Il Signore è vicino a chi lo cerca in umiltà

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Luca 18.9 – 14. / Osea 6.1 – 6
Meditazione del 21 marzo 2020

La meditazione è stata registrata e si può riascoltare al seguente indirizzo:

https://video.ibm.com/channel/6wHr8U23fcV

Buongiorno, nonostante tutto, noi non molliamo, resistiamo e vi giunga il mio incoraggiamento!

Volevo iniziare con un pensiero che viene dal mondo buddhista, quello dell’importanza della pratica di “fermarsi”: se non ci sappiamo fermare, non possiamo avere alcuna comprensione di ciò che avviene intorno a noi.

Negli ambienti zen si racconta una storiella su un uomo e un cavallo: il cavallo galoppa veloce, e pare che l’uomo che lo cavalca debba andare in qualche posto importante. Un’altra persona, lungo la strada. Gli grida: “dove stai andando?” e il cavaliere risponde: “non so chiedi al cavallo”.

Questa è anche la nostra storia: stiamo cavalcando un cavallo, non sappiamo però dove stiamo andando e non ci possiamo fermare. Il cavallo è la forza dell’abitudine che ci spinge in una certa direzione, senza che noi si possa fare niente: corriamo sempre, e correre diventa un’abitudine.

Combattiamo tutto il tempo, anche durante il sonno. Dentro di noi c’è la guerra ed è facile che questo faccia scoppiare una guerra con gli altri. Ora però, questa crisi sanitaria ci ha buttato a terra, e dobbiamo imparare l’arte di fermarci: i pensieri, le abitudini, la tendenza a dimenticare, le emozioni forti che ci condizionano.

È importante imparare a gestire dentro di noi quella spinta che ci ha spronato a correre tutto il tempo, altrimenti possiamo vivere male questo tempo sospeso dell’attesa.

Quando una emozione imperversa dentro di noi come una tempesta, in noi non c’è alcuna pace: accendiamo la televisione e poi la spegniamo, prendiamo in mano un libro e poi lo mettiamo giù. Come fermare questo stato di agitazione? Come fermare la paura, la disperazione, la rabbia e il desiderio?

Impariamo a essere consapevoli di tutto ciò che ci circonda, a rallentare tutto, il respiro, il camminare, il guardare a fondo per capire. Allora il momento presente può portare comprensione, accettazione, amore, e il desiderio di calmare la sofferenza e provare gioia.

La cura della nostra mente e corpo ci può aiutare a resistere questo tempo di attesa, fa crescere le difese immunitarie.

Vorrei ora passare alla meditazione biblica di oggi.

Cambiando prospettiva, come possiamo sapere se la nostra preghiera è accetta a Dio? il profeta Osea dice: poiché io desidero bontà, non sacrifici, e la conoscenza di Dio più degli olocausti. V. 6.6.

Le preghiere e i sacrifici che rendiamo a Dio non significano niente per lui se non vengono da un cuore di sincero amore per il Signore per il prossimo. In particolare, Osea motiva: Galaad è una città di malfattori, è piena di tracce di sangue. Come una banda di briganti attende in agguato la gente, così fa la congrega dei sacerdoti: assassinano sulla via di Sichem, commettono malvagità. Vv. 6.8 – 9.

Come possiamo rivolgerci a Dio se non abbiamo dentro l’umiltà di capire che non possiamo macchiarci le mani di ingiustizia e fare finta di niente; e non avvicinarci a lui con umiltà e con un cuore contrito che ricerca accoglienza? Le Scritture ci dicono che, Dio resiste ai superbi e dà grazia agli umili” Giacomo 4.6.

Il Signore ascolta la preghiera dell’umile.

Gesù consolida questo messaggio con un racconto molto vivido, di due persone che pregavano. Luca 18:9 – 14: Disse ancora questa parabola per certuni che erano persuasi di essere giusti e disprezzavano gli altri: 10 «Due uomini salirono al tempio per pregare; uno era fariseo, e l’altro pubblicano. 11 Il fariseo, stando in piedi, pregava così dentro di sé: “O Dio, ti ringrazio che io non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri; neppure come questo pubblicano. 12 Io digiuno due volte la settimana; pago la decima su tutto quello che possiedo”. 13 Ma il pubblicano se ne stava a distanza e non osava neppure alzare gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: “O Dio, abbi pietà di me, peccatore!” 14 Io vi dico che questo tornò a casa sua giustificato, piuttosto che quello; perché chiunque s’innalza sarà abbassato; ma chi si abbassa sarà innalzato».

Perché il Signore accetta la preghiera di una e rifiuta l’altra? L’evangelista Luca suggerisce: disprezzare il prossimo ci chiude la porta al cuore divino. Non perché Dio lo faccia, ma semplicemente perché se il nostro cuore è pieno di superbia e cattiveria, non incontra il prossimo e quindi Dio, siamo noi stessi che ci escludiamo! Disprezzare e giudicare gli altri è molto di più che essere meschini, perché ci sediamo sulla sedia del giudizio e mettiamo alla gogna pubblicamente chi non è come noi o pensa come noi.

Il racconto di Gesù offende i super religiosi farisei, che consideravano gli esattori delle tasse come maledetti da Dio. Come mai Gesù sminuisce una persona religiosa e loda un pubblico peccatore?

Gesù parla della preghiera e della nostra relazione con Dio. Paragona due attitudini opposte di pregare. Il fariseo rappresenta i religiosi superbi che, per la loro presunta superiorità, si esaltano disprezzando gli altri. Il fariseo mostra soddisfazione di sé e autocompiacimento, la sua preghiera boriosa non si rivolge a Dio ma elenca quanto è bravo con le elemosine e i riti religiosi. Non cerca l’aiuto divino, o la sua misericordia, è sicuro di possederla, mentre disprezza chi pensava fosse indegno di Dio, ci sono persone che per sentirsi bene, devono elevarsi sul prossimo, come Caino su Abele.

L’esattore delle tasse rappresenta quelli che nella vita, per qualche ragione, si allontanano dalla religione ufficiale che li fa sentire dei reietti. Questa persona considerata indegna, prega Dio, si apre a Lui, e gli chiede di accoglierlo. La sua preghiera è ascoltata perché Dio risponde sempre ai nostri bisogni e non guarda ai nostri meriti. Quindi va a casa sapendo di essere stato accolto!

Questa parabola è un’opportunità e un avviso. La superbia ci inganna, facendoci credere quello che non siamo e ci porta alla cecità spirituale. Vera umiltà ci fa riconoscere come siamo, miseri ma tuttavia degni dell’amore divino e del suo aiuto. Davanti al Signore siamo dei mendicanti, ma accogliendolo, riceviamo la libertà dei figli e delle figlie di Dio.

In Isaia 57.15, c’è scritto: io dimoro nel luogo eccelso e santo, ma sto vicino a chi è oppresso e umile di spirito per ravvivare lo spirito degli uomini, per ravvivare il cuore degli oppressi.

Tu che ti senti oppresso, dimenticato, lasciato fuori al freddo, sappi che non sei solo, il Signore ti è vicino per ravvivare il tuo spirito e il tuo cuore. Accogli la misericordia divina e mostra questo amore agli altri, specie verso chi trovi difficile da amare da perdonare.

Il Signore rialzi il tuo animo e ti dia la forza di combattere.

Preghiera

 Signore Gesù, possa il tuo amore e la tua verità trasformare la mia vita, i miei pensieri, intenzioni e attitudini più profonde, e anche il mio comportamento, il parlare e agire con il prossimo.

Dove manco in carità, gentilezza e costanza, aiutami ad abbracciare il tuo amore misericordioso e a cercare il bene del mio prossimo, anche di quelli che mi offendono e mi irritano.

Possa amare sempre come tu mi hai amato e perdonare gli altri come tu mi hai perdonato. Amen.

Salmo 51.1 – 4; 16 – 19

Abbi pietà di me, o Dio, per la tua bontà; nella tua grande misericordia cancella i miei misfatti.

2 Lavami da tutte le mie iniquità e purificami dal mio peccato;

3 poiché riconosco le mie colpe, il mio peccato è sempre davanti a me.

4 Ho peccato contro te, contro te solo, ho fatto ciò ch’è male agli occhi tuoi.

Perciò sei giusto quando parli, e irreprensibile quando giudichi.

16 Tu infatti non desideri sacrifici, altrimenti li offrirei, né gradisci olocausto.

17 Sacrificio gradito a Dio è uno spirito afflitto; tu, Dio, non disprezzi un cuore abbattuto e umiliato.

18 Fa’ del bene a Sion, nella tua grazia; edifica le mura di Gerusalemme.

19 Allora gradirai sacrifici di giustizia, olocausti e vittime arse per intero; allora si offriranno tori sul tuo altare.

La misericordia divina è la sola nostra speranza. Agostino d’Ippona.

Condotti fuori dal tuo paradiso ed esiliati in una terra distante, non posso ritornare a me stesso, a meno che Tu, Signore, vieni a incontrarmi nel mio vagabondare. Il mio ritorno si fonda sulla speranza nella tua misericordia in tutta la mia vita.

La mia unica speranza, la mia unica sorgente di fiducia, e la mia sola promessa stabile è la tua misericordia.

Preso dal Commentario del Salmo 24.5.

Pastore Antonio Di Passa