Svizzera, sempre più resiliente nel mondo

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Svizzera, Svizzera, ancora Svizzera; con quanta soddisfazione, lo scorso giugno, ho letto la notizia delle prestazioni elvetiche nell’agone mondiale. Terza al mondo, dopo Singapore (1°) e Danimarca (2°) nella classifica IMD della competitività. Giunto alla 32 esima edizione, il World Competitiveness Ranking di IMD, l’Istituto di Losanna, è un punto fermo delle classifiche di competitività dei Paesi, che precede di qualche mese la classifica del World Economic Forum.

Pubblicato a giugno, consente di delineare scenari geopolitici sempre più stimolanti, ancor più in quest’anno così complesso. Ebbene il podio 2020 porta alla ribalta economie relativamente piccole per numeri assoluti, ma straordinariamente interconnesse per localizzazione e settori. Infrastruttura scientifica, un solido sistema educativo (che tra l’altro ha dimostrato grande resilienza ed efficienza anche in tempi di pandemia) e un sistema sanitario d’eccellenza sono tra i pilastri della competitività elvetica, anzi rappresentano le aree in cui il Paese eccelle, gli stessi che hanno permesso di passare dalla quinta posizione di due anni fa al terzo posto attuale. Vedere la Confederazione sempre ai vertici mondiali, pur nel pieno del caos globale, fa molto riflettere. Certo, i tre pilastri indicati sono i fiori all’occhiello e lo sono da molti anni. Ma a rendere la Svizzera così resiliente perfino in tempi di pandemia è innanzitutto il tessuto culturale e sociale che si concretizza poi nell’economia.

Pensate al Cantone Grigioni, per esempio; a metà agosto ha pubblicato il primo rapporto sull’efficacia della nuova legge di perequazione finanziaria, un documento di grande interesse non solo per i dati commentati ma soprattutto per il metodo applicato. So che suona quasi scontato in Svizzera ma non lo è affatto in molti altri Paesi europei, Italia in testa: quando si lavora per anni a una legge innovativa, si procede con una valutazione d’impatto e poi se ne monitora l’applicazione, in modo che si possano individuare criticità ed errori per procedere a tempestive correzioni. Ebbene, in questo modo di procedere sta l’essenza del metodo scientifico, che nella quotidianità amministrativa della Svizzera si mescola al pragmatismo delle comunità. E’ questa la ricetta, per nulla semplice da realizzare, del successo elvetico, un successo che anno dopo anno dimostra come un Paese piccolo possa essere interconnesso e strategico; ciò che agli svizzeri appare come un processo talvolta lungo e poco efficiente con consultazioni e apparenti lungaggini, agli occhi del mondo appare invece come la strada per trasformare con resilienza la propria struttura e affrontare così con maggior stabilità le incertezze dei tempi.

Lo strumento per realizzare tutto ciò è proprio il federalismo, così peculiare da risultare quasi un unicum, capace però di ispirare il mondo; un modello di democrazia mai scontata, ancora capace di mettersi in discussione, a tutti i livelli, in grado di costruire fiducia reciproca, tra cittadini (mai sudditi!) ed enti locali, tra cittadini e Stato. Credetemi, pensare che al mondo ci sia un Paese nel cuore dell’Europa che celebra senza clamori, solo con la propria operosità la forza della libertà, la riconosce e la rispetta, un Paese che mette al centro sempre e comunque il Cittadino è motivo di conforto personale e costante spinta a lavorare perché questi principi siano conosciuti e rispettati anche altrove.


Chiara Maria Battistoni