L’anno che verrà – Cambiare prospettiva

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Per propiziare il 2020, in queste settimane proponiamo ai nostri lettori una serie di editoriali speciali che tratteranno alcune tematiche di recente attualità.

Ogni volta, a fine anno, fatico a brindare a quello nuovo, preferisco alzare il bicchiere salutando quello passato, grata di esserne uscita più o meno indenne. E’ una sorta di scaramanzia, un modo di ignorare l’ansia che mi crea tutto un anno nuovo ancora sconosciuto. Però per quest’articolo sull’anno che verrà uno sguardo in avanti devo pur darlo. E diamoglielo allora!

Forse, proprio per la stessa scaramanzia di cui parlavo sopra, dirò subito che non mi auguro che questo nuovo anno sia migliore. Ma perché mai siamo sempre in corsa per migliorare tutto ogni anno? Ad ogni livello, intendiamoci: le aziende mirano ad aumentare il fatturato, il settore alberghiero ad aumentare i pernottamenti, i giornali ad aumentare gli abbonati… ma non potremmo invece accontentarci e sperare di mantenere quanto conquistato finora? Capisco che non si può fermare il mondo, ma smettere di schiacciare l’acceleratore forse sì. Insomma, prendersi una pausa per riflettere, non fosse che per pensare dove diavolo stiamo correndo!

E io in questa pausa avrei voglia di sognare, di immaginare che in quest’era tecnologica, dove tutto mi sta diventando troppo veloce, qualcuno rilanciasse un nuovo umanesimo, con l’uomo al centro, non il profitto. Poeti, o scrittori, o filosofi a commentare scelte politiche, grafici economici, risultati sportivi, a spiegarci che di più può anche significare di meno, che crisi contempla pericolo e opportunità, che un tramonto è allo stesso tempo un’alba, se si cambia la prospettiva.

Ecco, cambiare prospettiva. Forse è questo l’augurio che vorrei lanciare per il nuovo anno, e vorrei lanciarlo soprattutto ai giovani della valle. Invecchia la popolazione di Poschiavo, anche perché i giovani se ne vanno e non tornano, o se lo fanno sarà solo da pensionati. E’ giusto andarsene, imparare cose nuove, aprirsi ad altre realtà, ma anche in questo partire si perde poi di vista la meta: dove si sta correndo? Presi dal flusso della corrente non si pensa più alla qualità di vita che offre la Valposchiavo, alla bellezza di crescere una famiglia qui. E non è vero che non ci sono possibilità di lavoro, per cui non val la pena tornare: mancano medici, il personale infermieristico-sanitario è quasi tutto transfrontaliero, trovare insegnanti sta diventando sempre più difficile, artigiani locali sono una rarità, nella ristorazione pure. Forse rientrare in valle significa guadagnare di meno, ma in cambio gli affitti sono meno cari, gli spostamenti pure, i bambini vanno a scuola dell’infanzia da soli, il medico ti conosce per nome… inoltre, grazie alla tecnologia, sempre di più si potrà lavorare da casa, ovunque questa sia.

Cambiare prospettiva, appunto: volenti o nolenti ci toccherà farlo prima o poi. L’onda verde cresciuta ultimamente e il grande problema climatico obbligheranno tutti, indipendentemente dal colore, ad una decrescita. Sarà forse questo il nuovo umanesimo?
Sognavo poeti, filosofi o scrittori, invece è arrivata una ragazzina con le trecce a svegliarci, fragile e granitica. L’avreste detto?

Buon anno cari lettori!


Serena Bonetti