Uno stipendio per le mamme

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Si è palesato ancor maggiormente durante questo periodo di confinamento, quanto importante sia il lavoro svolto dalle madri di famiglia, in casa, assumendo ancora maggior rilievo rispetto all’andamento “normale”. Oltre alla conduzione “abituale” delle faccende domestiche, della cura della casa, della preparazione del cibo per tutta la famiglia, dell’accompagnamento dei figli nello studio e nella gestione dei loro passatempi, si è affiancata la gestione dei figli durante la “scuola in casa”, del loro tempo libero, della casa con tutti i suoi componenti. Sono convinto che questo periodo nelle famiglie sia stato gestito egregiamente, soprattutto grazie alle mamme.

Tutto questo impegno non è retribuito, né finanziariamente, né socialmente e questo non è giusto. Non sostiene in modo equo chi si occupa di mantenere viva la struttura famigliare, rispetto a coloro che, salariati, rientrano in una prospettiva di calcolo su sostegni vari. Benché la società si fondi sulla microstruttura della famiglia, dal punto di vista legislativo e retributivo, la nostra società basa i propri calcoli sull’individuo.

Non vorrei entrare in questioni troppo burocratiche e storiche, rievocando i tentativi, in passato, di trovare un modo legale per sostenere maggiormente il concetto di famiglia, tassello fondamentale, imprescindibile e irrinunciabile per la crescita sociale di uno stato, ma sottolineare come iniziative sorte di recente in alcuni paesi europei potrebbero essere di sprone ad una politica per la famiglia piú attiva anche in Svizzera.

Nel rapporto Unicef sulle politiche famigliari negli stati dell’UE e OSCE del giugno 2019, risulta che i paesi scandinavi (Svezia, Norvegia e Islanda) hanno la migliore politica di sostegno familiare, fanalini di coda invece sono Cipro, Grecia e Svizzera. Non è un risultato che ci fa onore. Nel Quebec nel 2008, in Italia di recente, invece, ha fatto discutere un disegno di legge, definito come reddito di maternità, che prevedeva di destinare delle mensilità alla madre che decide di occuparsi completamente della cura e della crescita del proprio figlio per la durata di otto anni, cumulandosi per ogni ulteriore figlio. Non si tratta, come invece rientra nella politica famigliare in Svizzera, di promuovere la conciliabilità tra famiglia e lavoro e sostenere le famiglie per la custodia dei figli da parte di terzi, ma di retribuire in modo forfettario ciò che una madre casalinga svolge nella crescita e cura dei propri figli.

Le premesse di riflessione che dovrebbero stare a monte di queste decisioni dovrebbero vertere verso il rafforzamento del concetto di famiglia e non solamente dell’idea, ma della certezza che i migliori attori per l’accudimento dei bambini siano in prima linea i genitori, non figure esterne.

Il periodo che ci stiamo lasciando alle spalle ha tra le altre cose, messo in evidenza quanto sia importante la solidità famigliare per affrontare e superare momenti difficili. Una parte preponderante di questo lavoro, lo hanno svolto le madri. Pensare ad un riconoscimento finanziario, una sorta di stipendio statale, alle donne che scelgono di non lavorare e di restare a casa, nella cura dei figli, significherebbe investire in modo lungimirante per la nostra società del futuro.


Luigi Menghini

(Questo articolo appare, in tedesco, nel Bündner Tagblatt, di giovedì, 4 giugno 2020)

4 COMMENTI

  1. Ciao Luigi,
    Come mamma di tre figli voglio ringraziarti con tutto il cuore di avere scritto un articolo su questo tema. Sono alcuni anni che mi passa per la testa questo pensiero, molto prima del coronavirus.
    Di sicuro se guardo miei figli sono fiera di loro. Quando arrivo alla sera distrutta fisicamente e mentalmente, so che quello che ho fatto è stato principalmente per loro. Però tutte le persone che hanno un lavoro regolare ricevono uno stipendio, anche minimo, e noi?
    Sono convinta di non essere l’unica a pensarla così. Mi auguro che anche le mamme vengano sostenute finanziariamente. Il nostro è anche un lavoro!!!
    Un caro saluto IRIS

  2. Il lavoro delle donne come mamme e casalinghe è ingiustamente non pagato, né parzialmente, né totalmente. Le donne svolgono un lavoro quasi senza limiti – dalla mattina fino alla notte, da lunedì alla domenica. Non esiste un ritmo di 38,5 a 42,5 per 5 giorni la settimana (medio svizzero), ma un impegno molto più grosso. Lavorano come educatrice, insegnante e bambinaia, fanno le spese, cucinano, lavano piatti e vestiti, stirano, puliscano, fanno ordine, curano il giardino, costituiscano delle scorte…. tutto gratuitamente fin ora. Un multitasking come svolgano le donne quotidianamente dovrebbe essere pagato già da tanto tempo e come un lavoro di manager, non spiccioli, ma come uno stipendio vero e proprio. E non soltanto alle donne che stanno a casa, ma anche a quelli che lavorano parzialmente fuori casa e in quel modo fanno il doppio lavoro. In fondo anche il lavoro di quei uomini che si assumano il ruolo classico della madre e della casalinga restando a casa, prendendo cura dei bambini e accudendo alle faccende domestiche, anche questo lavoro dovrebbe essere finanziariamente riconosciuto. Il lavoro che si svolge deve essere pagato in un modo adeguato in aggiunta agli straordinari e indipendente del sesso della persona…

  3. Caro Luigi,
    concordo con te. Mio padre ha lavorato molto ma mia madre ha lavorato il doppio senza una paga. Erano contadini e erano altri tempi. Ma ora le cose, come dici tu, devono cambiare.
    Con empatia Nando Nussio.