Una finestra sul futuro – Idee geniali e tanto buon senso

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Poco prima di Pasqua, il Centro sanitario Valposchiavo ha ricevuto dalla Protezione Civile un respiratore mobile, particolarmente utile in caso di trasporti in urgenza. Si tratta di una delle apparecchiature più richieste in tutto il mondo, insieme ai ventilatori polmonari fissi, così necessari che la comunità scientifica e tecnica del mondo si è attivata con reti anche volontarie per realizzare dispositivi con stampanti 3D; i software necessari per produrli sono condivisi e liberi. Boston, Barcellona, Milano, Torino hanno messo in rete teste, idee e risorse per realizzare attrezzature oggi davvero salvavita.

Pensate che una buona parte delle tecniche costruttive così come dei software messi in gioco sono il frutto dell’applicazione delle ricerche condotte in questi anni per le missioni spaziali; senza di esse la nostra vita sarebbe diversa, forse un po’ meno confortevole. Perfino alcuni composti usati nei farmaci sono stati testati e studiati a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Lassù vive l’unica comunità davvero globalizzata che non riconosce i confini terrestri; e lassù, proprio nel mezzo della crisi virale che attanaglia il globo, è stata lanciata la Soyuz con il nuovo equipaggio e un carico di nuovi esperimenti da cui dipenderanno alcune delle novità dei prossimi anni. Luca Parmitano, recente comandante della Stazione, ha descritto molto bene l’intensa attività scientifica a bordo del Stazione nel suo libro “Volare”; racconta degli esperimenti ma racconta anche dell’inquinamento visto da lassù e della devastazione che avanza sulla Terra. Si tratta di una lettura stimolante, che alimenta la curiosità.

Mi piacciono i libri che mettono in moto i neuroni, che minano le certezze e mi spingono a interrogarmi. Mi sono chiesta quante idee ci vogliano per costruire qualcosa in grado di funzionare; l’esperienza dei ventilatori (e delle maschere da sub trasformate in maschere per la ventilazione) mi ha aiutato a capire quanto siano importanti le reti di persone motivate, capaci di unirsi, discutere idee e provare a dare soluzione ai problemi. L’ho sperimentato direttamente, osservando i lavori di uno di questi gruppi spontanei che ha unito Italia e Catalunya nei giorni più cupi della nostra emergenza; contatti che si attivano, idee che diventano proposte, successi apparenti, delusioni improvvise e poi ancora soluzioni che funzionano. Frenesia ed entusiasmo, la voglia di essere utili, mettere al servizio idee ed esperienza. Storie di teste che non si conoscono e appartengono a mondi distanti e improvvisamente si trovano uniti, pronti all’azione, tutti sul medesimo fronte. La teoria della conoscenza ci dice che per arrivare a un’idea che funziona, in grado cioè di essere applicata con successo, ne sono necessarie almeno diecimila; la gran parte si fermerà ma avrà dato il suo contributo per costruire l’innovazione. C’è un momento in cui intuizione e buon senso si parlano, stringono un’alleanza e arrivano a costruire il nuovo, un po’ come un pittore realizza la sua opera o uno scultore del legno immagina la sua opera a partire dal ciocco che osserva. C’è un linguaggio non scritto che fa della creatività la forza propulsiva per inventare il nuovo, come accadde nel 1908 quando George Poe realizzò il primo ventilatore meccanico, un’intuizione da cui sono nati i moderni ventilatori che oggi aiutano i malati più gravi.


Chiara Maria Battistoni