Medio Oriente e Nord Africa, un 2019 tormentato

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Nel corso del 2019 in Medio Oriente e in Nord Africa una nuova ondata di proteste si è scontrata con una dura repressione. I governi di tutta la regione hanno mostrato un’agghiacciante determinazione nel reprimere con la forza le proteste e nel calpestare i diritti di centinaia di migliaia di manifestanti scesi in piazza per chiedere giustizia sociale e riforme politiche. Lo ha affermato Amnesty International nel presentare il proprio rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani nella regione. Il documento descrive come i governi, invece di ascoltare le rivendicazioni dei manifestanti, abbiano nuovamente fatto ricorso alla repressione per mettere a tacere le voci critiche ma pacifiche espresse in strada o attraverso vari canali di informazione.

In Irak e Iran l’uso della forza letale da parte delle autorità in risposta alle proteste ha causato centinaia di morti. In Libano la polizia ha fatto uso illegale ed eccessivo della forza per contrastare le proteste mentre in Algeria le autorità sono ricorse agli arresti di massa e a procedimenti giudiziari per reprimere i manifestanti. Nei territori palestinesi occupati, Israele ha mantenuto la propria politica di un uso eccessivo della forza, anche letale, contro i manifestanti. Le forze israeliane hanno ucciso decine di palestinesi durante le manifestazioni a Gaza e in Cisgiordania. Amnesty International è intervenuta anche in Arabia Saudita, dove parecchi sciiti, appartenenti a una minoranza religiosa, sono stati condannati a morte sulla base di “confessioni” estorte sotto tortura.

Oltre a scatenarsi contro i manifestanti pacifici per le strade, nel corso del 2019 i governi di tutta le regione hanno continuato a reprimere le persone che esercitano il proprio diritto di espressione attraverso i social media. Giornalisti, scrittori, ecclesiastici e attivisti che hanno pubblicato dichiarazioni o video ritenuti critici nei confronti delle autorità hanno dovuto affrontare arresti, interrogatori e procedimenti giudiziari, interventi spesso non conformi agli standard di giustizia riconosciuti a livello internazionale.

Il 2019 è stato un anno di resistenza nella regione. È anche stato un anno che ha dimostrato che la speranza è ancora viva e che, nonostante i sanguinosi postumi delle rivolte del 2011 in Siria Yemen Libia e il catastrofico declino dei diritti umani in Egitto, la fiducia della popolazione nel potere collettivo di mobilitarsi per il cambiamento è stata ravvivata. “Con grande forza e determinazione, le folle si sono riversate nelle strade – in molti casi rischiando la vita – per rivendicare i propri diritti umani, la dignità, la giustizia sociale e dimostrando che non permetteranno ai loro governi di metterli a tacere” ha dichiarato la responsabile della regione per Amnesty International.


a cura del Gruppo Amnesty Valposchiavo