Paola Gianoli Tuena: “Mi auguro che l’attività culturale ritrovi il suo ritmo normale entro l’autunno”

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Compagnie Tabea Martin Nothing Left©Katharina-Lütscher.

In questo periodo, causa le restrizioni imposte dall’emergenza coronavirus, il settore legato alla cultura sta vivendo una serie di annullamenti e rinvii di tale grandezza che non si era mai registrato alle nostre latitudini. Nasce spontanea una domanda: “Come dobbiamo immaginarci il prossimo futuro legato agli eventi culturali e a tutte le manifestazioni che solitamente la valle ospita?”. Il Bernina, che sempre dedica molte delle sue risorse al settore culturale della Valposchiavo, ha intervistato in merito Paola Gianoli Tuena, ex presidente PGI, forte sostenitrice e organizzatrice degli eventi culturali in valle in collaborazione con l’associazione “riverbero” e, non da ultimo, nostro personaggio culturale dell’anno. 

Paola, registrata la recente battuta di arresto di Steps 2020, che ha minacciato di non portare in Valposchiavo la compagnia di danza di Tabea Martin, si è subito operata per dare al pubblico la certezza che i danzatori di Basilea possano esibirsi in valle ad inizio 2021. Un modo per combattere questa pandemia dilagante a suon di danza e cultura?

Proprio negli scorsi giorni, il 23 aprile, avrebbe dovuto tenersi l’apertura ufficiale del Festival della danza Steps a Lucerna. Purtroppo, come potete immaginare, tutto il Festival è stato annullato. La prossima edizione del Festival Steps sarà nel 2022 e vedrà un’edizione completamente nuova, con altri artisti in scaletta. In seguito alla notizia dell’annullamento, però, insieme all’associazione “riverbero”, in ogni caso ci eravamo riproposti che sarebbe stato bello e importante solamente rinviare e non cancellare lo spettacolo previsto, invitando, non appena possibile, la Compagnia di danza di Tabea Martin (Basilea), che sarebbe andata in scena il 9 e 10 maggio prossimo a Poschiavo. Il caso ha voluto che essendo Steps coproduttore di alcune creazioni dell’edizione 2020, tra cui appunto la compagnia Tabea Martin, quale sostegno al settore culturale ha deciso di presentare comunque almeno le compagnie co-prodotte. Questo, oltre ad averci fatto molto piacere, ora le rappresentazioni previste il 27 e 28 febbraio 2021 sono inserite nel quadro di Steps, ci  facilita anche il compito di riuscire a ospitare la compagnia. Quindi, lo spettacolo riprogrammato per fine febbraio 2021 rientra, per così dire, ancora nel Festival Steps 2020.
Tutti i principali attori culturali si sono impegnati a mantenere presentazioni culturali via internet, le iniziative sono numerosissime e toccano tutti gli ambiti culturali. Resta purtroppo il fatto che il contatto diretto con il pubblico è di fondamentale importanza.Fra chi sta in scena e il suo pubblico vi è uno scambio primordiale di energia, come se si alimentassero a vicenda. Questa dimensione manca completamente tramite Internet. Certo, da quando mi sono trasferita a Poschiavo nel 2016, spesso guardo spettacoli di danza alla TV, spettacoli di grandi coreografi, che fanno bene all’anima, che arricchiscono. Ma alla TV non è mai lo stesso che dal vivo, resta una sorta di vuoto e sono convinta che sia proprio da ricercarsi in quel legame o scambio di energia che si crea tra pubblico e danzatori (o musicisti, attori ecc.), che si percepisce quando uno spettacolo lo si vede dal vivo, ma anche tra pubblico e pubblico. Il pubblico è secondo me parte integrante di uno spettacolo.
È estremamente frustrante non poter presentare lo spettacolo previsto il 9 e 10 maggio nell’ambito del Festival Steps a Poschiavo. Altrettanto frustrante è non poter realizzare la festa danzante, che si sarebbe tenuta una settimana dopo (la prossima edizione sarà il 7-8 maggio 2021). Mi sta troppo a cuore regalare al pubblico valposchiavino, valtellinese ed engadinese un genere culturale, la danza contemporanea, che troppo raramente raggiunge la periferia. È fondamentale che il pubblico possa confrontarsi con vari generi culturali.

Portrait Tabea Martin ©Kostas-Maros

Cosa ne pensa personalmente del momento attuale legato al coronavirus, come lo sta vivendo?
Quando l’epidemia di coronavirus è stata dichiarata in Italia, circa verso il 20 di febbraio, iniziando a diventare una pandemia, ho sentito un senso di disagio montarmi dentro, tanto più che avevo previsto un viaggio all’estero. Ho trovato estremamente faticose da interpretare le incertezze sulla diffusione, su ciò che avrebbe comportato questa situazione inedita, sulla sua durata, la trovavo estremamente difficile da capire. Faccio il mio viaggio o no? Alla fine l’ho fatto, ma sono rientrata prima del previsto, ho avuto la fortuna di rientrare proprio al momento giusto.
In totale sono stata via 9 giorni, ritornata in valle ho trovato una situazione completamente diversa rispetto a 9 giorni prima: tutto era chiuso, mi sembrava di essere in un film di fantascienza. Ho trovato difficile capire e saper gestire l’ansia collettiva intorno alla situazione, insomma riuscire a non farsi travolgere a livello personale dall’angoscia che c’era nell’aria, dalle informazioni martellanti ecc. Le prime due settimane dopo il mio ritorno sono stata in quarantena, ma una quarantena facilissima rispetto a certe quarantene che si vedono nelle grandi città e in altri paesi. Tralasciando che non sono andata a far la spesa, per il resto, rispettando le distanze, ho sempre potuto fare belle passeggiate e andare a lavorare nel mio ufficio. Insomma, per finire, nella pratica la mia vita di tutti i giorni non cambia un gran che, ma resta comunque questo sentimento di confinamento, di situazione “diversa” non rassicurante. Questa crisi è planetaria e l’ansia che ne deriva è planetaria, collettiva e difficilmente controllabile, contagiosa come il coronavirus. Si propaga a una velocità anche superiore, a causa della capacità anticipatoria dell’essere umano, che tende a proiettarsi in scenari deprimenti, inquietanti. Insomma, questa situazione ci tocca tutti, in questo contesto non è facile mantenere sempre la mente lucida.
Vivo comunque sentimenti molto ambivalenti: anche se tutto sommato, come dicevo, la mia vita di tutti i giorni non è cambiata un gran che, da un lato mi manca il poter andare al caffè la mattina e incontrare gente, cenare in compagnia di amici, uscire a vedere uno spettacolo, concerto, viaggiare in treno. Dall’altra però, apprezzo questa tranquillità, questo silenzio intorno, questa specie di pausa collettiva.
Mi sento sollevata di sapere che, pian pianino, ci sarà una riapertura e sono ottimista per gli eventi che organizzo, in particolare riverbero accoglie un fotografo proveniente dalla Mongolia da fine luglio a fine ottobre (inizialmente era prevista da metà giugno a metà settembre 2020), per una residenza fotografica sul tema dell’agricoltura di montagna, con mostra e alcune conferenze intorno all’agricoltura di montagna e alla letteratura sulla montagna (www.riverbero.ch). E’ l’incertezza costante su come sarà tra 3 o 6 mesi che mi fa molto riflettere. In fondo, le incertezze nei confronti del futuro ci sono sempre state e ci saranno sempre, non sappiamo mai come sarà domani, ma eravamo abituati che tutto filava più o meno sempre liscio. Ora è diverso, non si sa esattamente, nessuno sa come andrà avanti e questo può essere estremamente sconcertante. Non ci resta che vivere il qui e l’ora, vivere nell’adesso, che in fondo è un buon esercizio per la vita in generale!

In qualità di figura di spicco nell’organizzazione di eventi culturali in Valposchiavo, come si immagina il prossimo futuro della vita culturale valposchiavina? Cambierà qualcosa?
Già sono molto felice che presto i musei potranno riaprire! Di sicuro ci saranno meno eventi nei prossimi 3/6 mesi, ma mi auguro che l’attività culturale possa ritrovare il suo ritmo normale entro l’autunno, se non in gran parte già entro l’estate. Si dovranno prevedere modalità diverse di presentazione, dovremo guardarci in giro e far lavorare un po’ la nostra immaginazione per trovare idee che permettano la realizzazione di eventi nonostante le numerose misure di protezione. Non possiamo restare chiusi in casa per troppo tempo! Ne va della salute anche psichica di noi tutti. Posso immaginare anche che, vista la crisi economica, sarà più difficile trovare i fondi per l’organizzazione di eventi. Occorre riflettere maggiormente sulle collaborazioni, forse portare avanti un lavoro congiunto, insomma uscire dall’individualismo al quale ci eravamo abituati. In particolare nei grandi centri e nelle città, credo sia necessario un certo consolidamento delle attività proposte, insomma: “scremare” un po’ a favore della qualità.
In generale questo periodo spero ci sproni a riflettere sulla nostra società di consumo, sul reale valore di qualsiasi cosa facciamo e consumiamo;non solo a livello culturale, ma in generale a 360°. Il funzionamento della nostra società andrebbe completamente rivisito, ma questo è un altro capitolo della storia.


A cura di Ivan Falcinella

Membro della redazione