Miralago: un luogo di ristoro spirituale

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Un amico in calzoni corti, maglietta e scarpe da ginnastica, mi si avvicina, mentre percorro il viale di Madonna di Tirano e mi dice: “Ciao, dove vai tirato così a lucido?” Rispondo: “A Messa delle ore 11 in Santuario, e tu dove sei diretto vestito da camminatore a tutto punto?” Risponde: “Vado anch’io al “mio ristoro spirituale sul lago di Poschiavo, a Miralago.” Ribatto: “Forse vorrai dire che andrai a messa nella Cappella di S. Gottardo a Miralago” E lui sorridendo: “No, no, non in quella bella Cappella. Quella chiesetta di S. Gottardo la considero l’angelo che mi introduce lungo lo stretto e ben tenuto sentiero che circonda il lago. Su quel sentiero c’è, da molti anni, la “mia” panchina di preghiera. Quella panchina la raggiungo dopo alcuni minuti di camminata, da quella piccola chiesetta che saluto con piccolo cenno di capo. Raggiungo in estate e quasi ogni domenica mattina, quella panchina, posta poco distante dalla silenziosa e piena d’incanto località Caneo, angolo di paradiso stretto tra secolari faggi e baciato dalle acque del lago. Quella panchina è il mio banco di preghiera. Lì mi siedo con grande sollievo e mi “assento” guardando il luccichio delle acque del lago che con il tremolare delle onde sembrano infinite stelle scintillanti che appaiono e scompaiono e mi invitano al pensiero divino. Lo scintillio d’ acque, quel sole, quella brezza mi fanno sentire la carezza del Creatore sul viso, mi fanno entrare in me stesso e mi pongo le domande fondamentali del mio vivere. In quel luogo non c’è il prete o il pastore, nemmeno si odono sermoni, c’è soltanto il fruscio delle tremule foglie dei noccioli mossi dalla brezza del lago e il delicato e argenteo suono dei piccoli flutti d’onde che si infrangono sui neri e levigati massi.  A intervalli di mezz’ora nasce, si rafforza e rimbomba il suono cupo e continuo dello sferragliare del Trenino rosso. Lo si vede serpeggiare sulla sponda opposta del lago e mi fa da campanella, mi distoglie per un attimo dai miei pensieri e mi invita ad alzare lo sguardo verso i monti e il cielo. Volgo lo guardo su quei monti, su quel cielo, è proprio da quel momento che inizia la mia preghiera. Vedo e sento la natura come la tunica del Signore. Innalzo la mia preghiera quieta, silenziosa, dove nessun mio movimento corporale trapela a chi mi passa accanto sul sentiero. Sento solo il mio sospiro e il battito del cuore mentre tutto intorno è silenzio e la gioia mi assale. Sento quei monti e quel cielo, quelle acque che mi circondano più vicine a me, sempre più vicine ed entrano in me sino a chiudermi in un tabernacolo con loro dove tutto è sacro. Capisco in quel momento il credo della Chiesa cattolica che rivela ai suoi fedeli la certa esistenza di Dio osservando la natura e tutto ciò che ci circonda. In questi momenti non ho bisogno d’altra teologia, so per certo che Il Signore è sotto ogni pietra che sollevo, lo vedo nei fiori, nello scintillio delle acque, nelle nevi che ancora insistono sulle cime del Varuna. Sento che lo Spirito mi accomuna alla gente, sento vicino anche il prossimo che prima non ho ascoltato e ho rifiutato. In quel via vai di persone che percorrono quel sentiero, dietro di me, in modo silente e rispettoso, mi par di capire che anch’esse cercano quiete e serenità per sfuggire al bailamme, alla confusione, al divertimento senza senso. Sento d’essere fratello di tutti e ogni rancore mi scompare dall’animo. Questi sentimenti li sento maggiormente in queste giornate calde di luglio e il desiderio di camminare è forte e accompagna i pensieri di progetti che portano a cambiamenti della Vita.  Ecco, caro amico tirato a lucido, ora vado sul lago e mi fermo sulla mia panchina. Proprio lì trovo e sento la presenza del Signore così e forse più di quanto partecipo alla s. Messa.”

L’amico termina il suo “sermone “, mi guarda sorridendo e dice: “Vai a casa, cambia le scarpe, mettiti i pantaloni corti e vieni con me. Il Signore ha detto: dove vi sono due o più persone che pregano nel mio nome, io sono in mezzo a loro”.   Rimango assorto per un momento e poi intuisco il perché Cristo predicava alla sua gente all’aperto, tra prati e in riva al mar di Galilea. La sua casa era sotto il sole e le stelle. Sì, credo che la natura sia una potenza che tutto abbraccia. Alcuni cercano se stessi e la propria fede nella bellezza della natura, nell’arte, nella musica, nel canto, nel lavoro, e nell’aiuto reciproco, nel bene e nella giustizia e in altre cose nobili.

Sì, io credo che, nei prossimi giorni, vestirò canotta, calzoni corti, scarpe da camminata e, dopo la s. Messa in Basilica, andrò in quel “ristoro spirituale” seduto su una panchina o camminando sul sentiero del lago di Poschiavo inneggiando al Signore come fa da molto tempo il mio amico.