanto più diminuisce la rappresentanza delle minoranze.» Questa è la laconica costatazione del Consiglio federale nel suo rapporto sulla presenza delle minoranze linguistiche nell’amministrazione federale, pubblicato appena una settimana fa. Secondo l’ordinanza sulle lingue la percentuale ideale di funzionari di una comunità linguistica è raggiunta se corrisponde alla percentuale di parlanti di questa lingua nella popolazione residente in Svizzera. Mentre la minoranza francofona avanza (di poco), gli italofoni e i romanciofoni faticano ancora a fare carriera nella Berna federale. Tra i quadri superiori di ben cinque dipartimenti federali queste due minoranze non sono rappresentate del tutto, compreso lo stesso dipartimento incaricato della politica linguistica. Siamo di fronte ad una situazione abbastanza sconfortante se pensiamo che il quadro legislativo per le minoranze linguistiche è stato migliorato negli ultimi anni, non da ultimo con il rafforzamento della funzione della delegata per il plurilinguismo. Sembra proprio che il convincimento che tutte le componenti linguistiche debbano essere rappresentate stenti a fare breccia nella testa di molti responsabili.

Lo scopo di ogni attività di promozione in favore delle minoranze non può che essere quello di assicurare a quest’ultime la piena partecipazione alla vita pubblica, a livello politico-amministrativo, sociale, economico e culturale. Integrare – non assimilare – le minoranze in un cantone trilingue in tutti gli aspetti della vita pubblica deve essere una questione di stretta competenza del Governo. Non a caso una valutazione della Confederazione sulla politica linguistica cantonale ha definito la promozione delle lingue minoritarie una «absolute Chefsache». L’esempio dell’amministrazione federale dà solo un’idea del lavoro che c’è ancora da fare a livello cantonale. In queste settimane il Governo retico ha informato (in un documento disponibile solo in tedesco) che tra le sue priorità per i prossimi anni vi è la creazione di un ufficio di coordinamento per promuovere il plurilinguismo nell’amministrazione. Una buona notizia per l’italiano e per il romancio. Se applicassimo gli stessi criteri della Confederazione all’amministrazione del Cantone dei Grigioni, si potrebbe dire che a Coira mancano più di 100 funzionari italofoni. Un impatto che in termini di posti di lavoro, spero di non sbagliarmi, è paragonabile a quello della Ferrovia Retica in Valposchiavo.

L’assenza di un così grande numero di italofoni nell’amministrazione non può essere compensata da niente e da nessuno, nemmeno dal lavoro di lobby della Pro Grigioni Italiano, che la stessa Confederazione ha giudicato in modo molto positivo nella sua recente valutazione. La priorità della politica linguistica cantonale dei prossimi anni dovrebbe essere chiara a tutti: procedure di selezione non discriminanti per aumentare il numero di funzionari italofoni, con lo scopo di avere un’amministrazione cantonale che conosce meglio la nostra realtà, che comunica in italiano, che è in grado di leggere le offerte inoltrate dalle nostre ditte (cosa che a sua volta si traduce in altri posti di lavoro) e che ci capisce senza difficoltà quando, per esempio, telefoniamo al 144. Non vi è dubbio: c’è molto da fare! È perciò nel pieno interesse delle minoranze che questo ufficio di coordinamento sia dotato delle competenze e delle risorse di cui necessita.

Come previsto dalla nuova legge sulla cultura, a breve il Governo presenterà al Gran Consiglio la strategia per la promozione della cultura per i prossimi quattro anni. Perché la promozione linguistica dovrebbe essere da meno? A rigor di logica, il Governo dovrebbe presentare la strategia di questo nuovo ufficio di coordinamento laddove di solito si discutono le questioni di rilevanza costituzionale: in Gran Consiglio. Questa sarebbe una vera svolta nella politica linguistica del nostro Cantone.


Giuseppe Falbo