Noi Togni: errori e silenzi sulla pandemia

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Nicoletta Noi-Togni. Immagine da: www.suedostschweiz.ch

Gran Consiglio: i due mondi

Surreale l’atmosfera nell’enorme “Stadthalle” di Coira dove si svolgeva la sessione di giugno del Gran Consiglio. Le persone sparivano quasi dietro le lunghe file di tavoli, volti e voci dovevano essere cercati nella penombra. Ed in penombra anche il dibattito Covid-19. Caratterizzato da una strana marea di complimenti all’indirizzo del Governo, che scivolava tranquillamente sulle tavolate senza trovare quasi nessun ostacolo. Annichilente in vero per me. Cosi era stata vissuta la pandemia oltre San Bernardino? Evidentemente molto diversamente da quanto l’avevamo vissuta noi a stretto contatto con il Ticino e con l’Italia. Nessuno sembrava aver avuto paura, i politici non si erano agitati o preoccupati; la discussione nei due giorni, pur sempre dedicati alla pandemia, verteva principalmente sull’economia. Tronfio il Governo sul suo podio si godeva i complimenti: per le visite, per il sostegno, per la dottoressa cantonale nuova di zecca, per le frontiere rimaste aperte con l’Italia perché altrimenti nessuno avrebbe curato gli ammalati nelle valli meridionali.

Personale infermieristico che non abbiamo

Già, vero, senza il personale frontaliero le nostre istituzioni sanitarie non sopravvivono! Naturalmente nessuno si è posto in Gran Consiglio la domanda sul quanto fosse etico (ed anche igienico) – nell’ambito di una pandemia – ricorrere ad un personale di frontiera che veniva sottratto ad un altra nazione che ne aveva bisogno in quel momento e che poteva, per contingenze di passaggio da una frontiera all’altra, trasmettere maggiormente il virus. Con tutto il rispetto per questo, sicuramente buon personale, orgogliosi si potrà essere quando formeremo  entro le nostre frontiere e con le nostre finanze,  il personale sia svizzero che straniero. Eppure quella maggior formazione infermieristica in loco che tanto necessiterebbe, a parte un mio intervento, non è stata minimamente un tema di discussione.

La mia critica e la mia richiesta

L’unico ostacolo che ha incontrato la marea di complimenti al Governo tra una tavolata e l’altra è stata quindi la mia. Che ha riassunto quanto abbiamo vissuto dal 23 febbraio a fine aprile nel Moesano. Con l’alternarsi di permessi e di dinieghi da parte di Coira. A partire dal 12 marzo, quando ci è stato concesso (ufficialmente, dal capo cantonale di condotta) di fare quanto stava facendo il Ticino, al pronto ritiro nei giorni seguenti da parte del Governo dello stesso permesso. Per seguire quanto ordinato dalla Confederazione secondo Peyer che a piu’ riprese aveva definito il Ticino “illegale”. Quindi il Moesano, quale regione grigionese, non poteva seguirlo: ecco i due mondi! Concludevo la mia critica in GC affermando che due cose avevano evitato un numero maggiore di morti e ammalati al Moesano: l’ottimo servizio di salvataggio di cui disponiamo ed il fatto che la nostra popolazione avesse seguito le istruzioni del Ticino. La mia richiesta quindi è stata quella di una convenzione tra Ticino e Grigioni che deleghi la competenza al Ticino, in caso di pandemia, di integrare nelle sue misure di protezione anche il Moesano. Niente sarebbe più logico in quanto le strutture ospedaliere che accolgono i nostri ammalati, sono situate in Ticino e non a Coira. Con mia grande sorpresa, il consigliere di Stato Peyer – che mi ha trattato molto male in questa discussione tra l’altro – ha risposto positivamente alla mia richiesta. Una convenzione di questo tipo, ha affermato (e scritto!) sarebbe teoricamente possibile; se non fosse che i comuni, soprattutto dell’alto Moesano (cosi sta scritto), sono esplicitamente contrari a una tale delega. Che viene chiesta “solo” dalla sottoscritta deputata, ha concluso Peyer. Vedremo cosa ne dirà la popolazione. Intanto continuiamo a vivere nei due mondi.

La televisione della Svizzera Italiana

Dopo le due giornate Covid in Gran Consiglio, un cittadino mesolcinese mi ha scritto chiedendomi cosa ci stesse a fare la Televisione della Svizzera Italiana in Gran Consiglio. Avendo seguito in Streaming il dibattito e constatando che l’unica voce veramente critica era stata la mia (nel già citato mare di complimenti) si chiedeva come mai il mio intervento, che segnalava con tanto di cronistoria e fatti documentati quanto successo nel Moesano riguardo alla pandemia (ne aveva parlato persino il noto Blick!) fosse stato totalmente ignorato dal media televisivo della Svizzera Italiana (solo Grigioni Sera ne aveva parlato) che si era limitato a parlare del problema della comunicazione nel Covid 19; non dovrebbe essere – chiedeva il mio interlocutore – la Televisione della Svizzera Italiana quel media che informa la popolazione proprio sui fatti piu’ importanti che riguardano la nostra regione? La difficoltà di comunicazione in fondo era semplicemente un elemento alibi per il nostro Governo nel vissuto Covid. Veramente importante era stato l’essere un mese in ritardo del Grigioni sul Ticino con le misure di protezione della popolazione e l’averci impedito di fare quanto faceva il Ticino, l’averci esposto al pericolo di non poter accedere agli ospedali ticinesi, il non aver potuto fare con le scuole cio’ che faceva il Ticino ed averci negato la finestra di crisi nonché il non aver procurato in tempo materiale sanitario. Altro che traduzioni e comunicazione!! Già, perché la TSI non aveva parlato della mia “denuncia” in Gran Consiglio? Non ho saputo rispondergli!!!


Nicoletta Noi-Togni