Cibo, storia ed evoluzione della società locale come lavori di maturità

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Da sx. Nicola Balsarini, Francesca Ferrari e Jeanne Zanetti

Venerdì sera, 14 agosto, presso le palestre delle scuole del Borgo sono stati presentati tre lavori di maturità di studenti valposchiavini che hanno frequentato i licei di Coira e Samedan. L’appuntamento promosso già nel 2019 dalla Pgi, quest’anno ha avuto anche il sostegno della Banca Raiffeisen Valposchiavo.

Dopo un breve saluto da parte della presidente della Pgi Valposchiavo, Begoña Feijoó Fariña, è stato Giovanni Ruatti a presentare gli studenti ed i loro lavori al pubblico. Le tre tesi di maturità sono state segnalate dai proff. Federico Godenzi (Scuola Cantonale di Coira) e Anna Pedrotta (Academia Engiadina di Samedan). Ruatti ha pure colto l’occasione per ricordare la recente scomparsa di Antonio Giuliani e Bruno Ciapponi Landi, due persone legate a molti progetti promossi dalla Pgi Valposchiavo e attivi anche in scambi culturali, che molto hanno dato nell’ambito della ricerca storica e scientifica locale.

Francesca Ferrari ha illustrato per prima il suo lavoro sulla storia dell’alimentazione in Valposchiavo e sull’uso delle erbe spontanee. La ricerca – che ha ricevuto una menzione al 54° Concorso nazionale di Scienza e gioventù – si poneva l’obiettivo di indagare sui motivi per cui nella nostra valle si mangia in un certo modo. Grazie al suggestivo esempio dell’introduzione della patata ad inizio Ottocento, la giovane ricercatrice ha spiegato come l’alimentazione sia influenzata da molti fattori. Questo tubero scoperto già nel Seicento nel continente sudamericano è infatti entrato nella dieta alimentare valposchiavina solo in seguito alle guerre napoleoniche che portarono alla perdita della Valtellina da parte grigionese. A ciò si aggiunsero una catastrofe naturale dovuta all’eruzione del vulcano Tambora nel 1815, che portò ad estati più fredde, e una malattia parassitaria che comprometteva il raccolto della segale. Se per queste informazioni la studentessa si è avvalsa di studi specifici sull’argomento, della consultazione di archivi e documenti trovati in rete, la parte riguardante le erbe spontanee è stata realizzata grazie a una ricerca svolta sul campo e una serie di interviste. Sono 15 le erbe spontanee di cui ha redatto schede scientifiche corredate da fotografie, che ne documentano l’utilizzo e alcune ricette alimentari. Se la coltivazione – e non il consumo – di patate è stata praticamente relegata agli orti casalinghi grazie all’introduzione di nuove tecnologie nella seconda metà del Novecento, oggi si assiste tuttavia a fenomeni in controtendenza che si stanno imponendo a livello globale. La stessa cosa si può dire delle erbe spontanee, che – anche se conosciute fin dagli albori della storia per le loro proprietà curative – sono state abbandonate nel corso del Novecento a seguito dei progressi della medicina moderna. Oggi anche quest’ultime vengono però man mano riscoperte e trovano vari utilizzi, specialmente in cucina.

Nicola Balsarini si è invece chinato su un tema a carattere prevalentemente storico: l’arte tipografica poschiavina. La sua ricerca è un’indagine sulla nascita e il declino di due importanti iniziative tipografiche locali sorte in epoche diverse. Nel primo caso egli ha individuato nella forte motivazione di tipo confessionale l’avvio nel 1547 dell’attività tipografica di Dolfino Landolfi a Poschiavo, prima stamperia sorta nel territorio delle Tre Leghe. Il Landolfi, che era protestante, stampò un numero considerevole di testi religiosi in italiano volti alla diffusione delle idee protestanti negli stati della vicina penisola. Fra le sue prime edizioni vi furono gli Statuti di Valtellina (1549) e l’Instruttione christiana […] del predicatore evangelico Pier Paolo Vergerio (1549). Venuto a mancare un rincalzo generazionale e a causa dell’opera di contrasto della Controriforma, la diffusione di testi su larga scala terminò pressoché con la morte del Landolfi nel 1571, anche se l’officina tipografica rimase attiva fino al 1720. Nel 1779 un altro importante personaggio della storia locale, il barone Tommaso de Bassus, fondò una stamperia a Poschiavo con l’intento di diffondere le idee illuministiche a sud delle Alpi. Il barone era infatti affiliato alla società segreta degli Illuminati di Baviera. L’opera di maggior rilievo fu la stampa della prima edizione italiana de I dolori del giovane Werther di J. W. Goethe tradotta da Gaetano Grassi (1782). Fra le cause principali del declino di questa stamperia, Nicola Balsarini ha individuato la partenza del tipografo bergamasco Giuseppe Ambrosioni da Poschiavo. Il giovane studente valposchiavino ha però terminato la sua relazione con una domanda retorica: “Che cosa sarebbe oggi la Valposchiavo senza queste due iniziative tipografiche?”

La terza relatrice, Jeanne Zanetti, ha affrontato un tema di sociologia riguardante l’evoluzione del ruolo della donna nella società valposchiavina degli ultimi 50 anni. Anche nel suo caso il lavoro di maturità è stato realizzato su due fronti: la consultazione di fonti bibliografiche e la ricerca sul campo tramite interviste a persone fra i 50 e i 75 anni d’età. La giovane studentessa ha impostato il suo lavoro cercando di rispondere a una tesi postulata in partenza, ossia che il ruolo della donna in Valposchiavo si sia sviluppato. Mettendo a confronto la situazione delle donne di 50 anni fa con quelle d’oggi in quattro distinti ambiti (famiglia, società, diritti, politica), Jeanne ha potuto giungere alla conclusione che questo cambiamento è in buona parte avvenuto. Se all’interno di famiglia e società persistono ancora alcuni pregiudizi nei confronti delle donne, è anche vero però che molto è stato fatto per permettere loro di continuare una carriera professionale. Una pietra miliare in tal senso per la Valposchiavo è stata ad esempio la creazione degli asili nido. Naturalmente le basi per il cambiamento sono state messe a livello di Confederazione e Cantone, con l’acquisizione nel 1971 del diritto di voto e d’eleggibilità, e nel 1981 con un nuovo articolo ancorato nella Costituzione federale che decreta la parità di diritti fra i generi. La giovane studentessa valposchiavina è pertanto convinta che le leggi per raggiungere la completa parità fra i sessi siano sufficienti, ma che esistano ancora purtroppo alcune discriminazioni legate alla cultura e alla mentalità della gente. La ricerca ha poi messo in evidenza che la maggior parte dei pregiudizi sono da ricercare nell’ambito familiare.

Anche quest’anno tre studenti liceali hanno dimostrato di avere svolto dei lavori di maturità assolutamente originali e con rigore scientifico, ma hanno pure dato buona prova di saper presentare con disinvoltura gli esiti della loro ricerca. Da queste righe giungano pertanto i migliori auguri per i loro successivi studi.


Achille Pola