Ci siamo un po’ “rammolliti”

0
305

Giovanni 9.1 – 12
Sermone del 22 marzo 2020

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

Cara comunità, questo testo ci parla della forza che Gesù ha di portare luce a occhi che non vedono e a vite vuote. È un duro atto di accusa contro la cecità di una istituzione religiosa che tiene più alla dottrina che al bene della persona. Gesù è appena scappato da un tentativo di lapidazione dal tempio, uscendo va dalle persone che non possono entrare nel tempio. Gli esclusi e gli emarginati. Leggiamo ora il testo.

9:1 Passando vide un uomo, che era cieco fin dalla nascita. 2 I suoi discepoli lo interrogarono, dicendo: «Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?» 3 Gesù rispose: «Né lui ha peccato, né i suoi genitori; ma è così, affinché le opere di Dio siano manifestate in lui. 4 Bisogna che io compia le opere di colui che mi ha mandato mentre è giorno; la notte viene in cui nessuno può operare. 5 Mentre sono nel mondo, io sono la luce del mondo».

6 Detto questo, sputò in terra, fece del fango con la saliva e ne spalmò gli occhi del cieco, 7 e gli disse: «Va’, làvati nella vasca di Siloe» (che significa «mandato»). Egli dunque andò, si lavò, e tornò che ci vedeva. 8 Perciò i vicini e quelli che l’avevano visto prima, perché era mendicante, dicevano: «Non è questo colui che stava seduto a chieder l’elemosina?» 9 Alcuni dicevano: «È lui». Altri dicevano: «No, ma gli somiglia». Egli diceva: «Sono io». 10 Allora essi gli domandarono: «Com’è che ti sono stati aperti gli occhi?» 11 Egli rispose: «Quell’uomo che si chiama Gesù fece del fango, me ne spalmò gli occhi e mi disse: “Va’ a Siloe e làvati”. Io quindi sono andato, mi sono lavato e ho ricuperato la vista». 12 Ed essi gli dissero: «Dov’è costui?» Egli rispose: «Non so».

In paragone all’azione dirompente di Gesù, possiamo già capire che, oggi, la Chiesa di Cristo si è rammollita. Gesù rischiava la pelle ogni giorno per portare il vero volto di Dio all’umanità, confrontando le autorità religiose, economiche e politiche, che spesso erano le stesse persone. La Chiesa di oggi, davanti alle sfide da affrontare è chiusa, arroccata sulle sue verità, distante. In breve, si è rammollita. Una volta portava la luce nelle tenebre, sanava condizioni insane, operava grandi cambiamenti, vivificava i morti, alzava onde nel mare della storia, oggi non alza solo qualche spruzzo d’acqua. Invece, Gesù ha alzato uno tsunami con il suo mettersi contro chi opprime ma con gli ultimi, gli emarginati e i dimenticati! Quanti di noi hanno ritirato le mani invece di allungarle e sporcarsele per lavare i piedi sporchi, ripulire le piaghe e asciugare gli occhi dei sofferenti? In genere, la Chiesa e i cristiani preferiscono pagare il servizio di cura, piuttosto che pagare il prezzo dell’impegno e le sue conseguenze. Un personaggio di una commedia dice: se attraversi la vita senza mai sperimentare dolore, significa che non sei mai nato. Se un cristiano vive senza mai avere sperimentato opposizione, forse non è mai nato di nuovo. Gesù ha pagato il prezzo di seguire Dio.

“… passando vide un uomo cieco dalla nascita”. A quei tempi, la cecità non era considerata un’infermità ma una maledizione inviata da Dio per le colpe degli umani. Per discolpare Dio dal male, si accusava l’umano. Perché esiste il male? Perché l’umano ha peccato e il Signore lo castiga. “E i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?»”, così, che la cecità fosse conseguenza del peccato, era per loro indubbio, volevano solo sapere di chi era la colpa. Gesù nega il rapporto tra malattia, peccato e castigo divino: non “ha peccato né lui, né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio”. Gesù continua l’azione creatrice del Padre e, dichiarandosi la “luce del mondo”, “fece del fango con la saliva, lo spalmò sui suoi occhi”. Compie i gesti del Creatore nella prima creazione e prosegue l’azione creatrice divina. Poi lo manda nella piscina di Siloe: “quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva”. Tutto a posto, inizia la festa della guarigione? No, iniziano i guai per l’ex cieco nato.

Il neo-vedente sperimenta un mix di gioia e dolore. Quest’uomo conosce la gioia della vista, dopo una vita di tenebre; e il dolore accecante di luce e colori mai visti prima. La gioia di associare i volti alle voci; e il dolore di sentirsi negare la guarigione; che “non è il cieco nato che conoscevano ma qualcuno che gli assomigliava” (v. 9). Perché non viene riconosciuto? Con Gesù, si acquista una libertà e una dignità tale che non si è più come prima. Lui adesso vede, gli altri no! L’ex cieco poi non risponde “sono io”, ma “io sono!”, rivendica per sé il nome esclusivo che, nella Bibbia, è adoperato per Dio, e nei Vangeli per Gesù. Perché? Giovanni scrive: a quanti lo hanno accolto, Gesù ha dato la capacità di diventare i figli e figlie di Dio. Sperimenta la gioia di vedere i volti dei genitori; e il dolore di ascoltarli mentre prendono le distanze da lui per paura delle autorità religiose, che negavano la sua cecità dalla nascita: chiedetelo a lui è grande abbastanza. Gioia nel vedere chi lo aveva risanato; e il dolore perché confessarlo come profeta, gli costa la scomunica dalla sinagoga, comunità e popolo. Non c’è testo migliore per capire il mix tra la pressione dell’adattarsi alla società, quindi rammollirsi, e del confessare Cristo.

La guarigione del cieco nato fa imbufalire i farisei. Primo, Gesù nega che ci sia connessione tra peccato e malattia. I discepoli chiedono: “chi ha peccato, i suoi genitori o lui”. I religiosi ritenevano che un bambino nato cieco fosse un segno che, lui o i suoi genitori avessero peccato e quindi fosse stato punito da Dio. Seconda cosa, Gesù guarisce di sabato. Allora inizia una serie di interrogatori, e ben sette volte chiedono al non più cieco nato: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?» È questo il tema: aprire gli occhi era un segno della liberazione messianica del popolo. Un cieco recupera la vista, è buono, ma il popolo non può avere un’opinione, deve stare sottomesso alle autorità religiose, che dicono se è bene o male. Vanno dai farisei, leader spirituali del popolo, ed ecco il problema: era un sabato. Di sabato bisogna osservare il comandamento più importante, c’erano 1521 azioni proibite e, tra queste, fare del fango e curare gli ammalati, quindi ha violato il sabato e sentenziano: “quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato”. Per loro venire da Dio dipende dall’osservanza della legge. Per Gesù, invece, dipende dal rapporto con il prossimo. Gesù mostra autorità in materia di fede, che loro gli negano. Gesù insegna una via senza le “cosiddette” autorità religiose. 

Fra loro però c’è dissenso, altri farisei si chiedono: ma come può un peccatore compiere qualcosa del genere? E chiedono di nuovo al cieco. I farisei si chiamavano “guide dei ciechi” e non vedono. Invece, chi era stato cieco, ora che vede dice “è un profeta” e viene da Dio; loro “non viene da Dio”. Entrano ora in gioco le vere autorità religiose, i sacerdoti, che dubitano fosse stato cieco. Per difendere la loro dottrina, non avendo risposte da dare, si nascondono dietro l’assolutismo della loro dottrina, negano l’evidenza e intimidiscono lui e i genitori con un interrogatorio, nel quale mettono in dubbio che sia loro figlio, che sia nato cieco e i genitori scappano: noi non lo sappiamo, è maggiorenne, chiedetelo a lui. Perché? “Per paura dei i capi religiosi”, che “avevano già stabilito che se uno avesse riconosciuto Gesù come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga”, in pratica, dalla vita civile e sociale.

Il miracolato diventa imputato e gli dissero: “dà gloria a Dio!”, che significa, “confessa la verità, anche se viene a tuo svantaggio”. Mentre i farisei sono divisi tra chi diceva che fosse un peccatore e chi si chiedeva “ma come fa un peccatore a guarire”, le autorità religiose non hanno dubbi, mai: “Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore”, ed ecco qui l’ironia dell’ex cieco: “se sia un peccatore non lo so”, è affare vostro se sia un peccatore o meno, “una cosa so, che ero cieco e ora ci vedo”. Voi dite che è un peccatore, a me non interessa, la mia esperienza dice che mi ha fatto vedere. È un duro, non un rammollito. Il primato della coscienza è il più importante di qualunque dottrina: il bene e il male è in rapporto alla vita che porta in una persona, non in base a una dottrina, che decreta quello che è bene o quello che è male. Quindi, lo cacciarono via.

L’urgenza del messaggio di Cristo ad un mondo avvilito, travagliato, che inciampa nelle tenebre che risucchiano l’animo, oggi è ritenuto alla stregua di una lettura estiva sulla spiaggia. La Chiesa è solo un intrattenimento tra tanti, e nemmeno tanto considerato. Gesù ci mostra la dura strada da percorrere. Il nostro tipo di Chiesa, è pronta a smettere di rammollirsi? Forse nel tempo del Corona Virus, tra le tante cose che abbiamo rivalutato, come il contatto con gli altri, che non possiamo fare a meno del prossimo, che non ne usciamo se non tutti insieme, anche il messaggio di Cristo ha il suo perché. Ho un’idea di come smettere la mollezza della Chiesa, tutti noi possiamo aggiungere idee. Ci possiamo chiedere: gli argomenti che trattiamo in Chiesa sono degni della morte di Cristo sulla croce? Gesù è morto sulla croce per farci diventare questo tipo di Chiesa? È tempo che cominciamo a fare la differenza lì dove viviamo. Smettiamo di fare dei semplici spruzzi. Chiesa di Cristo, comincia a sollevare onde.

Scampato alla lapidazione dei religiosi, Gesù cerca un cieco nato per mostrare che suo Padre ama chi è emarginato, allontanato, considerato una maledizione. Insegna ai discepoli che non esiste relazione tra malattia e peccato, ma il Creatore continua a creare e Gesù fa le opere del Padre suo. Questo nuovo figlio di Dio non si spaventa delle minacce dei capi religiosi, confessa Cristo come Messia e ne porta le conseguenze. Un tipo tosto che non cede alla pressione della società, un cristiano che ci invita a smettere di essere dei cristiani rammolliti. Sii figlio o figlia di un Padre meraviglioso, fai come lui. Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa