Apprendisti

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Matteo 15.21 – 28
Sermone del 16 agosto 2020


Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

21 Partito di là, Gesù si ritirò nel territorio di Tiro e di Sidone. 22 Ed ecco una donna cananea di quei luoghi venne fuori e si mise a gridare: «Abbi pietà di me, Signore, Figlio di Davide. Mia figlia è gravemente tormentata da un demonio». 23 Ma egli non le rispose parola. E i suoi discepoli si avvicinarono e lo pregavano dicendo: «Mandala via, perché ci grida dietro». 24 Ma egli rispose: «Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa d’Israele». 25 Ella però venne e gli si prostrò davanti, dicendo: «Signore, aiutami!» 26 Gesù rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per buttarlo ai cagnolini». 27 Ma ella disse: «Dici bene, Signore, eppure anche i cagnolini mangiano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». 28 Allora Gesù le disse: «Donna, grande è la tua fede; ti sia fatto come vuoi». E da quel momento sua figlia fu guarita.

Cara comunità, nel 1797, Johann Wolfgang von Goethe scrisse la cantata “Der Zauberlehrling”, “l’apprendista stregone”. La trama parla dell’apprendista di un maestro stregone lasciato solo a sbrigare le faccende domestiche. Usando la magia che non sa gestire bene, perché ancora non ben addestrato, comanda a un secchio e a una scopa di svolgere il lavoro domestico, ma subito la cosa gli sfugge di controllo e ne nasce un caos. Al suo ritorno, il maestro rimette a posto tutto. Walt Disney usa questa trama per il Musical “Fantasia” con Topolino come apprendista stregone. 

Mentre ridiamo delle buffonate dell’apprendista, l’idea fantasticata sul ruolo di apprendista ci dice molto sul discepolato cristiano. Nel viaggio della nostra fede, spesso ci pensiamo come lottatori solitari nella società che fanno del loro meglio in contesti fuori controllo. Non è questa però la relazione con il discepolo o “apprendista” che Gesù si aspetta. Nel suo tempo, un discepolo religioso era come gli altri apprendisti di attività artigianali. L’apprendista passava anni con il Maestro, ne seguiva le mosse, ascoltava i suoi discorsi, lo osservava negli incontri con gli altri, gli poneva domande, mangiava, dormiva e imparare ogni ora di ogni giorno al suo fianco, proprio come un apprendista carpentiere seguiva sempre il mastro carpentiere. Siccome Gesù ha una sua esegesi delle Scritture e chiama a sé dei discepoli, si aspetta che i suoi apprendisti lo seguano ovunque, che viaggino, dormano e mangino con lui, imparino dai suoi incontri e insegnamenti. Insomma, imparare a imitarlo con un fervore tale da farli pensare e agire come lui. Per apprendere non bastano i libri, perché la pratica è la sorella maggiore della teoria. Anche a scuola ci sono uscite nella natura per “praticare” la spiegazione del maestro. Il discepolato è praticare gli insegnamenti con la testa e con il cuore, perché apprendere non viene dall’ascolto ma vivendo “momenti istruttivi”. L’apprendista impara dalla pratica del maestro, come i figli non imparano dalle nostre parole ma dai nostri comportamenti. Perciò, se gli apprendisti ci appaiono goffi nel praticare gli insegnamenti del maestro, non dobbiamo essere troppo severi nel giudizio.

Gesù è caposcuola in questi “momenti istruttivi”. Il testo di oggi è uno di questi momenti per un apprendista. Per comprendere il testo dobbiamo metterci nel ruolo di apprendisti discepoli in questo momento didattico di Gesù da capire il cambio di visione del mondo che Gesù vuole in chi lo segue. Lui qui “parla a nuora affinché suocera intenda”, in breve, dice una cosa in modo indiretto ai discepoli parlando con la donna cananea. La mente non cambia leggendo un manuale ma solo praticando esperienze di prima mano. Nel brano di prima, Gesù parla dell’importanza di avere un cuore misericordioso di amore per gli altri. Spiega che le norme sulla purità rituale: lavarsi le mani prima di un pasto, mangiare solo certi cibi; sono leggi umane e non ti rendono indegno davanti a Dio. Gesù si fa così dei nemici pericolosi fra i farisei, i guardiani delle leggi sulla purità. Va però avanti e spiega il vero ostacolo per vedere Dio. Ciò che appesta il cuore sono i pensieri malvagi gli omicidi il tradimento il furto, la maldicenza e le offese! Se questi sentimenti si trovano nel cuore e sono messi in pratica, ci ostacolano per arrivare a Dio, non perché lui ci rifiuta ma perché noi alziamo delle barriere. Se abbiamo in noi pregiudizio, disprezzo per gli altri, quando escono da noi, in parole e atti, ci ostacolano nel percorso verso Dio. Visto che a parole non comprendono, Gesù decide che i suoi apprendisti vanno istruiti sul campo.

I discepoli sono turbati dalle parole di Gesù. Sono dei buoni giudei. Osservano gli usi e costumi della loro religione, sono stati cresciuti a pensare “prima noi”, delle donne, dei poveri, degli stranieri, dei malati … Quindi sono impauriti perché i farisei sono scandalizzati dai suoi insegnamenti: le osservanze religiose sono inutili per guadagnarsi il favore di Dio. Gesù risponde: lasciateli; sono ciechi, guide di ciechi; ora se un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso. Gesù parla in modo duro con i suoi contemporanei. Sarebbe come dire oggi che, le vostre usanze, tradizioni ecclesiastiche, liturgie, non importano a Dio. A questo punto, Pietro chiede un ripasso su ciò che contamina l’umano. Gesù ripete: mangiare senza lavarsi le mani sarà cattiva igiene, maciò che esce dalla bocca viene dal cuore, ed è quello che contamina l’umano!” I contaminanti sono i tuoi pensieri malvagi, le offese e la mancanza di misericordia al prossimo, il “prima noi sugli altri” che ti portano oscurare Dio. Contamina l’odio, il pregiudizio, il disprezzo nel cuore contro gli altri, specie se lo pratichi. Basta teoria ora serve una lezione sul campo per praticare l’amore universale da parte di Dio. Gesù li porta nelle regioni di Tiro e Sidone continuando il tirocinio pratico sull’inutilità del fanatismo nazional – religioso. È “teologia pratica” in un odiato luogo pagano. Un giudeo evitava questa regione. I sirofenici, o cananei, sono per loro carburante per l’inferno. I discepoli, con la loro formazione, li avrebbero scansati, insultati, sminuiti e discriminati. Per questo, i discepoli avranno camminato come su un terreno minato. Il loro turbamento continua.

Ecco il test di pratica. Una donna sirofenicia arriva e grida: abbi pietà di me, Figlio di Davide, mia figlia è gravemente tormentata da un demonio. Gli occhi dei discepoli sono puntati su Gesù. All’inizio non risponde, non è figlio di Davide, simbolo delle attese nazionalistiche, la tensione si alza. I discepoli mettono in pratica l’odio del loro cuore: mandala via perché continua a gridarci dietro! Sembrano dirgli: comportati da giudeo osservante! Trattano con arroganza questa donna, cananea. Gesù sembra assecondarli: non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa d’Israele! I discepoli sono soddisfatti: insomma ha messo in riga questa donna impura straniera pagana che ci vuole rubare il pane! “Prima noi”! Gesù è solo per il popolo d’Israele”. Siamo però nell’ex regno del Nord, dove si trovano le pecore disperse di Israele e dove Gesù era andato apposta. La donna si avvicina e si prostra: Signore aiutami. Gesù continua a fingersi un buon giudeo: non è bene prendere il pane dei figli per buttarlo ai cagnolini. Che stoccata! Cagnolini! Pagani, cincheli, vallet, vucumpra, zucchina, terrona … Ma Gesù non ha appena insegnato che le offese che vengono dal cuore ci allontanano da Dio? I discepoli non intendono ancora la lezione pratica, si sentono confermati nel loro razzismo. La donna è una mamma, non molla: dici bene, Signore, eppure anche i cagnolini mangiano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni. La misericordia di Dio non conosce un “prima noi” e “poi gli altri”, ma ha un’abbondanza tale che tutti ne ricevono abbastanza. Immaginiamo la faccia dei discepoli alle parole: donna, grande la tua fede; ti sia fatto come vuoi. E da quel momento sua figlia fu guarita. Il demone del razzismo, dell’odio, della discriminazione è scacciato.

Gesù turba con i suoi insegnamenti. Se non lo sei, non hai capito l’impatto di questa storia. I discepoli entrano nel racconto con i loro pregiudizi, poi Gesù ribalta la loro mente per mostrargli l’azione con un cuore compassionevole. Per Gesù non importa se si lavino le mani prima di mangiare ma come accolgono una persona in bisogno, diversa, di un’altra fede, un colore diverso, una nazionalità diversa ed è donna! Il “prima noi” offusca la nostra visione di Dio, mentre un cuore incontaminato ci mostra il suo volto. Praticare l’apprendistato del Rabbino non è tenersi i propri pregiudizi ma lasciarsi cambiare la mente dall’amore universale divino. Il discepolato è seguire Gesù così da vicino da imitarlo e vivere come lui. Ora nel nome di Gesù, andate e praticate la sua parola. Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa