Sanato!

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Giovanni 4.46 – 54 e Isaia 65.17 – 21
Meditazione del 23 marzo 2020

La meditazione è stata registrata e si può riascoltare al seguente indirizzo:

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Mi permetto di condividere con voi un pensiero dal mondo Buddhista, Ciò di cui abbiamo bisogno di Thich Nhat Hanh. In questo momento in cui il nostro benessere mentale e il nostro equilibrio emozionale, sono importanti i pensieri di questa antica e profonda religione filosofica ci possono aiutare. Tanti li ritroviamo nel messaggio del cristianesimo.

Ciò di cui abbiamo bisogno non è un‘ideologia o una dottrina per salvare il mondo. Abbiamo bisogno di un risveglio che possa restituirci la nostra forza spirituale.

Ciò che ci manca è la consapevolezza di ciò che siamo, della realtà della nostra situazione. Siamo lanciati al galoppo su un cavallo che non controlliamo più. Abbiamo bisogno di una nuova cultura in cui gli esseri umani siano incoraggiati a riscoprire la loro natura più profonda.

Le religioni devono essere consapevoli della necessità di risvegliarci alla nostra vera umanità. Le chiese devono operare in modo da ricostruire comunità in cui si possa vivere un’esistenza integra e salubre.

Devono farci capire che la vera felicità non consiste nel consumo di beni materiali pagati a prezzo di sofferenze, carestie e morte. La vera felicità consiste in una vita illuminata dalla comprensione dell’interdipendenza di tutte le cose e dal riconoscimento della profonda responsabilità a essere davvero noi stessi e aiutare il prossimo.

Questa crisi può essere usata per ripartire con comunità che ha imparato l’interdipendenza umana, la consapevolezza di un sistema che distrugge la natura e l’ecosistema in cui viviamo e che crea sofferenze al prossimo.

Leggiamo il testo per la meditazione di oggi, dopo avere lasciato la Giudea, Gesù attraversa la Samaria, incontra la donna al pozzo ed è accolto bene dai samaritani…

Gv 4:46 Egli dunque venne di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino.

Vi era un ufficiale del re, il cui figlio era infermo a Capernaum. 47 Come egli ebbe udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, andò da lui e lo pregò che scendesse e guarisse suo figlio, perché stava per morire. 48 Perciò Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non crederete». 49 L’ufficiale del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». 50 Gesù gli disse: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detta, e se ne andò. 51 E mentre già stava scendendo, i suoi servi gli andarono incontro e gli dissero che suo figlio viveva. 52 Allora egli domandò loro a che ora avesse cominciato a stare meglio; ed essi gli risposero: «Ieri, all’ora settima, la febbre lo lasciò». 53 Così il padre riconobbe che la guarigione era avvenuta nell’ora che Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive»; e credette lui con tutta la sua casa.

54 Gesù fece questo secondo segno miracoloso, tornando dalla Giudea in Galilea.

Care amiche e cari amici, Isaia profetizzò che il Signore sarebbe venuto non solo per risanare il suo popolo ma …

Is 65:17 ecco, io creo nuovi cieli e una nuova terra; non ci si ricorderà più delle cose di prima; esse non torneranno più in memoria.

… 20 non ci sarà più, in avvenire, bimbo nato per pochi giorni, né vecchio che non compia il numero dei suoi anni; chi morirà a cent’anni morirà giovane…

21 Essi costruiranno case e le abiteranno; pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto.

Nel nostro Vangelo, i segni di Gesù manifestano la presenza divina e la venuta del suo Regno con atti potenti. Per Regno s’intende lì dove Dio è Signore della vita, è ascoltato e seguito. Un alto ufficiale, un pezzo grosso della corte del re Erode Antipa decide di andare a cercare Gesù per chiedergli un grande favore.

Crede e prende Gesù in parola.

Niente è più ridicolo di un ufficiale della corte che percorre 30 km per incontrare un carpentiere di un villaggio, Gesù. Che coraggio. Ha inghiottito il suo orgoglio e sopportato il ridicolo dei conoscenti, lui così in alto, si piega a chiedere a un campagnolo. Anche il più riverito dei dignitari quando ha un figlio malato non è che un padre sofferente, pronto a umiliarsi pur di vedere sanato il figlio. Calpesta il suo orgoglio e va, non si cura delle convenzioni sociali.

Quando arriva da questo carpentiere guaritore, Gesù sembra scansarlo con una gelante frase: se non vedete segni e miracoli, voi non credete. Forse sono rivolte alla folla, accorsa per vedere l’ennesimo numero di magia e Gesù è infastidito. Gesù non è un giocoliere da circo, quando opera segni mostra che la sua parola è accompagnata dalla potenza divina, ma il miracolo vero e proprio è la fede che nasce dalla presenza divina.

Forse Gesù pronuncia queste parole per cercare di capire se la fede e le motivazioni di quest’uomo erano sincere e serie. Se fosse andato via irritato per il rimprovero o scoraggiato perché non aveva avuto una prova concreta, avrebbe dimostrato la sua insincerità. Non è la prima volta che Gesù prova la sincerità delle persone.

Gesù rassicurato della sua fede, lo manda a casa promettendo che è stato ascoltato. Qui Gesù non dà niente di visibile in mano, non serve, basta la sua parola. Perché in fondo il Signore non ci cambia la situazione umana in modo miracoloso, come intendiamo noi, magicamente, ma ci dà la forza, la capacità e la potenza di vivere il momento e cambiarlo. Non abbiamo bisogno di miracoli e segni esteriori, ma di credere e accogliere Dio. Questo è molto importante anche per la nostra situazione di attesa con questo Covid-19. Il Signore ci dona la parola e quindi la capacità di resistere e di superare questo momento terribile per ognuno di noi, di isolamento e di solitudine. E noi portiamo questa promessa nel cuore.

Di certo, quanto è stato duro per questo padre ritornare a casa con le pive nel sacco, con la sola frase “va, tuo figlio vive”. Trenta chilometri da fare, ore di cammino, con questa solo promessa da riferire alla sua famiglia. Gesù non sarebbe potuto andare a casa di quest’uomo, fare un po’ di scena con sue mani sul bambino morente, pronunciare formule magiche? No, Gesù non fa miracolismo, a chi si apre a lui, porta in quella sofferenza, la presenza divina. I miracoli Gesù li fa mediante la sanità, i medici e le infermiere e il personale di cura che lottano in prima linea anche oggi, il Signore li fortifichi e li incoraggi, agendo sulle leggi della natura e noi, se siamo saggi da seguire le direttive sanitarie.

In ogni caso, senza esitazione, l’alto ufficiale crede in Gesù e lo prende in parola. Ecco il miracolo che conta, una persona incontra Dio e crede in Lui. Entra nella promessa con la stessa intensità di un uomo che affoga! Se Gesù dice una cosa non è che “potrebbe essere vera” ma “deve essere vera!” “Credette alla parola… e se ne andò”. Ritorna a casa con rinnovata fede, speranza, pronto ad affrontare ogni situazione, sia di angoscia della famiglia sconvolta sia il disprezzo dei vicini increduli. La fede in Dio non è una polizza contro gli infortuni. I fatti terribili che ci accadono non sono una punizione o una ricompensa da Dio. È che noi abbiamo Dio in e con noi e sappiamo affrontare queste situazioni, perché Lui ci fortifica.

Prima che l’alto ufficiale arrivasse a casa, lo raggiunge la notizia: tuo figlio vive. E qui ci viene detto che: credette lui con tutta la sua casa. Per la seconda volta “crede” ma non è una ripetizione. Ora crede in modo diverso. Ci sono due modi di credere e avere fiducia in Cristo. Molti credono in Dio ma non tutti credono a Dio. Molti possono credere che Gesù sia il Figlio di Dio, ma per quanti è il Signore della propria vita? L’ufficiale prima ha creduto nella promessa di Gesù, ora crede nella persona di Gesù.

Il Signore Gesù risana chi lo accoglie. Gesù mostra che ha un amore che risponde alla nostra miseria e condizione misera. Forse, c’è un’area nella tua vita in cui hai bisogno di essere risanato, di perdono e rinnovamento? Il Signore non delude, ti verrà incontro a più di metà strada e sarai risanato nella forza e nello spirito, perché lui non manda indietro nessuno. Metti i tuoi dubbi e le tue paure, il tuo orgoglio e il tuo senso di colpa, ai tuoi piedi, e confida nella sua parola sanante e guarente amore. Amen.

Preghiera

Signore Gesù, il tuo amore non fallisce mai e la tua misericordia è incessante. Dammi il coraggio di consegnare il mio ostinato orgoglio, le mie paure e i miei dubbi al tuo amore, alla tua saggezza e alla tua conoscenza insuperabili. Rafforzaci nella fede, nella speranza perseverante e nel costante amore. Amen 

Vi lascio con il Salmo 30

1 Salmo. Cantico per l’inaugurazione della casa. Di Davide.

Io ti esalto, o SIGNORE, perché m’hai portato in alto

e non hai permesso che i miei nemici si rallegrassero di me.

2 O SIGNORE, Dio mio, io ho gridato a te e tu m’hai guarito.

3 O SIGNORE, tu hai fatto risalir l’anima mia dal soggiorno dei morti,

tu m’hai ridato la vita perché io non scendessi nella tomba.

4 Salmeggiate al SIGNORE, voi suoi fedeli, celebrate la sua santità.

5 Poiché l’ira sua è solo per un momento, ma la sua benevolenza è per tutta una vita. La sera ci accompagna il pianto; ma la mattina viene la gioia.

6 Quanto a me, nella mia prosperità, dicevo: «Non sarò mai smosso».

7 O SIGNORE, per la tua benevolenza avevi reso forte il mio monte;

tu nascondesti il tuo volto, e io rimasi smarrito.

8 Ho gridato a te, o SIGNORE; ho supplicato il SIGNORE dicendo:

9 «Che profitto avrai dal mio sangue s’io scendo nella tomba? Potrebbe la polvere celebrarti, predicare la tua verità?»

10 Ascolta, o SIGNORE, e abbi pietà di me; o SIGNORE, sii tu il mio aiuto!

11 Tu hai mutato il mio dolore in danza; hai sciolto il mio cilicio e mi hai rivestito di gioia,

12 perché io possa salmeggiare a te, senza mai tacere.

O SIGNORE, Dio mio, io ti celebrerò per sempre.

Un caro saluto e a domani,

Pastore Antonio Di Passa

3 COMMENTI

    • Anche se non ci possiamo incontrare e darci un abbraccio, rimaniamo forti e solidali. Insieme ce la faremo. torneremo ad abbracciarci e festeggeremo. Non vedo l’ora di farlo. Faremo andare tutti bene. un caro saluto