La motta di Miralago: è questo il futuro che vogliamo?

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Riceviamo e pubblichiamo questa lettera aperta

Della cava alla Mota di Miralago se ne parla già fin dall’inizio degli anni duemila, quando è nata l’idea Lago Bianco. In seguito, dopo la votazione popolare di inizio gennaio 2011(Concessione concernente la realizzazione del progetto Lago Bianco compresa la parte riguardante l’impianto di riciclaggio e il materiale di scavo riutilizzabile), il destino della Motta di Miralago sembrava ormai segnato. Più avanti, a causa delle condizioni particolari nel settore energetico, il progetto Lago Bianco è stato sospeso, in attesa di future decisioni da parte di Repower. Lo scopo iniziale indicato al momento della votazione popolare è quindi, perlomeno temporaneamente, venuto a cadere. Ciononostante, senza un’ulteriore informazione alla popolazione e con modalità del tutto discutibili, alla Motta di Miralago è iniziata l’estrazione di inerti. Oltre 80’000 m3 i materiali ceduti dal Comune a un prezzo più che modesto ad alcune imprese che li hanno  estratti, lavorati e venduti  e  in buona parte trasportati verso diverse regioni del Cantone. Basta pensare a quella  parte di blocchi  finiti  in Prettigovia per opere di arginatura. E il risultato, per niente rallegrante, è oggi sotto gli occhi di tutti.

     Più avanti il Consiglio comunale, resosi conto della situazione venutasi a creare, si è visto costretto a cercare una soluzione, in accordo con il Cantone e il Comune di Poschiavo. E adesso, dopo quasi cinque anni di pensate e di discussioni e dopo l’incontro informativo pubblico dello scorso mese di dicembre, incontro sollecitato allora da un gruppo di cittadini in merito alla prospettata creazione di un deposito di materiali puliti in zona I Sac e relativa strada di accesso, il Consiglio comunale ha presentato ai cittadini il progetto Motta di Miralago, riveduto, quale centro regionale per estrazione, lavorazione e fornitura di inerti, con possibilità di successivo deposito in loco dei materiali puliti. Il nuovo centro sostituirebbe, almeno in parte, l’attività finora svolta a Le Prese/Li Geri  permettendo la rivitalizzazione della zona in cui il fiume va a finir nel lago.

     Molto positivo quel che si prevede per Li Geri, ma molto meno per i futuri sviluppi della Motta di Miralago considerato il progetto presentato lo scorso 15 giugno. Ci si rende subito conto della scarsa sensibilità riservata al rispetto dell’ambiente e del paesaggio da parte dei gestori del progetto. Inoltre, non è stato dato alcun seguito alla presa di posizione delle organizzazioni sulla protezione dell’ambiente (WWF Grigioni, Pro natura Grigioni e Fondazione svizzera per la tutela del paesaggio) che chiedevano, per il Centro inerti e deposito materiali puliti, una procedura unica di esame di impatto ambientale nonché una presa di posizione della Commissione cantonale per la protezione della natura e del paesaggio.  Si rileva infine che su questo fronte i risultati sfiorano il limite del consentito.

    Comunque, per il momento limitiamoci a quanto fin qui presentato al pubblico. Per prima cosa occorre ricordare che gli accordi relativi al progetto Lago Bianco, fatti salvi  taluni inevitabili aggiustamenti,  rimangono tuttora in vigore.  Non si può però informare la popolazione, in occasione dell’incontro del 15 giugno,  che si sta preparando un contratto di concessione con una ditta esterna per un periodo di 25 anni (forse addirittura 35 anni, considerati i possibili rinnovi) senza dire assolutamente nulla della possibile decisione di Repower di riattivare il progetto Lago Bianco nel corso dei prossimi anni e degli inevitabili cambiamenti che ciò comporterebbe.  Informazione, quest’ultima, giunta alla popolazione, di nuovo in termini molto approssimativi, soltanto attraverso il recente messaggio inviato in vista dell’assemblea del 19 luglio. Inoltre, nessun accenno nemmeno alle recenti trattative con Repower a proposito degli aggiustamenti di quanto accordato  dalla popolazione nel gennaio 2011.

Per far fronte al progetto Motta di Miralago si chiede ora un credito di 2,2 milioni di franchi per l’ampliamento del ponte comunale sul Poschiavino, l’ampliamento della strada di accesso alla cava, l’acquisto di terreno privato, gli allacciamenti per acqua potabile elettricità e acque luride, lo spostamento parziale del sentiero turistico che da Miralago porta a Garbela, la progettazione, la revisione della pianificazione, l’accompagnamento tecnico, i possibili imprevisti nonché il miglioramento delle selve castanili a compensazione del maltolto alla Motta di Miralago,  quasi un modo per dire ai proprietari delle selve castanili che c’è anche qualcosa  a loro favore. Non ci si dimentichi però che il Comune potrà effettuare questo intervento entro tempi brevi anche senza dover ricorrere a giustificazioni particolari. 

    Ci sarebbero anche altri temi da trattare pensando al futuro del nostro Comune; diversi suggerimenti sono già stati espressi in queste ultime settimane, altri ne potrebbero nascere se ci si decidesse di ascoltare e dare il giusto peso al parere della popolazione. Adesso però ci si deve occupare di quel che ci attende nell’immediato. Per il progetto Motta di Miralago tutto sembra pronto per passare la parola ai cittadini. Dapprima, in data 19 luglio 2020, l’assemblea comunale dovrà decidere se accettare la modifica della pianificazione proposta esposta recentemente (modifica da evitare considerate le tante incognite e la consapevolezza dell’enorme deturpamento di una delle più belle zone del nostro Comune che vorremmo lasciare  in eredità alle future generazioni)  e  dire la sua  sul contratto di concessione con una ditta esterna per la futura gestione del centro inerti e sul credito d’investimento richiesto. In seguito, se del caso, in data 23 agosto 2020, si passerà  alla votazione popolare per il responso definitivo  su questi due ultimi oggetti. Ma, prima di essere chiamati a esprimere il loro voto a proposito del credito richiesto di 2,2 milioni di franchi, i cittadini hanno il sacrosanto diritto di saperne un po’ di più .

     A tutt’oggi per questo progetto sono già stati spesi, secondo preventivi e consuntivi di questi ultimi anni via via deliberati dal Consiglio comunale e accettati dalle assemblee comunali, oltre 400’000 franchi per progettazione pianificazione e quant’altro. A questo importo andranno ancora aggiunti i costi per la preparazione dell’eventuale deposito del materiale pulito, quello indicato lo scorso 15 giugno come progetto 2, a nordovest  della cava, i costi  di quei  lavori supplementari di cui finora non si è ancora né detto né scritto nulla, nonché quelli che potrebbero derivare dalla prospettata  creazione di un binario industriale da parte della Ferrovia Retica nonché dallo spostamento del traliccio che oggi si trova ai margini dell’attuale  orrendo baratro. Non si possono nemmeno dimenticare gli inevitabili  cambiamenti sul fronte finanziario derivanti da una decisone di Repower in merito alla possibile riattivazione del progetto Lago Bianco.

    Considerati tutti i dati che già conosciamo si arriva, senza gli eventuali costi aggiuntivi appena citati, a un esborso  di  2,6 o più milioni di  franchi,  ben oltre i 2,2 milioni di franchi comunicato il 15 giugno. Nel messaggio informativo inviato alla popolazione in vista dell’assemblea si continuano a prevedere 2,2 milioni di franchi di investimenti contro 2,625 di entrate, un palese tentativo di  far credere alla popolazione che trascorsi 25 anni si arriva a un significativo maggior introito. È giunto il momento di dire basta, non servono altre scappatoie per giustificare la validità del progetto. A sostegno di queste precisazioni ci viene in aiuto anche la nostra Costituzione, all’articolo 5, dove si dice che “il Comune adempie le funzioni richieste per il bene della collettività”. È dunque più che evidente che il Consiglio comunale viene meno ai suoi doveri di gestione trasparente nei confronti della collettività proponendo di accettare un progetto basato su dati non corrispondenti a quelli reali.

    Mancato rispetto dell’impatto ambientale e paesaggistico, mancata attenzione agli aspetti prettamente finanziari, mancata progettazione a lungo termine dei tanti possibili progetti a futuro vantaggio di tutta la popolazione, esagerata fretta di spendere i milioni che ci spettano per il rinnovo delle concessioni con Repower peraltro non ancora ricevuti, troppe ambiguità, troppe approssimazioni, troppi silenzi, troppi ritardi nelle informazioni ai cittadini.        Esaminato il problema in tutte le sue sfaccettature, si può serenamente sostenere che vi sono  sufficienti argomenti per un ripensamento e giungere a una decisione veramente ponderata in occasione dell’assemblea di domenica prossima. Un vecchio adagio ci ricorda che è meglio un ripensamento oggi che una delusione domani.


Roberto Tognina

5 COMMENTI

  1. Questo progetto avrebbe (mi scuso con i vari esperti) tutti i presupposti per non essere realizzato. Spero che i cittadini votanti valutino quanto sia importante questa zona, sita tra i due Comuni e la sappiano preservare da qualsiasi scempio.

  2. Oltre ad altri aspetti negativi per l’ambiente e il territorio, la realizzazione del progetto Mota di Miralago avrebbe per conseguenza un dissodamento di nientemeno 12000 metri quadri, senza calcolare quello per la discarica a nord-est del centro inerti.
    Se il Camp da sass privato, striscia boschiva sovrastante la strada d’accesso al centro e destinata a zona di deposito e lavorazione, dovesse pure subire un dissodamento, allora la distruzione della Mota sarebbe ancora più visibile da Miralago, passando in treno o dalla strada cantonale.
    Nel sito internet dell’Ufficio foreste e pericoli naturali dei Grigioni leggo:
    Modello/missione
    Il bosco deve essere mantenuto come una parte dell’ambiente naturale e vicina. Esso fornisce le più svariate prestazioni quali protezione, utilizzo e svago. Un bosco curato può assicurare in modo sostenibile l’ambiente in cui vivono gli abitanti dei Grigioni.
    I collaboratori dell’Ufficio cantonale foreste e pericoli naturali (chiamato anche servizio forestale cantonale) hanno il compito di impegnarsi a favore dei bisogni della società relativi al bosco. Il mantenimento dei boschi in quantità (con superfici adeguate) e qualità (adeguandosi al territorio) sono obiettivi fondamentali.

    Sandro Nussio

  3. Cari Roberto Nussio, Achille Pola, Roberto Tognina, a nome dei cittadini di Miralago e Golbia ma anche di tutti i brüsasc vi ringrazio di cuore per i vostri articoli. Ora, tutti noi siamo più informati, consapevoli e sensibili e se ci sentiamo parte di una comunità rispettosa e coscienziosa non possiamo approvare qualcosa che bene e buono non è!

  4. Caro Roberto,
    il tuo scritto ha il merito di scandagliare alcuni aspetti un po’ in chiaroscuro – ve ne sono di più chiari naturalmente – relativi al fatto di come negli anni si sia giunti a definire quest’area adiacente al villaggio di Miralago quale luogo predestinato per l’estrazione e l’elaborazione di inerti, nonché per la discarica regionale a medio-lungo termine.
    Molto significative anche le tre immagini dal cielo sull’area in questione. Considerando che dall’inizio dell’estrazione fino ad oggi (situazione corrispondente più o meno all’immagine del 2018) sono stati estratti circa 80’000 m3 di materiale, oso solo pensare alla ferita che sarà inferta al territorio, pur tenendo conto del graduale ripristino con materiale di scarto pulito, nel lungo periodo (20-30 anni) di estrazione di ulteriori 210’000 m3 nella zona “centro inerti” o “Motta di Miralago I”. A questa ferita – nota bene – potrebbe aggiungersene un’altra relativa alla zona definita “Motta di Miralago II”, un progetto che non è ancora ben definito nei dettagli e che per ora non è nemmeno oggetto di approvazione da parte dei cittadini di Brusio.
    Aggiungo poi che se la modifica della pianificazione locale e il credito di 2,2 mio venissero approvati come proposto all’unanimità dal Consiglio comunale di Brusio, prevedo che a medio termine si aprirà la questione non irrilevante della viabilità in un luogo di per sé molto stretto. Qualcuno si è infatti chiesto – nel caso in cui venisse creato l’auspicato binario industriale della FR – dove potranno ancora parcheggiare le loro automobili escursionisti e amanti del lago provenienti da sud che non faranno uso dei mezzi di trasporto pubblici?
    Achille Pola