Incertezza in Valposchiavo dovuta al coronavirus

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Dopo il primo caso di contagio da coronavirus in Valposchiavo, ufficialmente segnalato dalla direzione scolastica di Poschiavo, in valle regna un clima di grande incertezza su quali misure potranno essere adottate in attesa di ulteriori disposizioni ufficiali da parte di Cantone e Confederazione.

Il primo interrogativo riguarda naturalmente un’eventuale chiusura di tutte le scuole, che viene invocata a gran voce da genitori, ma anche da rappresentanti della politica un po’ ovunque sulla rete (leggi ad esempio i commenti a questo nostro articolo). È di queste ore fra l’altro, dopo un tira e molla durato alcuni giorni, la decisione del governo ticinese di chiudere anche le scuole obbligatorie.

In valle, da alcuni giorni, sono sempre più frequenti gli annullamenti per appuntamenti relativi a manifestazioni culturali ed assemblee. Il Bernina, nel limite del possibile, cercherà di tenere aggiornata la propria agenda e di informare al meglio i suoi lettori. È di poco fa la notizia che anche il Museo Casa Console ha chiuso temporaneamente le visite e sempre più attività sportive di gruppo e svago non hanno più luogo.

A livello di politica federale qualcuno invoca la chiusura delle frontiere a sud, che per la Valposchiavo, oltre a rappresentare un serio rischio per il suo sistema sanitario, per l’economia della valle che si regge su circa 1’100 frontalieri, significherebbe un arresto forzato della maggioranza delle attività. Un ragionamento che oltretutto non tiene conto delle misure di restrizione più severe messe in atto dal governo italiano, che di fatto ha costretto l’intera popolazione a una specie di quarantena.

Nel frattempo, come è già stato evidenziato la scorsa settimana in occasione dell’assemblea di Artigiani & Commercianti, molte aziende della Valposchiavo sono corse ai ripari e hanno introdotto, laddove possibile, il telelavoro; si tratterebbe in particolar modo di Repower, ma molte altre aziende (o reparti di esse) legate ai servizi stanno facendo uso di questa modalità. Altre invece stanno ricorrendo al lavoro ridotto, in specie nel settore alberghiero. Nel borgo di Poschiavo, a seguito di una riunione fra gli albergatori della valle, si sta valutando la possibilità di una chiusura delle strutture, lasciandone aperta almeno una. 

Altri ancora hanno ridotto la produzione al minimo indispensabile per evitare il più possibile gli spostamenti e le eventualità di contagio. È il caso della InfoRLive che, oltre ad avere introdotto il telelavoro per alcuni impiegati, ha interrotto una linea di produzione e al momento è operativa circa al 50%. Per una maggiore sicurezza degli impiegati, la InfoRLive ha pure introdotto un controllo della temperatura corporea di tutti gli impiegati.

Un’azienda ortofrutticola del brusiese, quale misura precauzionale contro il contagio fra i collaboratori che lavorano a stretto contatto, ha introdotto l’uso della mascherina. Ma per evitare un possibile contagio si stanno mobilitando anche ditte più piccole, come per esempio la Swissdomestica di Romano Dorsa che, nella giornata di ieri, ha fatto sapere ai propri clienti che da subito sospende i lavori a domicilio, salvo in caso di urgenze. 

In questo contesto di incertezza relativo al rapido evolversi della situazione un’eventuale – e speriamo davvero che non si debba giungere a tanto – chiusura della dogana ai frontalieri rappresenterebbe infine un colpo che metterebbe al tappeto l’intera economia della valle, incluso alcuni servizi fondamentali.


Achille Pola

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