Per dire grazie, ricordando Fernando Bonetti

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Sono passate alcune settimane dalla morte di mio papà, le emozioni trovano lentamente il loro posto, la nostalgia anche. Vorrei con queste righe ringraziare per le tante lettere ricevute, anche da persone che mio papà neanche lo conoscevano: scrivevano per me, ricucendo così ogni volta questo legame di sangue.

Non ho voluto inquadrare il mio grazie dentro un annuncio, ma allargarlo in queste parole per poter dire un po’ di più, perché mio papà non ha vissuto la sua vita a Poschiavo e nessuno in fondo lo conosceva. La grande solidarietà che ho però ricevuto mi ha confermato che questo borgo lo aveva comunque accolto, e gli regala ora a posteriori un bel senso di appartenenza. Per ripagare questa solidarietà mi pareva giusto dire qualcosa della sua vita. Ho quindi deciso di riproporre qui sotto i pensieri che avevo trasformato in inchiostro da dare al prete perché sapesse qualcosa di lui.

Da parte mia GRAZIE a tutti: a chi l’ha aiutato, a chi ha scritto, chi ha sorriso, chi ha fatto offerte, chi si è commosso, alla Coralina che ha regalato voci intonate, a Gianni per il tempo rubato alla giornata di riposo, a Lino Semadeni per l’organizzazione, a Don Witold che ha saputo accompagnare il mio pensiero laico.

89 anni, una vita lunga. Provo un po’ a raccontarla.

Mio papà è nato in Ticino, a Minusio, terzo di 5 figli (4 maschi una femmina), nel 1931.

Figlio di due maestri è poi diventato lui stesso insegnante, dapprima nelle scuole elementari poi in quella che allora si chiamava scuola maggiore. Negli anni ha poi raccolto diverse sfide professionali, diventando anche direttore dei convitti della magistrale a Locarno, negli anni caldi subito dopo le manifestazioni studentesche, e poi direttore della scuola per apprendisti.

Si è sposato nel 1956 con Jolanda, mia mamma. Nel 57 è nata Monica e nel 58 sono nata io. Abbiamo sempre abitato a Locarno.

Accanto alla vita famigliare e a quella professionale ha sempre coltivato diverse passioni: è stato per anni presidente dello sci club locale, ha partecipato alla nascita del gruppo sciatori ciechi della svizzera italiana, diventandone poi per anni presidente e facendo lui stesso guida con gli sci.

Per 40 anni, da autodidatta, è stato maestro del coro Vos da Locarno, ruolo che l’ha reso particolarmente conosciuto nella regione.

La musica, anzi il canto, è stato il filo rosso nella vita di mio papà. Grazie al canto ha incontrato mia mamma e si sono innamorati, nel canto ha educato me e mia sorella, e sempre nel canto ha creato legami, amicizie e incontri. Forse è per questo che il suo finire potevo solo pensarlo nel canto e paragonarlo ad un lungo, pianissimo accordo in minore.

Nella sua vita è stato sicuramente un trascinatore – e anche un accentratore – in tanti ambiti, con tutto il positivo, ma anche il negativo che questo puo’ comportare.

Poi però ha saputo lasciar andare senza rimpianti un’attività dopo l’altra.

La vita gli ha sicuramente dato tanto e ne era consapevole e grato, anche se negli ultimi anni gli sono stati tolti due grandi affetti: mia sorella Monica nel 2008 e mia mamma nel 2014. Credo che il suo canto in minore sia iniziato con la morte di Monica.

4 anni fa, non potendo più stare solo nella casa di Locarno, ha accettato con tristezza ma insieme fermezza di trasferirsi a Poschiavo, da noi, chiudendo definitivamente non solo la porta di casa laggiù, ma anche una vita di relazioni, amicizie e ricordi.

Lo scorso dicembre nel giro di due settimane sono morti una sua sorella e un fratello, lasciandogli negli occhi una tristezza rassegnata. Sentiva credo arrivare anche la sua fine.

L’ultima casa e l’ultimo riposo saranno ora per lui però ancora a Locarno, dove in qualche modo lo aspettavano e gli hanno tenuto il posto, Monica e la mamma.


Serena Bonetti