Pensare globale, agire locale

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invio Isepponi

Il 26 gennaio 2020 Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale della Organizzazione modiale della sanità (OMS), lanciava al mondo intero l’allarme del rischio globale elevato derivante dal Coronavirus. Nel bollettino diffuso dall’OMS si poteva leggere che “il rischio è molto alto in Cina, alto a livello regionale e alto a livello globale”. In un mondo globalizzato dove non esitono più distanze e le persone e le merci si spostano da un continente all’altro, il rischio di trasmissione di un virus è un’evidente realtà. Negli anni recenti, le organizzazioni mondiali sono state aspramente criticate da diversi stati, da personaggi e gruppi politici, che le ritenevano inutili e costose. I fondi alle organizzazioni sono stati decurtati con le motivazioni di generare dei costi troppo elevati, d’ingererire e condizionare le politiche nazionali in particolare sui diritti delle persone e della sanità. Alla stessa stregua sono state trattate le Organizzazioni non governative (ONG) che si occupano di diverse crisi sanitarie e sociali nei paesi colpiti dalla guerra o dalle calamità naturali. Istituzioni e organizzazioni che a fronte dei tagli e della perdita di fiducia degli stati membri hanno dovuto adeguarsi alla nuove politiche dettate dai finanziatori. Corporazioni internazionali attive in prima linea, che sono in grado di segnalare e comunicare per tempo situazioni allarmanti e di intervenite e coordinare prontamente gli aiuti.

Il paradosso in un mondo dove non esistono quasi più barriere per la finanza e il commercio, gli organismi internazionali che dovrebbero in modo indipendente coordinare gli interventi nelle guerre, nelle crisi internazionali economiche, sanitarie ecc. perdono di credibilità e influenza. Nel regno dell’individualismo smisurato, del sovranismo degli stati, prendiamo atto che esitono dei problemi globali, che riusciamo a gestirli e a risolverli unicamente se siamo uniti. La capacità di comunicare, di cooperare e coordinare gli interventi globalmente permetterebbe di prevedere che alla prima manifestazione di una infezione virale apparsa con alcuni mesi di anticipo in una provincia remota della Cina, bisogna adottare misure efficaci di prevenzione prima che sopraggiungono in casa nostra. Ma non si tratta solo del Covid 19, anche altre tematiche come l’inquinamento atmosferico, la gestione delle risorse, la sicurezza alimentare, l’acqua, la salute, l’istruzione, l’aumento della popolazione mondiale, la biodiversità, ecc… sono temi da affrontare internazionalmente.

invio Isepponi

Dal dopo guerra in poi la finanza è entrata di prepotenza nella conduzione delle cose pubbliche, condizionando sempre più il primato della politica nelle decisoni strategiche. Agli stati, tocca ora giustamente occuparsi dei propri cittadini sostenedo il sistema sanitario e dando fondo a tutte le risorse finanziarie per non far andare a fondo il nostro ordinamento. La situazione attuale provocherà la fine della globalizzazione, della centralizzazione, della concentrazione, della delocalizzazione? Ci sarà a livello mondiale un cambio strategico, che permetta altre forme di organizzazione più adeguate tenedo maggiormente conto della protezione delle persone e dell’ambiente? Vedremo che insegnamenti e che cambiamenti di rotta personali e collettivi sapremo trarre da questa situazione.
Oggi scopriamo che al di fuori del singolo individuo esiste una comunità, si percepisce che dovrebbe dilagare la solidarietà che lega tutti gli esseri umani, per il fatto che le risposte non possono essere prettamente individuali, ma dovrebbero essere collettive e mondiali. Siamo costretti a uscire dal nostro modo preconfezionato su misura per confrontarci con gli altri. Localmente dobbiamo fidarci del nostro vicino di casa e dei concittadini che rispettino le regole a protezione di tutti e lo dobbiamo fare assieme in Valposchiavo come nel resto del mondo per riuscire a fermare questa pandemia. L’idea di pensare globale e agire locale risulta essere un concetto sostenibile, che permette di fare scelte e applicare principi nelle microregioni tenendo conto del contesto mondiale.
Per concludere ringraziamo di cuore tutte le persone, che senza battere ciglio, svolgono il loro lavoro con spirito di servizio a favore di tutta la popolazione in valle e ovunque in questo momento difficile. Le iniziative di sostegno e di solidarietà nate spontaneamente in questo periodo sono risposte forti e positive a questa crisi e il miglior l’antidoto alla paura e allo sconforto.


Renato Isepponi

5 COMMENTI

  1. Sempre lucido nei ragionamenti, Grazie Tocio!
    In questo periodo “strano”, pur dovendo lavorare da casa, ho più tempo a disposizione per leggere tanto da sentirmi la vista affaticata, quando giunge sera (piuttosto, notte inoltrata). Ho paura del virus, come tutti. Mi ha fatto riflettere un pensiero di Aldo Massullo; persona non più tanto giovane, sicuramente lucida. Ragionando su ciò che ha provocato il virus dice: “il dopo sarà certamente molto più duro del presente perché il presente mobilita le energie, anche di carattere elementare, si é impegnati a prove di resistenza quotidiana, insomma c’é una forte sensibilità e condivisione del male comune. Potremmo dire che ora é un momento di poesia, una poesia drammatica, tragica, mentre il futuro sarà la prosa, una prosa asciutta, diretta, senza abbellimenti, quando divamperà la crisi economica. E tutto sarà molto meno controllabile”. Questo evento stravolgente potrebbe dare ai giovani uno scossone, come dirgli, fatevi avanti, il mondo adesso più che mai é vostro!

  2. Condivido pienamente quanto scritto da Renato. Quando usciremo dalla pandemia cambierà qualcosa nel senso auspicato nell’articolo o ritornerà tutto come prima? La stangata sarà stata forte abbastanza per far capire ai signori che governano il mondo che dobbiamo cambiare rotta?