Pietra amovibile, casa portatile

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Matteo 16.21 – 28
Sermone del 30 agosto 2020

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

21 Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molte cose da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti, degli scribi, ed essere ucciso, e risuscitare il terzo giorno. 22 Pietro, trattolo da parte, cominciò a rimproverarlo, dicendo: «Dio non voglia, Signore! Questo non ti avverrà mai». 23 Ma Gesù, voltatosi, disse a Pietro: «Vattene via da me, Satana! Tu mi sei di scandalo. Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini».

24 Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25 Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per amor mio, la troverà. 26 Che gioverà a un uomo se, dopo aver guadagnato tutto il mondo, perde poi l’anima sua? O che darà l’uomo in cambio dell’anima sua? 27 Perché il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo l’opera sua. 28 In verità vi dico che alcuni di coloro che sono qui presenti non gusteranno la morte, finché non abbiano visto il Figlio dell’uomo venire nel suo regno».

Cara comunità, per sopravvivere tutti gli esseri viventi devono adattarsi al proprio ambiente. Un tratto distintivo degli esseri viventi è che sono organismi con autoregolazione, vuol dire, sono in grado di recuperare e il ripristinare il proprio organismo quando è alterato o danneggiato. Gli esseri viventi tendono a uno stato di equilibrio tramite processi di adattamento dinamico. Sapere modificare i propri schemi mentali in base al mutevole panorama sociale, a una calamità, imprevisto o malattia, rimane decisivo per rimanere vivi. I cactus hanno degenerato le foglie in spine e i cammelli convertito l’accumulo di grasso sottocutaneo in acqua, e noi, che sappiamo fare? Per andare avanti è richiesta adattabilità all’ambiente.

Anni fa, a un uomo in Florida, Roger, un uragano gli ha spazzato via la casa. Lui non si è perso d’animo, ha comprato una “casa portatile”, vicino alla casa distrutta, e ci è rimasto fino alla ricostruzione, dimostrando adattabilità, di cambiare con gli eventi e di sapere risolvere i problemi. La tragedia lo ha colpito, ma lui è andato al passo successivo. La sua vita è cambiata ma non si è disperato perché il mondo non era secondo la sua idea, ha accettato la realtà e si è adattato alla situazione per ricostruire la sua vita. Roger però non è la norma. Molti oggi hanno difficoltà a adattarsi o, peggio, si adattano a situazioni dannose. Volere controllare la vita è una particolarità umana, ma tranquilli, fa parte dello spirito umano avere opinioni forti, indicare la strada, sentirsi devastati per piccoli inattesi cambiamenti. Questa inflessibilità è per noi un tallone di Achille, un pericolo! E la nostra cultura alimenta questa ostinatezza. Gli scontri fra persone aumentano, nessuno è disponibile a venire incontro all’altro: il mondo che deve adattarsi a me! Guardiamoci intorno! Separazioni, isolamento, fine della comunità, piccola e grande. Ecco perché Roger è un’eccezione e non la regola.

Nel testo di oggi, c’è l’esuberante Simone. Pietro sta per la testardaggine di chi vuole che il mondo si adatti alla sua volontà. Lui vuole che il mondo cambi, ma non la sua visione. Non capisce che cambiare la mente può cambiargli il mondo! Pietro ha riconosciuto Gesù come il Figlio del Dio vivente – colui chi comunica vita –e come “il Cristo”; ma Gesù proibisce loro di proclamarlo come “il Cristo”; perché? Cristo con l’articolo indica il messia che avrebbe conquistato il potere, per questo Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme”; non per conquistare il potere, ma, sorpresa, soffrire molto, da parte di chi? Dei rappresentanti religiosi e “venire ucciso”. E poi risorgere il terzo giorno”. E qui c’è l’incidente. Pietro, rinominato “pietra” per questa sua fede forte sulla quale Gesù costruisce la sua Comunità, in un attimo, da pietra di costruzione diventa pietra dello scandalo, d’inciampo. “Pietro lo prese a sé e si mise rimproverarlo”, come in un esorcismo per un indemoniato, per lui, Gesù è contrario a Dio. Ed esprime una severa condanna, orrore, ripugnanza; “Dio ti perdoni” che si diceva a chi rinnegava il Signore questo non ti accadrà mai”. Uno scontro duro. Pietro era un tipo determinato, testardo e presuntuoso, a volte turbolento. La sua personalità è benedizione e rovina, pietra basilare o d’inciampo, secondo la sua capacità … di adattarsi e seguire. Sembra facile, vero? Non lo è. Né per Pietro né per noi. Nessuno con un carattere granitico sa anche adattarsi. La sua forza di carattere, di fede e di capeggiare, punti di forza, sono anche la sua disgrazia senza la necessaria ubbidienza a seguire.

Gesù ha bisogno che Pietro controlli i suoi impulsi di volere avere sempre ragione, di essere il primo e di voler condurre invece di seguirlo. Stare al comando è grandioso, ma se trovi davanti Gesù, il tuo posto è dietro di lui. Gesù dice questo a Pietro! “Vai dietro di me, tentatore!” O meglio, “mettiti dietro di me, se no mi farai inciampare e rovinare la missione!”; gli rinnova la chiamata del cap. 4.19: venite dietro a me, sii mio discepolo. Gesù non lo rifiuta, gli offre un’altra possibilità, lo chiama “satana”, nemico e rivale di Dio perché non mette da parte il suo schema mentale: se vuoi vedere il nuovo mondo di Dio, liberati dei tuoi pensieri umani di come cambiarlo, non essermi pietra d’inciampo. Chi vuole seguirmi deve rinnegare sé stesso, prendere la propria croce e seguirmi. Gesù chiede a Pietro e tutti i discepoli, di rinunciare agli ideali di successo, di gloria, di ambizione e, “sollevi la propria croce”, sia pronto ad essere insultato, offeso, maltrattato perché diffonde l’amore divino a tutti. L’unica gloria di Gesù non è di potere ma di servizio. “E poi mi segua”. Quindi, la condizione che mette Gesù per seguirlo è – in termini moderni e più comprensibili – di perdere la propria reputazione, accettare di essere attaccato, perché soltanto così si è pienamente liberi e Gesù ha bisogno di persone pienamente libere. Gesù insegna a Pietro che un vero discepolo deve prima seguire, per poter guidare! Ed è capace di mettere da parte i sogni di potere, opinioni, agenda, controllo, per consentire allo Spirito Santo di condurlo dove vuole lui.

Spesso invece di adattarci alla missione del Signore, noi adattiamo gli insegnamenti di Gesù alla nostra vita. È l’adattamento errato. Diventiamo “neo-farisei”, falsi credenti di comodo, che si dichiarano cristiani, ma rifiutano gli insegnamenti di Gesù. Partire da un principio di fede e adattarlo alle proprie necessità, è pratica di molti per un interesse personale, materiale o spirituale. Gesù parla di un amore incondizionato per tutti, senza differenze, eppure, molti non sentono l’assurdità di dirsi razzisti, sprezzanti per il diverso. Ne sappiamo più di Gesù e ignoriamo il cuore del suo messaggio. Gli U.S.A. bruciano perché gli afroamericani sono stanchi di essere uccisi; le donne sono stanche delle violenze maschili, di guadagnare di meno, ad atteggiamenti omofobi, e questo Covid-19 rende gli ultimi più ultimi, eppure tanti giustificano il loro cinismo! Se come Pietro “adattiamo” il messaggio di Gesù al nostro, diventiamo ipocriti perché dobbiamo ignorare i suoi insegnamenti per eliminare le nostre contraddizioni. In questo modo, chi vive intorno a noi ci vedrà incoerenti, confusionari e non credibili. Dalla stessa bocca esce “pace e amore” ma anche razzismo, odio e violenza. E alla vista di tutti, la nostra bella teoria cristiana di facciata diventa una pietra d’inciampo per il Regno di Dio. Invece, se ci adattiamo al messaggio di Gesù e gli “andiamo dietro”, lasciamo che i suoi principi sanino le nostre brutture. Gesù avrebbe dovuto dire a Pietro: hai ragione, devo fare come dici tu, usare la mia potenza per conquistare e uccidere e imporre con la forza la giustizia? Gesù grida “vai dietro” all’impetuoso Pietro e a ognuno di noi, quando cerchiamo di “adattare” a nostro piacimento la missione divina. Pensa a una pietra sporgente in un sentiero, ti potrebbe essere d’inciampo perché è ostinatamente inamovibile sul percorso. Anche noi possiamo intralciare il percorso di Gesù mentre cerca di sanare questo mondo.

Pietro non voleva che Gesù morisse ma regnasse glorioso. Vuole costringerlo alla sua idea di Cristo. Non seguiva più ma voleva condurre. Spesso Gesù ci chiede di fare cose, andare in posti, essere con persone per cui noi non abbiamo interesse. In effetti, sovente, noi pensiamo di avere idee migliori sulla missione di Gesù. Da questo falso “adattamento” diventiamo neo-farisei ipocriti. Gesù ci chiede di essere delle pietre mobili, delle abitazioni portatili, discepoli plasmabili, non rigidi ma obbedienti alla sua leadership. E poi conclude Gesù “Chi vuol salvare la propria vita la perderà, ma chi perde la propria vita per causa mia la troverà”. Noi siamo valutati per la vita che pratichiamo, non per le idee religiose che professiamo. Chi dona la propria esistenza la realizza pienamente. Il discepolo lo segue e si lascia cambiare dalle sue parole di vita. Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa