Vuoi essere felice?

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Matteo 3.13 – 17
Sermone del 12 gennaio 2020 Battesimo Signore

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

:13 Allora Gesù dalla Galilea si recò al Giordano da Giovanni per essere da lui battezzato. 14 Ma questi vi si opponeva dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?» 15 Ma Gesù gli rispose: «Sia così ora, poiché conviene che noi adempiamo in questo modo ogni giustizia». Allora Giovanni lo lasciò fare. 16 Gesù, appena fu battezzato, salì fuori dall’acqua; ed ecco i cieli si aprirono ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. 17 Ed ecco una voce dai cieli che disse: «Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto».

Cara comunità, in un film, un sessantenne, una settimana prima di Natale, entra in un negozio di giocattoli e si guarda intorno nei vari scaffali. Era attratto da uno scaffale con un trenino elettrico, gli piaceva il fischio della locomotiva mentre girava sui binari. Infine, disse all’impiegato che lo serviva: ne prendo uno, che, soddisfatto gli rispose: suo nipote ne sarà molto contento. “Allora ne prendo due”, rispose. Prendere un giocattolo come misura per la felicità di un bambino o di un adulto è un azzardo. La felicità è altra cosa.

Ogni agente pubblicitario, a modo suo, ci seduce con l’idea che i soldi possono comprare la felicità. Abbiamo imparato il messaggio: vuoi essere felice? Compra quella auto, indossa questi jeans, consuma e sarai felice, possiedi e starai bene. Il mondo pubblicitario ci ha diviso in categorie, così ci può “evangelizzare” meglio con il “messaggio” che il denaro compra la felicità. C’è chi, come Ron Rentel e Joe Zellnik nel loro libro “Karma queens, Geek Gods e Innerpreneurs”, studiano i comportamenti dei consumatori e di chi influenza le mode per indirizzare le masse. Che cosa hanno in comune questi Influencer? Parlano di soldi e di come comprare la felicità. Se i soldi però sono l’unico discorso che ascolti, stai sentendo gli echi delle campane a morte di una società. Se i soldi sono l’unico discorso di cui si parla, la gentilezza e la compassione vanno a farsi friggere; la voce dei deboli e dei poveri è soffocata; l’armonia della diversità è azzittita dal monologo dell’avidità; solo i grandi squali nuoteranno e i piccolini saranno inghiottiti; la corruzione rimpiazza la benedizione e trenta denari possono distruggere un animo umano. Ripeto: se senti solo il discorso sul denaro, stai ascoltando l’eco delle campane a morte di una società.

Ed è di questa falsa felicità che ci parlano i venditori di fumo. Il più rende sempre più felici ed è sempre il meglio o si può avere con meno? La cosa più costosa è sempre la migliore da avere? Ecco, chi studia queste cose, i futuristi, che inseguono le mode del lusso, hanno visto che le persone che si possono permettere tutto il lusso possibile, nel tempo, non ricevono più quel botto di adrenalina con i loro soldi. Perché? Il lusso diventa normalità. Allora i guru del lusso offrono novità a getto continuo solo per pochi, per dare “picchi” di emozioni ai danarosi, ma questo dura poco. Qualsiasi esperienza esclusiva, poco dopo smette di dare emozioni. Le riviste specializzate non offrono più cose ma esperienze “irripetibili” e “uniche”. Tipo, essere sparati nello spazio per essere tra i pochi a dire: ho visto l’alba 15 volte in un giorno. Tuttavia, non esiste esperienza comprata che possa paragonarsi alla realtà di ciò che dà vera felicità. Nessun denaro, nessuna esperienza irripetibile e unica, che si può comprare, non PUO’, ripeto, NON PUO’ portare felicità vera.

Un libro, “inciampi sulla felicità”, spiega le insidie sul nostro percorso verso la vera felicità. Lo psicologo di Daniel Gilbert afferma: è come se noi fossimo dotati di un termostato edonico (Che ha rapporto con il piacere) che costantemente ci azzera riportandoci ai nostri valori base emozionali di fondo. Noi pensiamo sempre che la prossima grande cosa ci porterà la gioia cercata, ma non accadrà mai. È la piaga del non essere mai felici con quello che abbiamo. Lui lo spiega così: quando abbiamo un’esperienza … iniziamo rapidamente a adattarci, e l’esperienza produce sempre meno piacere. Gli psicologi la chiamano assuefazione, gli economisti: utilità marginale declinante e i comuni mortali lo chiamano “matrimonio”. Pensateci: quando è stata la prima volta che ti sei sentito felice? Da poppante, quando tua madre allattava e tuo padre ti teneva in braccio. Nelle loro braccia sentivi amore e sicurezza e nutrimento. Crescendo però, i bambini sperimentano un nuovo tipo di felicità: la gioia di compiacere i genitori. Quante volte hai visto una mano sporca e appiccicosa porgere a mamma o papà un fiore o un biscotto mangiucchiato, un insetto spiaccicato? E quando i genitori sorridevano compiaciuti, il bambino s’illuminava. Questa è vera felicità. È vero, crescendo, abbiamo fallito molte volte verso i nostri genitori e loro nei nostri, ma noi continuiamo a voler compiacere chi ci ama e chi amiamo, per sentire amore e rispetto nella nostra intera vita. Questa è l’esperienza di felicità primaria e primordiale che tutti desideriamo.

Il Vangelo di oggi apre l’attività di Gesù con il suo battesimo per mano di Giovanni. Il Battesimo di Gesù ha creato problemi già nella Chiesa primitiva. La difficoltà vera però è che “Giovanni voleva impedirglielo”, mettendosi di traverso nella missione di Gesù. Il battesimo, immersione in acqua, significava “la morte a quello che si era prima”. Era quindi un segno di morte al passato. Se per il popolo era “morire a un passato ingiusto di peccato”, per Gesù no, per lui era “accettare il futuro che il Padre ha preparato”. Il Battista predicava un messia vincitore, giudice, castigatore, non tollerava un messia diretto alla morte. Gesù risponde scocciato: sia così ora, perché conviene che noi adempiamo in questo modo ogni giustizia. Giustizia significa “fedeltà all’alleanza”, dunque alla volontà di Dio. Sin dall’inizio, Gesù si confronta con opposizione e tentazioni, tutti vogliono impedirgli di andare incontro alla morte, perché per loro, la sua fine è assurda. Le acque, simbolo di morte, però non possono tenerlo: uscì immediatamente! La morte non può bloccare chi è pieno di vita e i cieli, leggi Dio, che si ritenevano chiusi perché Dio si pensava offeso, arrabbiato con il suo popolo, con il battesimo di Gesù, in cui accetta di manifestarne l’amore e la misericordia per l’umanità, si aprono: la comunicazione tra Dio e gli umani, per Gesù, sarà continua. “E Gesù vide… lo Spirito di Dio”. In genere, l’azione dello Spirito è santificare, separare le persone dal peccato, Su Gesù no, su lui scende lo Spirito: la totalità della forza e dell’energia di Dio. In Gesù c’è tutto di Dio, la pienezza del Suo amore. E la colomba? Ricorda la colomba del diluvio che aleggiava sulle acque, è il simbolo dello Spirito. Gesù è il nido dello Spirito divino, in cui questo Spirito scende e rimane! “Ed ecco una voce dal cielo”, il cielo indica Dio “che diceva” “questo è il figlio mio”. Dio in Gesù vede il figlio, non solo che ha generato, ma anche che gli assomiglia nel modo di fare: chi vede Gesù vede Dio, vedendo e comprendendo chi è Gesù, si capisce chi è Dio. “L’amato” ha deciso di manifestare la tenerezza e l’amore del Padre per l’umanità e su lui c’è l’approvazione e la benedizione del Signore. Questo rivela la prima attività di Gesù con il battesimo.

Il battesimo di Gesù parla di felicità. Non quella precaria che dà il lusso. “Adempiere ogni giustizia” per Gesù è “rimanere fedele al Padre”. Non ricerca il perdono dei peccati e non deve pentirsi o ristabilire la giusta relazione con Dio ma Gesù dimostra l’unicità di intenti tra Padre e Figlio, obbedendo accetta la missione divina, per compiacere il Padre. È “diletto” non perché Gesù abbia superato alla grande l’apprendistato da carpentiere, ma perché manifesta l’identità di Figlio: che compiace il Padre e in cui Lui si compiace. Vuoi essere felice? Compiaci Dio come figlio/a, è la felicità per cui tu ed io siamo stati creati. È una felicità senza prezzo, che non puoi comprare. Vuoi essere felice? Fai la cosa giusta, sii fedele al patto con Dio per una felicità indistruttibile. Compiaci il Signore manifestando la tua identità di figlio e figlia. Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa