Che pace!

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Giovanni 14.25 – 31
Meditazione quotidiana del 12 maggio 2020

La meditazione è stata registrata e si può riascoltare al seguente indirizzo:

https://video.ibm.com/channel/6wHr8U23fcV

Buongiorno a tutte e tutti! È per me un rinnovato piacere ritrovarvi per passare un momento meditativo insieme. Rallegriamoci di questo tempo.

Ed eccoci alla storia di oggi, Il contadino e il cavallo, una storia sul bene e sul male. È molto famosa quindi non dubito che alcuni di voi già la conoscano, ma la saggezza che racchiude è sempre attuale.

 Molti anni fa, in un povero villaggio cinese, viveva un agricoltore con suo figlio. Suo unico bene materiale, a parte la terra e la piccola casa di paglia, era un cavallo che aveva ereditato da suo padre.

Un giorno, il cavallo scappò lasciando l’uomo senza animali che potessero lavorare la terra. I suoi vicini – che lo rispettavano molto per la sua onestà e diligenza – accorsero a casa sua per dirgli che erano dispiaciuti per quanto era successo. Lui li ringraziò per la visita, ma domandò: “Come fate a sapere se ciò che mi è successo è una disgrazia per me?” Qualcuno commentò a bassa voce con l’amico: “Non vuole accettare la realtà, lasciamo che pensi quel che vuole, così non si affliggerà per l’avvenuto.” Ed i vicini andarono via, fingendo d’essere d’accordo con ciò che avevano sentito.

Una settimana dopo, il cavallo ritornò alla stalla, ma non era solo: era accompagnato da una bella giumenta. Al sapere questo, gli abitanti del villaggio – contenti, perché solo ora avevano capito la risposta che l’uomo aveva dato loro – tornarono a casa dell’agricoltore, congratulandosi per la buona sorte. “Prima avevi solo un cavallo, ed ora ne hai due. Auguri!”, dissero. “Grazie mille per la visita e per la vostra solidarietà”, rispose l’agricoltore. “Ma come fate a sapere che l’accaduto è una benedizione per me?”
Sconcertati, e pensando che l’uomo stesse impazzendo, i vicini se ne andarono, commentando per strada “possibile che quest’uomo non capisca che Dio gli ha inviato un dono?”

Passato un mese, il figlio dell’agricoltore, decise di addomesticare la giumenta. Ma l’animale saltò in modo imprevisto, ed il ragazzo, cadendo in malo modo, si ruppe una gamba. I vicini tornarono a casa dell’agricoltore, portando doni per il giovane ferito. Il sindaco del villaggio, solennemente, presentò le condoglianze al padre, dicendo che tutti erano molto dispiaciuti per l’accaduto. L’uomo ringraziò per la visita e l’affetto di tutti. Ma domandò: “Come potete sapere se l’accaduto è una disgrazia per me?”

Questa frase lasciò tutti stupefatti, perché nessuno potrebbe avere il minimo dubbio di come un incidente ad un figlio possa essere una tragedia. Uscirono della casa dell’agricoltore, commentando fra sé: “È davvero impazzito; il suo unico figlio può rimanere zoppo per sempre ed ha ancora dubbi che l’accaduto possa davvero essere una disgrazia.”

Trascorsero alcuni mesi ed il Giappone dichiarò guerra alla Cina. Gli emissari dell’imperatore attraversarono tutto il paese alla ricerca di giovani in buona salute da inviare al fronte in battaglia. Arrivarono al villaggio e reclutarono tutti i giovani, eccetto il figlio dell’agricoltore che aveva la gamba rotta. Nessuno dei ragazzi ritornò vivo. Il figlio guarì, i due animali fecero puledri che furono venduti dando una buona resa in denaro. L’agricoltore passò a visitare i suoi vicini per consolarli ed aiutarli, poiché si erano mostrati solidali con lui in ogni situazione. Ogni volta che qualcuno di loro si lamentava, l’agricoltore diceva: “Come sai se questa è una disgrazia?”. Se qualcuno si fosse rallegrato troppo, gli avrebbe domandato: “Come sai se questa è una benedizione?” E gli uomini di quel villaggio capirono che, oltre alle apparenze, la vita ha altri significati.

Care amiche e cari amici, ascoltiamo le parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni, come un aiuto per capire come lo Spirito si muove, appassiona e dà gioia al credente. Leggiamo da Giovanni 14.25 – 31:

25 Vi ho detto queste cose, stando ancora con voi; 26 ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto.

27 Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti.

28 Avete udito che vi ho detto: “Io me ne vado, e torno da voi”; se voi mi amaste, vi rallegrereste che io vada al Padre, perché il Padre è maggiore di me. 29 Ora ve l’ho detto prima che avvenga, affinché, quando sarà avvenuto, crediate. 30 Io non parlerò più con voi per molto, perché viene il principe di questo mondo. Egli non può nulla contro di me; 31 ma così avviene affinché il mondo conosca che amo il Padre e opero come il Padre mi ha ordinato. Alzatevi, andiamo via di qui.

Gesù parla di un suo alleato mandato in nostro soccorso. Il termine è tradotto con “consolatore”, ma non rende il significato profondo della parola, quindi si tende a lasciare la traslitterazione: Paràclito. Cos’è? In greco “è colui che è chiamato in soccorso, in difesa”, quindi: difensore, protettore, soccorritore, ma nessuno di questi esaurisce il termine greco. Paràclito non è il nome dello Spirito, ma la sua funzione “di soccorrere”. Qui Gesù dà un’istruzione preziosa: perché rimanga con voi per sempre. Lo Spirito del Signore, che soccorre la comunità e l’individuo, non viene in soccorso nei momenti di bisogno, quando viene invocato, ma è una presenza continua nella comunità. Per questo non si invoca nel pericolo come se non sapesse la nostra situazione, come se venisse da un’altra parte, ma è già con noi, si deve solo manifestare. L’amore di Dio non va incontro ai bisogni degli individui e della comunità, ma li precede. Questo dona serenità alla comunità, che si troverà di fronte ad una tempesta, come quella di Gesù, all’opposizione, alla persecuzione: siate sereni, abbiate fiducia perché lo Spirito è sempre con voi.

I suoi discepoli erano tristi perché avevano le domande di ogni credente: come posso vivere senza il Signore vicino, quale decisione prendere, sarà questo che il Signore vuole da me? Lo Spirito v’insegnerà ogni cosa. Per tutta la vita il cristiano è uno studente al seguito dello Spirito che lo guiderà in una sempre maggiore conoscenza del Signore. Lo Spirito vi ricorderà tutto quello che vi ho detto. Nella fede lo Spirito ci guida alla scoperta del significato della vita, parole e opere di Gesù. Nel prendere le decisioni ci suggerisce la scelta dell’amore. Ecco il fondamentale soccorso del credente!

 Gesù spiega che non sarà più presente corporalmente. Gesù però ci lascia soli, è fedele. Voi avrete la mia pace e me. Ci lascia la sua shalom, che non è assenza di problemi. È intraducibile, significa “tutto ciò che fa il nostro più alto bene”. La pace del mondo è una fuga dai problemi e il rifiutare di affrontare le cose. La pace di Gesù è una di conquista. Niente e nessuno ce la può togliere o diminuirla perché è indipendente dalle circostanze esterne. Con pazienza spiega ai suoi amici tristi: chi mi ama, ama Dio, e Dio lo amerà, e noi verremo da lui e dimoreremo presso di lui. In pratica, il credente non perderà né lui né Dio, ma il suo Spirito, l’amore di Dio, abiterà in noi. E se Gesù dice: il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti, i discepoli dovevano essere molto scossi, con dei musi lunghi fino al tavolo! Non vedevano il sole oltre le nuvole al quale Gesù indicava. Gesù c’è e promette d’accompagnarci.

Gesù però ci chiede di avere fiducia in lui. È un patto reciproco. Si aspetta anche che mostriamo la nostra fedeltà a Dio: se uno mi ama, osserverà la mia parola. Amore non è solo una parola, ma fatti concreti. Cosa c’è di più amaro del dire di una persona vicina: non ha mantenuta la sua parola. Chi non mantiene la parola si scredita. Dai discorsi che partoriscono parole senza fatti si passa dalla fedeltà all’inaffidabilità. Possiamo cambiare in: se uno mi ama, manterrà la sua parola con me. Il Signore promette fedeltà, però vuole la nostra.

La prima dimostrazione di questa fedeltà, il Signore, la fornirà a Pentecoste. Il Consolatore compie la sua opera e i discepoli, prima impauriti, non hanno più paura. Lo Spirito, come Soccorritore presente, è la risposta ai nostri timori. Nell’incontro con il suo Spirito, i nostri angoli bui sono illuminati e la nostra parola e azione trovano armonia. Così Gesù recupera le nostre storture, sana la nostra sofferenza, ci sostiene e ci dice “vi do la mia pace”. È il Consolatore che ci insegna a vivere nella presenza di Dio lì dove siamo. La preghiera nello Spirito non produce effetti magici, in cui soddisfa i nostri desideri, ma genera una crescita continua che porta chiarezza, distrugge le false immagini di Dio, finché la mia volontà non diventi la sua. Ecco perché il suo Spirito ci ricorderà di ciò che ha detto in ogni faccenda. Il Signore dimora presso noi e, per lo Spirito, ci insegna la sua volontà e rimuove le paure che ci paralizzano. Nella sua fedeltà risana la nostra vita.

Lo Spirito è con noi sempre. Ecco perché Gesù dice anche qualcosa di strano: “; se voi mi amaste, vi rallegrereste che io vada al Padre. Perché ci lascia in contraccambio il suo Spirito, che ci parla di lui e apre la nostra mente alle sue parole. Sana la nostra vita mentre lo seguiamo, perché le cose acquistano il giusto significato. Lui è fedele e ci chiede di assomigliargli. Alla scuola dello Spirito, Cristo rende entusiasmante ogni giorno di vita! Amen.

Preghiera

Signore, la tua pace sia sempre con noi. Che nessun pensiero di preoccupazioni, lotta o afflizione possa derubarci della pace che oltrepassa ogni comprensione.

Tu solo, Signore, sei la nostra pace. Che possiamo sempre dimorare in questa pace credendo nella tua Parola e compiendo il tuo volere. Amen.

Salmo 145

8 Il SIGNORE è misericordioso e pieno di compassione,

lento all’ira e di gran bontà.

9 Il SIGNORE è buono verso tutti,
pieno di compassioni per tutte le sue opere.

10 Tutte le tue opere ti celebreranno, o SIGNORE, e i tuoi fedeli ti benediranno.

11 Parleranno della gloria del tuo regno
e racconteranno la tua potenza

12 per far conoscere ai figli degli uomini i tuoi prodigi
e la gloria maestosa del tuo regno.

13 Il tuo regno è un regno eterno e il tuo dominio dura per ogni età.

21 La mia bocca proclamerà la lode del SIGNORE
e ogni carne benedirà il suo nome santo per sempre.

Il tempo insieme è terminato, spero che questi pensieri vi accompagnino nel resto della giornata.

L’appuntamento è per venerdì prossimo, quindici maggio, ore 11.00. Vi auguro una serena continuazione di giornata.

Antonio

1 COMMENTO

  1. La pace

    Non importa che tu sia
    uomo o donna,
    vecchio o fanciullo,
    operaio o contadino,
    soldato o studente o commerciante;
    non importa quale sia
    il tuo credo politico
    o quello religioso;
    se ti chiedono qual è la cosa
    più importante per l’umanità
    rispondi
    prima
    dopo
    sempre
    la pace! Li Tien Min

    Con empatia Nando Nussio