Fatti, non parole!

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Giovanni 10.31 – 42, e Geremia 20.10 – 13
Meditazione quotidiana del 3 aprile 2020

La meditazione è stata registrata e si può riascoltare al seguente indirizzo:

https://video.ibm.com/channel/6wHr8U23fcV

Care amiche e cari amici, buongiorno anche oggi. Ci incontriamo ancora una volta per la nostra resistenza quotidiana. Vogliamo nutrire il nostro benessere mentale in questo momento difficile. Non dobbiamo buttarci giù ma scoprire come diventare più forti mentalmente e spiritualmente.

Vi racconto ancora una parabola buddista, per riflettere su come spesso ci portiamo dietro un peso che ci butta giù.

I monaci buddisti e la bella donna

“Due monaci buddisti, uno anziano ed uno giovane, stavano passeggiando fuori del monastero, nei pressi di una corrente d’acqua che aveva inondato la zona. Una bella donna si avvicinò ai monaci e chiese loro aiuto per attraversare l’enorme pozza che si era creata.

Il monaco giovane era inorridito all’idea di portarla tra le sue braccia, ma l’anziano, in modo del tutto naturale, la prese in braccio e la portò dall’altra parte della pozza. Dopodiché, i due monaci ripresero a camminare.

Il giovane non smetteva di pensare all’incidente di prima e ad un certo punto esclamò: «Maestro, voi sapete che abbiamo giurato astinenza! Non ci è concesso toccare una donna in questo modo. Come avete potuto prendere quella bellissima donna tra le braccia, permetterle di mettervi le mani attorno al collo, di unire il suo petto con il vostro e di portarla dall’altra parte del torrente?». L’anziano rispose: «Figlio mio, ma tu ce l’hai ancora addosso quella bellissima donna!».”

Questo racconto ci aiuta a capire che a volte ci portiamo dietro il passato, con senso di colpa o risentimento, e lo rendiamo ancora più pesante di quanto non fosse. Se accettiamo che un incidente è passato, e quindi non fa più parte del nostro presente, potremo toglierci di dosso un notevole peso emotivo. In questo periodo di crisi sanitaria possiamo liberarci di tanti pesi inutili del passato.

Care amiche cari amici, tornando alla nostra esposizione del Vangelo di Giovanni, chiediamoci perché i capi religiosi erano così irritati con Gesù da volerlo uccidere? Lo accusavano di blasfemia per questo episodio:

Giovanni 10:30 – 42: 30: Io e il Padre siamo uno».

31 I Giudei presero di nuovo delle pietre per lapidarlo.

32 Gesù disse loro: «Vi ho mostrato molte buone opere da parte del Padre mio; per quale di queste opere mi lapidate?» 33 I Giudei gli risposero: «Non ti lapidiamo per una buona opera, ma per bestemmia; e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». 34 Gesù rispose loro: «Non sta scritto nella vostra legge: “Io ho detto: voi siete dèi”?

35 Se chiama dèi coloro ai quali la parola di Dio è stata diretta (e la Scrittura non può essere annullata), 36 come mai a colui che il Padre ha santificato e mandato nel mondo, voi dite che bestemmia, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? 37 Se non faccio le opere del Padre mio, non mi credete; 38 ma se le faccio, anche se non credete a me, credete alle opere, affinché sappiate e riconosciate che il Padre è in me e che io sono nel Padre».

39 Essi cercavano nuovamente di arrestarlo; ma egli sfuggì loro dalle mani.

40 Gesù se ne andò di nuovo oltre il Giordano, dove Giovanni da principio battezzava, e là si trattenne. 41 Molti vennero a lui e dicevano: «Giovanni, è vero, non fece nessun segno miracoloso; ma tutto quello che Giovanni disse di quest’uomo, era vero». 42 E là molti credettero in lui.

La legge di Mosè affermava che: chi bestemmia il nome del Signore dovrà essere messo a morte; tutta la comunità lo dovrà lapidare (Levitico 24.16). Mentre raccoglievano le pietre per lapidarlo, Gesù affronta il loro attacco con tre argomenti. Prende a sua testimonianza le molte buone opere che aveva fatto. Come guarire i malati, nutrire gli affamati, confortare chi era in cordoglio; atti di tale bellezza, potenza e aiuto che dimostravano la sua provenienza da Dio. Non era però per questo che vogliono lapidarlo, ma per le pretese che fa: si fa uguale a Dio.

Io sono il figlio di Dio

Gesù ha detto: io e il Padre siamo uno! È questo il motivo. All’accusa risponde con due argomenti. Il primo è legato alla tradizione ebraica, difficile per noi oggi comprenderlo. Egli cita il Salmo 82.6: io ho detto “voi siete dei, figli dell’Altissimo”. Questo Salmo è un’accusa contro i giudici corrotti di smettere le ingiustizie e difendere i poveri e gli innocenti, quindi arriva quella frase. In un certo senso vuol dire: il giudice è delegato da Dio per essere dio con gli umani. Essi sono la faccia umana di Dio, quindi non possono commettere ingiustizie. Gesù argomenta che: nei giorni antichi le scritture parlano così di umani, perché sono incaricati da Dio di portare la sua verità e giustizia nel mondo. Ora, dice Gesù, io sono stato messo da parte (santificato) per un compito speciale; e sono stato mandato nel mondo da Dio; come potete obiettare il fatto che io mi chiami Figlio di Dio? Compio solo quello che le Scritture fanno (Giovanni 10.36). Io sono il messaggero di Dio con un compito speciale.

Questo momento di Gesù ricorda le parole di Geremia 20:10 – 13: Poiché odo le diffamazioni di molti, lo spavento mi viene da ogni lato: «Denunciatelo, e noi lo accuseremo». Tutti quelli con i quali vivevo in pace spiano se io inciampo e dicono: «Forse si lascerà sviare, noi prevarremo contro di lui e ci vendicheremo di lui». 11 Ma il SIGNORE è con me, come un potente eroe; perciò i miei persecutori inciamperanno e non prevarranno; saranno molto confusi, perché non riusciranno; la loro infamia sarà eterna, non sarà dimenticata.

12 SIGNORE degli eserciti, che provi il giusto, che vedi le reni e il cuore, io vedrò, sì, la tua giustizia (la vendetta del Signore è mostrare misericordia) che farai su loro, poiché a te io affido la mia causa!

13 Cantate al SIGNORE, lodate il SIGNORE, perché egli libera il povero dalla mano dei malfattori!

Gesù si sente pienamente in linea con il Padre suo. Egli parla di suo Padre che lo santifica e lo manda in questa missione di redenzione (Giovanni 10.36). Santificare significa: mettere da parte per uno scopo e un compito speciale. Non ha qui un senso di qualità morale, ma evidenzia il compito che ha ricevuto dal Padre e la sua missione. Gesù è mandato per compiere la volontà del Padre.

Santificati e mandati per fare le opere del padre mio

Gesù continua sfidando i suoi avversari con una prova del fuoco. “Non vi chiedo di credere alle mie parole” dice “ma di accettare le mie opere. Si può argomentare a parole, ma i fatti sono oltre le argomentazioni. Gesù è l’insegnante perfetto perché in quello che fa, non basa le sue pretese su quello che dice, ma su quello che fa! “Esprimete pure un giudizio su di me” dice, “ma non sulle mie parole ma sui segni potenti che opero in mezzo a voi, come dimostrazione che Dio è dietro il mio operare”. Questa è una prova del fuoco che tutti i suoi seguaci dovrebbero essere capaci di superare e fare. La mia più grande difficoltà a spiegare a non credenti il perché io credo, sta proprio nel fatto che le parole non bastano a spiegare il modo in cui il Signore ha operato e opera nella mia vita, nonostante la mia inadeguatezza al compito. Sono un cantiere aperto, ogni giorno opera affinché assomigli al Padre suo, e ne devo fare ancora di strada. Quando parlo con i miei giovani nel corso per la Confermazione, gli dico: sono a mani nude, tutte le parole sono vuote per spiegare Dio, come si fa, non posso, non è matematica o fisica. Una cosa però so, che se non fosse per la sua azione in me, non sarei stato a parlare qui con voi, avrei fatto altre cose. Ma non cambierei un giorno della mia vita adesso con la sua presenza.  

Ecco, se Gesù non avesse fatto la sua parte, noi parleremmo ancora di Dio lontano, dall’atteggiamento buono e punitivo, di insicurezza sul suo amore totale. Per chi crede e accetta che Gesù è la Parola di Dio per noi, allora la sua parola diventa potenza di vita. Gesù ci indica il cammino sul sentiero del servizio e del compito divino che ognuno di noi svolge nel vivere quotidianamente il Vangelo, con gioia ed essere testimoni al mondo. Siamo facitore della Parola di Dio e non ascoltatori distratti.

Pasqua si avvicina. Gli ultimi due versetti ci dicono che Gesù ritorna in un posto speciale per lui. Desidera avere quiete prima della battaglia finale. Incontra il Padre, prima di affrontare le persone. Torna al luogo del suo battesimo, dove il Padre lo ha rassicurato sulla sua decisione di entrare nella missione. Ritorna dove tutto era iniziato. Forse anche noi, una volta tanto, dovremmo pellegrinare lì, dove abbiamo incontrato Dio per la prima volta. È riprendere la carica iniziale, per compiere appieno la sua missione. Ed è questa: in lui e per lui, noi abbiamo pace con Dio.

Preghiera

Scrivi nel mio cuore, o Signore, le lezioni della tua parola, rendimi facitore della tua parola e non solo un ascoltatore distratto.

Salmo 18.2 – 6.

2 Il SIGNORE è la mia rocca, la mia fortezza, il mio liberatore;

il mio Dio, la mia rupe, in cui mi rifugio,

il mio scudo, il mio potente salvatore, il mio alto rifugio.

3 Io invocai il SIGNORE ch’è degno d’ogni lode

e fui salvato dai miei nemici.

4 I legami della morte mi avevano circondato,

i torrenti della distruzione mi avevano spaventato.

5 I legami del soggiorno dei morti mi avevano attorniato,

i lacci della morte m’avevano sorpreso.

6 Nella mia angoscia invocai il SIGNORE,

gridai al mio Dio.

Egli udì la mia voce dal suo tempio,

il mio grido giunse a lui, ai suoi orecchi.

Anche oggi siamo giunti al termine del nostro tempo, abbiamo dato voce al nostro segno di resistenza e abbiamo riaffermato che la vita va avanti e che vale la pena vivere bene in ogni condizione. Liberiamoci però dei tanti pesi del passato.

Antonio

1 COMMENTO

  1. Io sono anziano e mi sarei comportato come l’anziano monaco buddhista. Mi piacciono sempre ancora le donne
    giovani e belle. Sono un peccatore ma il Signore Gesù mi perdonerà- Grazie pastore fratello Antonio. Nando.