Rivalutiamo la nostra “massa critica”.

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Matteo 18.15 – 20
Sermone del 6 settembre 2020

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

15 «Se tuo fratello ha peccato contro di te, va’ e convincilo fra te e lui solo. Se ti ascolta, avrai guadagnato tuo fratello; 16 ma, se non ti ascolta, prendi con te ancora una o due persone, affinché ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni. 17 Se rifiuta d’ascoltarli, dillo alla chiesa; e, se rifiuta d’ascoltare anche la chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano. 18 Io vi dico in verità che tutte le cose che legherete sulla terra, saranno legate nel cielo; e tutte le cose che scioglierete sulla terra, saranno sciolte nel cielo.

19 E in verità vi dico anche: se due di voi sulla terra si accordano a domandare una cosa qualsiasi, quella sarà loro concessa dal Padre mio che è nei cieli. 20 Poiché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Cara comunità, prima del Covid-19, dell’aids e dell’Hiv, una delle malattie più terrificanti era la poliomielite. Colpiva di più i bambini uccidendo o lesionando i muscoli delle vittime in breve tempo. Quando il Jonas Salk affermò di avere un vaccino (uno dei tre validi), questa cura sognata passò dai laboratori agli studi medici in tempo record, senza completare le fasi di test, scambiando le speranze per dati di fatto. È la stessa tentazione oggi con i presunti vaccini anti Covid-19. Molti invocano giustamente prudenza con i test, le analisi di gruppo e gli effetti collaterali che richiedono molto tempo per testare un vaccino. Nel 1953, però il terrore della polio spinse l’opinione pubblica a ignorare la prudenza scientifica. Una grande massa di bambini fu subito allineata per testare il vaccino.

L’impazienza popolare raggiunse quello che gli scienziati chiamano “massa critica”. In breve, la richiesta accorata di un vaccino antipolio, anche se non testato, si riprodusse in una forza inarrestabile. Nonostante il monito di molti medici sul pericolo di accelerare, il vaccino antipolio entrava in produzione e diventava la desiderata prima linea difensiva contro la malattia. Il concetto di “massa critica” è un termine usato dagli scienziati per descrivere “la quantità minima di uranio o plutonio che occorre per innescare e mantenere in vita la reazione a catena”. Una volta che questo processo inizia, la fissione nucleare che ne risulta è inarrestabile, rilasciando una energia infinita. Nulla accade se non si raggiunge questa “massa critica”, in pratica, se non si “spezzano” un dato numero di atomi, una “massa critica”, per accendere il processo inarrestabile. Il concetto di “massa critica” non funziona solo con gli atomi ma anche con la gente o con le cose. La “massa critica” necessaria per trasformare una foto in un film è di 24 fotogrammi al secondo. Sembra esistere un numero magico da raggiungere, prima che qualcosa si scateni a valanga. Gesù usa anche il principio di “massa critica”. Per Gesù, anche nella Chiesa esiste un numero per fare “massa critica”. Nel nostro testo, il numero di massa critica dei cristiani per scatenare una reazione a catena inarrestabile è di “due o tre riuniti nel mio nome” (Matteo 18.20). Ma per esistere questa sinfonia fra i credenti, i dissidi nella Comunità devono essere sanati! Altrimenti non scatta la reazione della massa critica fra il popolo.

È il tema del nostro testo. Gesù dichiara che lui è in mezzo alla Comunità. Dopo aver parlato della malvagità in comunità contro i piccoli, i minimi, scandalizzati da voglie di ambizione, potere e orgoglio (cap. 18), Gesù parla dello scandalo dei dissidi comunitari, vv. 15 – 20, e la necessità del perdono. La presenza di Gesù scatena una reazione inarrestabile in Comunità quando trova armonia e sinfonia. “Se tuo fratello”, dice, sbaglia verso di te, non è chi offende che deve andare a chiedere perdono, ma è l’offeso che va a cercare di riconquistarlo, da solo. Il perdono si dà a prescindere dall’altro. È liberarsi da impulsi distruttivi, non si rimane schiavo dell’odio, ecco, va cercato un chiarimento. C’è scritto “Va’ e ammoniscilo”; ma “ammonire” presumerebbe la superiorità di chi ammonisce e l’inferiorità di chi è ammonito. Il verbo è “convincere”: “rendi consapevole tuo fratello dello sbaglio commesso”; (non vi è mai capitato di dire a qualcuno: mi hai fatto male con quel gesto o parola” e vedersi ridere in faccia?) se non ti ascolta chiama altri due”, come testimoni – “se poi non ascolta allora dillo alla comunità”. “Se” proprio non ascolta neanche la comunità, Gesù dice “sia per te come il pagano e il pubblicano”. Non significa “ignoralo”, ma che il tuo sarà un amore a senso unico. Nella comunità c’è un amore dato e ricevuto – ci si ama a vicenda. Il pagano, il pubblicano si amano senza aspettarsi nulla in cambio, quindi almeno rimani con un amore a senso unico. Poi Gesù dichiara “In verità, tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo” parlando del perdono. Che cosa vuol dire? Chi non perdona, nega il perdono di Dio, che è già dato ma che diventa attivo ed efficace solo se si trasforma in perdono verso gli altri. In breve, se non perdonate legate, impedite e rimanete nell’odio, questo perdono; “quello che invece scioglierete” è la concessione del perdono. Non è una minaccia, se non perdoni non hai il perdono di Dio, no! Ma non lo rendi efficace per te e per il prossimo. È una guarigione che impedisci perché l’odio non si metta in mezzo. Il perdono di Dio è già dato, diventa operativo ed efficace se si traduce in perdono misericordioso verso gli altri. Se amore e perdono non circolano nella Comunità di Cristo, le persone vivono con tante ferite aperte. “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. La sinfonia della comunità assicura la presenza del Signore; il dissidio, la divisione, la mancanza di perdono ne occultano la presenza. Il Signore c’è sempre, solo non è gustabile. Quindi il contesto è lo scandalo del dissidio e del perdono nella comunità e l’invito a formare una sinfonia d’amore.

Non sembra che Gesù sia stato ascoltato. La Chiesa avrebbe dovuto organizzarsi con poca burocrazia e tanta sana relazione comunitaria. Gesù suggerisce ai discepoli che, una comunità, Corpo di Cristo, può essere operativa anche con solo due credenti, se riuniti con mente e cuore consacrati. Non c’è bisogno delle masse o di un quorum di presenze, di comitati permanenti. Né di azioni di comitati esecutivi o di controlli regionali. Se è Gesù che chiama e manda, non abbiamo bisogno della sovraintendenza di comitati o istituzioni per prendere decisioni valide e vincolanti. Invece, abbiamo bisogno di avere la mente di Cristo e la presenza del suo Spirito. Di conformarci noi ai suoi insegnamenti. Con Cristo, la comunità va avanti anche con solo “due o tre sono riuniti nel suo nome”. Senza la sua presenza nemmeno un’assemblea di 10.000 persone può rafforzare la Chiesa per il futuro. Troppo spesso il nostro amore per le strutture spegne la potenza di una “massa critica di credenti”. Pensiamo di dovere essere in tanti, un gran gruppo, una maggioranza per praticare la chiamata divina. Ottenere il permesso del sistema di gerarchie dimenticando che Cristo ha scelto una via semplice per essere presente fra noi. La progettazione e le strutture servono ma non devono soffocare l’entusiasmo. Se Cristo può essere presente nella folla, la comunione con lui inizia nel piccolo dove “due o tre riuniti nel suo nome”. Dobbiamo rispettare che, nella comunità, basta la massa critica di “due o tre” per innescare reazioni inarrestabili per il suo Regno e che in Chiesa tutti hanno un ministero, un servizio, una chiamata. Guardatevi intorno. Tre di noi possono cambiare il mondo. Non serve di più. Due o tre. Ascoltiamo Gesù su questo.

Il numero di “massa critica” del cristianesimo per cambiare il mondo è di “due o tre credenti”. Insieme, possiamo operare i segni più straordinari che questo mondo abbia mai visto. Possiamo incarnare la presenza di Cristo in questo mondo, perché in ognuno di noi, per Cristo, è riposta una potenza atomica! La Chiesa è il luogo dove persone “si occupano personalmente” di praticare la misericordia divina. Ecco perché i dissidi sono dannosi e il perdono è l’arma con cui il Signore sana le ferite che ci provochiamo l’un l’altro. La nostra sfida è: essere in quella massa critica di quei due o tre questa mattina per dare luce a un nuovo giorno, secolo e millennio. Non c’è alternativa se non che tu, e almeno un altro, te ne occupi di persona! Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa