Vanessa Springora e il suo consenso

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Cercavo una storia di donna da raccontare nel mio editoriale di oggi per onorare la giornata dell’8 marzo, ma è Vanessa Springora che ha trovato me.
Non so se il suo nome dirà qualcosa a qualcuno di voi, eppure qualche settimana fa, di lei e di un suo libro se ne è addirittura parlato al telegiornale della RSI: le Consentement (il Consenso), pubblicato a inizio gennaio in Francia e già divenuto un caso editoriale.
Ho letto il libro in una notte: contiene la storia di una relazione che la legge non permette, o non dovrebbe permettere, ma soprattutto testimonia la potenza della scrittura e delle parole per potersi ricostruire.

Vanessa Springora oggi ha 47 anni, all’età di 14 anni, per un paio d’anni ebbe una relazione con Gabriel Matzneff, scrittore francese molto conosciuto, allora cinquantenne: bell’uomo, brillante oratore, invitato nei migliori salotti letterari, corteggiato dalle migliori case editrici, era in realtà un predatore sessuale, chiaramente pedofilo, che oltretutto raccontava minuziosamente nei suoi romanzi autobiografici, pubblicati da grandi editori, tutte le sue avventure, senza che mai venisse indagato.

Ha solo 13 anni Vanessa quando lo incontra per la prima volta ad una cena di intellettuali organizzata, in casa, da sua madre. Gli sguardi insistenti che quell’uomo le riserva durante la cena la colpiscono, mai nessuno l’aveva guardata così fino ad allora, mai nessuno l’aveva ancora fatta sentire donna. Così questa ragazzina, cresciuta senza la figura di una padre, ha ceduto alla seduzione di quell’uomo maturo tanto affascinante, diventandone preda. Una relazione resa possibile da un suo apparente consenso (ma quanto vale un consenso a 14 anni in una relazione a tutti i livelli così asimmetrica?) e soprattutto dalla complicità di un certo ambiente e un tipo di società intellettuale che vedevano nella libertà sessuale una rivendicazione quasi letteraria.

Da sola non poteva proteggersi: a 14 anni non si hanno né le armi intellettuali nè le parole per nominare certe cose con il loro nome. Sarà però leggendo i romanzi di Matzneff che quella ragazzina capirà le pulsioni depravate di quell’uomo che tanto l’aveva affascinata. E’ un mondo che crolla e una trappola da cui è difficile scappare perché proprio il suo iniziale consenso la tiene in ostaggio, facendola sentire colpevole.

30 anni ci sono voluti a Vanessa Springora per riconoscersi vittima e non colpevole. E questo oggi si sa: le vittime di simili traumi impiegano anni prima di riuscire a parlarne, anche se la relazione avviene senza violenza e con un apparente consenso. Anni di disagio sociale, di incubi, di difficoltà nel relazionarsi all’altro sesso e nello stabilire legami profondi.
Questo è stato il futuro di quella ragazzina. 30 anni di sofferenza e aiuto psicanalitico per trovare le parole per dirlo, per raccontare e catturare finalmente quell’uomo con la sua stessa arma: imprigionarlo per sempre dentro un libro. Quella relazione che la società non avrebbe dovuto coprire, che la polizia avrebbe dovuto indagare, ora è caduta in prescrizione, ma questo libro nel suo racconto scritto in prima persona, finalmente col giusto distacco e senza giudizio, la consegna alla storia dove sarà raggiungibile per sempre.
Scacco matto al suo predatore!

Gabriel Matzneff oggi ha 83 anni ed è in attesa di un processo per altri atti pedofili, non ancora caduti in prescrizione. Alcune grosse case editrici stanno correndo ai ripari ritirando le sue opere. Forse è finalmente arrivato il tempo di pagare il conto.
Ma più del processo aiuterà questo libro ad interrogarsi sul significato più profondo della parola “Consenso”, un termine così intimo e sociale insieme, pericoloso e fragile se non contestualizzato quando usato per separare l’ abuso dalla relazione amorosa.

Forza delle parole: è con queste che trova la sua rinascita la Springora, la forza di ricostruirsi. Le infila una dopo l’altra come perle, senza giudizio. A quello ci penserà il lettore.

Grande, Vanessa : questo 8 marzo è per te, e per ogni donna passata da quel dolore.


Serena Bonetti