Ascensione, e allora?

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Atti 1.1 – 11
Sermone del 21 maggio 2020

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

1 Nel mio primo libro, o Teofilo, ho parlato di tutto quello che Gesù cominciò a fare e a insegnare, 2 fino al giorno che fu elevato in cielo, dopo aver dato mediante lo Spirito Santo delle istruzioni agli apostoli che aveva scelti.

3 Ai quali anche, dopo che ebbe sofferto, si presentò vivente con molte prove, facendosi vedere da loro per quaranta giorni, parlando delle cose relative al regno di Dio.

4 Trovandosi con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’attuazione della promessa del Padre, «la quale», egli disse, «avete udita da me. 5 Perché Giovanni battezzò sì con acqua, ma voi sarete battezzati in Spirito Santo fra non molti giorni». 6 Quelli dunque che erano riuniti gli domandarono: «Signore, è in questo tempo che ristabilirai il regno a Israele?» 7 Egli rispose loro: «Non spetta a voi di sapere i tempi o i momenti che il Padre ha riservato alla propria autorità. 8 Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra».

9 Dette queste cose, mentre essi guardavano, fu elevato; e una nuvola, accogliendolo, lo sottrasse ai loro sguardi. 10 E come essi avevano gli occhi fissi al cielo, mentre egli se ne andava, due uomini in vesti bianche si presentarono a loro e dissero: 11 «Uomini di Galilea, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù, che vi è stato tolto, ed è stato elevato in cielo, ritornerà nella medesima maniera in cui lo avete visto andare in cielo».

Cara comunità, la riflessione di oggi è centrata sull’evento conclusivo del ministero terreno di Gesù. Forse, l’Ascensione, ancora di più della Resurrezione, suscita controversie tra i credenti e studiosi. I quattro Vangeli scrivono della resurrezione di Gesù, solo Marco e Luca parlano però dell’Ascensione. Nel primo capitolo di Atti degli Apostoli, l’evangelista Luca ne parla in modo completo. Gesù torna al Padre lasciando i discepoli sulla terra.

Parlare dell’Ascensione oggi non è di facile comprensione. In questo tempo di scetticismo è però un compito necessario. L’evangelista Luca ci dice che, dopo quaranta giorni di apparizioni post – pasquali con i discepoli, Gesù gli ordina di rimanere in Gerusalemme fino al dono dello Spirito Santo. Ai discepoli confusi Gesù rispose: riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi e mi sarete testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea e Samaria e fino all’estremità della terra» (v.8). Poi “mentre essi guardavano, fu elevato; e una nuvola, accogliendolo, lo sottrasse ai loro sguardi”. (v.9). E mentre guardavano, due uomini in bianco gli apparvero di fianco e dissero «Uomini di Galilea, perché state guardando verso il cielo? Questo Gesù, che vi è stato tolto, ed è stato elevato in cielo, ritornerà nella medesima maniera in cui lo avete visto andare in cielo» (v. 11). Questo è un racconto di testimoni oculari. In che modo lo valutiamo? La nostra interpretazione dipende dal punto di vista dal quale parliamo. Parliamo delle spiegazioni più diffuse.

L’idealista interpreta questo episodio dai soli fatti. Gesù è un operatore di miracoli, coinvolto nel miracolo più incredibile: la resurrezione dai morti. Per quaranta giorni, egli appare ai suoi seguaci, essi lo ascoltano, lui li incoraggia. Questi incontri non potevano però continuare all’infinito. Gesù doveva ritornare al Padre dopo avere compiuto la sua missione. Allora, per l’idealista: caso chiuso, finito qui. Il materialista guarda distaccato all’intera storia e la rifiuta. Per lui è un mito antico assurdo. Gli evangelisti scrivono un racconto di pura fantasia e scherzano citando il primo astronauta russo che, al ritorno sulla terra, dichiarò che lassù non aveva visto Dio. Anche molti credenti si chiedono: nell’era tecnologia e di esplorazioni spaziali, l’idea di un’Ascensione non è fuori luogo? Chi prendiamo in giro, dice il materialista. C’è il realista che guarda all’Ascensione dalla prospettiva del credente e si chiede: che cosa mi dice sulla mia fede. La domanda rilevante è: che posto ha l’Ascensione nella mia vita cristiana? Qual è il significato per il credente del 21. secolo e perché è tra la resurrezione e il dono dello Spirito a Pentecoste? Riflettiamo su queste domande realistiche.

Il Signore risorto ordina ai discepoli di “aspettare(v. 4). Aspettare, sì ma cosa? L’adempimento della promessa del Padre. Molti odiano aspettare. Ne sappiamo qualcosa con questa chiusura interminabile. Non ci piacciono i ritardatari, i treni o gli autobus in ritardo. Non è questo però l’aspettare biblico. La Bibbia, invece, quando ci invita ad aspettare, non intende perdere del tempo o annoiarsi, ma stare in allerta, pronti a cogliere dei segnali. Prima cosa, i discepoli devono ripensare i tre anni di vita insieme. Da pescatori o esattori delle tasse diventano messaggeri della vita nuova di Gesù e di fede nel Padre, non più in una legge ma in una persona. L’immagine del Dio rigido e pignolo, giudice è cancellata, essi conoscono, invece, la presenza di un Padre amoroso, paziente, coinvolto e premuroso. Con il loro Maestro trovano un Padre vicino a una umanità sola. Poi arriva il Calvario e il loro mondo collassa come un castello di sabbia. Nel mattino di Pasqua albeggia la vita nuova e i discepoli sono sorpresi da un evento impensabile: Gesù è risvegliato dai morti e per quaranta giorni rimane fra loro. Dovevano ancora aspettarsi qualcosa? Sì. Quel gruppo timoroso continua a incontrarsi in segreto, rimanendo fedele a Gesù, uniti da uno spirito di attesa del futuro che il Signore aveva preparato per loro. Aspettate, perché arriva ancora qualcosa, ordina Gesù. Attendere per ricevere dal Cristo fa parte del cristiano.

Il compimento della promessa di Gesù era il dono della potenza (vv. 4ss). Potere non va inteso nel senso di successi sociali, politici o economici. Questo potere è quello mostrato da Gesù. Prendiamo Pietro, guardiamo al suo cambio di potenza. Ha il suo amore per Gesù al massimo, poi lo rinnega. Dopo però, Pietro è il recipiente di questa potenza dall’alto e, in Atti, riemerge da quel periodo di riflessione come un coraggioso testimone e di risoluta fermezza. Questo discepolo e la comunità di credenti sono “rinnovati nel pensiero” e risvegliati dalla morte spirituale del mondo pagano. Ecco compiuta la promessa di Gesù del Paracleto, l’Aiuto, di “uno che riempie con forza e coraggio”. Nel NT il potere spirituale è dato affinché: l’opera e la missione di Cristo siano continuate tra e per i credenti. In che modo riceviamo questa potenza? Attendendola dal Signore che la dona in modo permanente. Quando arriva, anche piccoli gruppi di cristiani formano delle schiere che, con coraggio e forza, sfidano il rifiuto del mondo. Ecco perché i discepoli attendono.

Arriviamo al significato dell’Ascensione. La testimonianza cristiana. Gesù termina la sua presenza terrena e torna al Padre. Ora i discepoli aspettano attivamente la forza per andare in missione. A ogni credente che chiede: dove andiamo dopo la tua partenza? Il Signore risponde: mi sarete testimoni in Gerusalemme, in Giudea e in tutta la terra. Lo Spirito Santo non è dato per fare proseliti ma per servire in questo mondo con la forza e il coraggio del Signore. Il credente ha un compito avvincente perché, come testimone, non dà una sua opinione sui fatti, ma parla perché può dire: “io ero lì” e testimonia quello che ha visto e sentito da Gesù. Una testimonianza non conta i costi personali, attesta la “verità, tutta la verità e nient’altro che la verità”. Gli apostoli vanno nel mondo testimoniando l’esperienza personale con il Risorto e Asceso Signore. Pietro risponde al sommo sacerdote in tribunale: Atti 4:20 Quanto a noi, non possiamo tacere le cose che abbiamo viste e udite». Con questa potenza partono da Gerusalemme per arrivare in tutto il mondo, per Gesù che comandò: andate in tutto il mondo e predicate l’evangelo all’intera creazione (Marco 16.15). L’Ascensione dona alla Chiesa un significato nuovo delle parole “aspettare”, “potenza” e “testimonianza”. Attenzione, i due uomini con le vesti bianche dicono anche ai discepoli: uomini di Galilea, perché state a guardare verso il cielo? La potenza che il cristiano riceve dall’alto è al servizio in tutte le situazioni di miseria umana. Ricorda la Beatitudine: felice chi si fa povero in spirito! In breve, chi si fa servizio al prossimo. La nostra fede non è “guardare alle nuvole”, a naso all’insù. La resurrezione di Gesù non cessa di avere effetto, arriva in ogni luogo dove la dignità umana è offesa. Dove è ora Gesù? Con i suoi discepoli sparsi nel mondo per portare l’amore gratuito del Padre, presso il quale è Gesù. Il suo Spirito però ci infonde forza e coraggio nella testimonianza che si fa amore al mondo.

La mente moderna rifiuta l’Ascensione perché tutto finisce con la morte di Gesù. Il resto è un mito. Il credente, invece, ne riscopre l’attualità. Gesù torna al Padre e ordina ai discepoli di aspettare lo Spirito Santo. Non puoi andare in prima linea senza armatura. La “potenza” del Padre è coraggio e forza per praticare la sua volontà. Non sei solo, il Signore dimora in te con il suo Spirito. L’idealista e il materialista, come i discepoli, fissano lo sguardo in alto, cercando il senso dell’Ascensione sulle nuvole. Per loro l’Ascensione è distrazione, per il credente è coinvolgimento nel mondo che Dio ama. Aspettare, ricevere forza dallo Spirito e testimoniare, è il vivere cristiano dopo il ritorno del Cristo al Padre. Ora tocca a noi. Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa