Mira Spengler, da tre a nove settimane a Poschiavo “in Residenza”

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Mira Spengler, violinista ospitata da Uncool nell’ambito della rassegna Artisti in residenza, il 25 aprile scorso è tornata a Lucerna dopo circa due mesi passati a Poschiavo.
La violinista scrive a Cornelia: “Sì, qui sta andando tutto bene. Mi manca Poschiavo, l’appartamento, i balconi e il silenzio… In ogni caso, non c’è nulla in vista per me fino alla fine di agosto. I concerti saranno l’ultima cosa che ci riporterà alla normalità. Tuttavia ho molto a che fare con lo studio, la pianificazione dei progetti, ecc.”. Il Bernina ha approfittato dell’amicizia che lega Cornelia a Mira per porre qualche domanda alla violinista sulla sua permanenza a Poschiavo durante gli ultimi mesi.

Mira, si è ritrovata bloccata in Valposchiavo, lontana da casa, dagli impegni e dagli affetti, come ha reagito a tutto ciò?

Sono arrivata a Poschiavo il 22 febbraio per trascorrere le mie tre settimane di UNCOOL – Artisti in Residenza e per fare due concerti. Le tre settimane previste sono diventate nove. Dopo la fine della residenza originariamente prevista (tre settimane), tutti gli altri concerti sono stati cancellati fino alla fine di aprile e il 13 marzo è stata annunciata la chiusura totale: sono stata incredibilmente felice e grata di trascorrere a Poschiavo queste settimane.

Ho goduto della pace e della tranquillità della Valposchiavo. Così, in questa situazione, ho potuto trovare spazio da dedicare al mio lavoro creativo in pace e tranquillità, riuscendo a svilupparlo come non avrei potuto fare in altri modi. A Poschiavo per me c’è stato spazio per camminare nella natura, per dar pace alle mie orecchie, per avere la libertà di riflettere su ciò che ho vissuto e di riflettere sulla nostra società.

Cornelia Müller e Mira Spengler – Foto di Christian Zemp

Le sue composizioni musicali sono state influenzate da questo particolare momento di crisi?

Il mio lavoro di musicista è molto di più interpretazione e apprendimento di opere che composizione delle stesse. Questo mio modo di lavorare è sicuramente influenzato anche dalla situazione attuale; sono fermamente convinta che tutto ciò che noi umani viviamo e sperimentiamo influenza le nostre azioni e quindi anche il mio lavoro di violinista.

A volte sono completamente libera e distaccata dai pensieri della situazione attuale. A volte invece, sono preoccupata dai grandi punti interrogativi che gravano sul nostro futuro e non da ultimo per le perdite economiche causate dalla pandemia. Tutte le opportunità di performance e concerti sono state cancellate. In alcuni paesi è già stabilita la chiusura fino all’ottobre di quest’anno. Questo, per me, è scioccante e doloroso. Ma il vero lavoro per me, come musicista, non si ferma, continuerà e soprattutto ci sarà un “dopo”. E in questo momento sto già cercando di adeguarmi al “dopo”.

Molto consapevolmente ho deciso di utilizzare questo tempo per imparare un nuovo repertorio, per ampliare le mie conoscenze e per trovare il mio ritmo, per acquisire forze e per chiarire questioni che mi preoccupano da molto tempo o che sono sorte in questo periodo. Trovo sia molto prezioso il fatto che ora ho l’opportunità di ritirarmi e di uscire consapevolmente da una società orientata alla produzione.

Molti artisti, musicisti ed esecutori utilizzano attualmente varie piattaforme per livestream, dal proprio soggiorno, dal balcone e dai luoghi più disparati. Vengono generati ancora più output del solito. Ognuno deve dimostrare che esiste e che è creativo. Perché? Il mondo si è fermato per un momento e la società ha l’opportunità di affrontare questioni e processi interiori che altrimenti sarebbero molto difficili da prendere in considerazione nella frenesia del mondo moderno.

Cosa ne pensa del coronavirus? Cosa cambierà nel mondo della musica e in generale nel prossimo futuro?

Penso che non riceviamo informazioni tangibili e veritiere sul virus stesso attraverso i canali dei media e dei quotidiani. È ed è stato creato e diffuso finora solamente un clima di paura e panico. È terrificante rendersi conto che il nostro attuale sistema sanitario è stato così orientato al profitto e che, grazie a molte misure di risparmio sanitario degli ultimi anni, sembriamo non avere la capacità sufficiente per affrontare un tale virus, a meno di non bloccare l’intera economia e la società. A mio avviso sarebbero stati necessari con urgenza test più diffusi e soprattutto test per la ricerca di anticorpi, in modo che gran parte della popolazione avrebbe potuto continuare la sua normale vita quotidiana.

Il periodo di lockdown può essere un’opportunità per alcuni. Ma può anche, credo, avere conseguenze negative per altri. A seconda di come si vive e di quali opzioni sono rimaste nella situazione attuale, è sicuramente difficile per molte persone convivere con questa situazione di “isolamento”. La mia sensazione sarebbe completamente diversa se mi sedessi con molti altri in un piccolo appartamento in una grande città e non avessi la possibilità di uscire nella natura, né di ritirarmi o di fare il mio lavoro.

Spero vivamente che questa crisi non renda la nostra società ancora più lontana dalla vita reale. Che le persone si muoveranno presto di nuovo, più nella realtà che in un mondo virtuale che ci viene costantemente offerto dai media. Spero anche che nel mondo della musica il diluvio dei concerti livestream si dissolva e che la forma dei concerti virtuali venga ridimensionata in futuro su scala più ridotta.


A cura di Ivan Falcinella

Membro della redazione