Le domande sugli italofoni a cui la politica cantonale non risponde

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Il compito della politica sarebbe quello di dare una risposta ai problemi dei cittadini. Ma talvolta non lo fa. Nella comunicazione, poi, la forma è sostanza. Prima dell’incontro del 28 settembre tra il Consigliere federale Ignazio Cassis e i Consiglieri di Stato Norman Gobbi e Mario Cavigelli, le testate non presenti erano state invitate a inviare delle domande per iscritto. Così ha fatto Il Bernina anticipandole a Cavigelli; dopo un sollecito scritto, le risposte sono pervenute per mano del segretario del dipartimento “Educazione, cultura e ambiente” Simon Bott, il primo ottobre.

Mettere alcune frasi per iscritto, però, non è sufficiente per rispondere davvero. Ciò che abbiamo ricevuto, e che pubblichiamo integralmente, non entra nel merito di ciò che abbiamo chiesto e offre risposte vecchie e incomplete a domande che in parte vengono da lontano, ma si dimostrano ancora attuali. Ci auguriamo che, all’atto pratico, i temi quali l’evidente sottorappresentanza degli italofoni nell’amministrazione cantonale vengano affrontati con una maggior cura di quella riservata alle risposte al nostro giornale.


Questa estate il Consiglio federale ha definito gli obiettivi strategici della politica in materia di plurilinguismo in seno all’Amministrazione federale per il periodo 2020–2023. La Confederazione ha già una delegata per il plurilinguismo e fissato dei valori di riferimento per la presenza delle minoranze linguistiche nella sua amministrazione. Visto che la minoranza italofona è ancora sottosottorappresentata, la strategia del Consiglio federale prevede anche un affirmative action a suo favore. A livello cantonale non vi è niente di analogo. Se dovessimo applicare i criteri della Confederazione all’amministrazione cantonale a “Coira” mancano circa 100 italofoni. Non crede che dal punto di vista democratico questa situazione sia inaccettabile?

Per quanto riguarda la questione legata a un delegato per il plurilinguismo (in analogia alla Confederazione) e la rappresentanza delle minoranze linguistiche in seno all’Amministrazione cantonale, il Governo ha preso posizione in merito nella sua risposta all’interpellanza Papa concernente il servizio pubblico in favore delle minoranze linguistiche (vedi https://www.gr.ch/IT/istituzioni/parlament/PV/Seiten/20140829Papa09.aspx).

Di recente un’interrogazione parlamentare della Consigliera nazionale Sandra Locher Berenguel ha sollevato il tema specifico dell’italiano nel Cantone dei Grigioni e evidenziato un problema di Governance della politica cantonale. Anche il Consigliere agli Stati Stefan Engler, recentemente, ha definito la situazione del romancio molto difficile. Attualmente il Governo cantonale si compone di tre romanci e due germanofoni. Possiamo sperare che in futuro il Cantone si impegni di più e in prima persona (non semplicemente delegando alle associazioni linguistiche) in favore delle minoranze?

Negli ultimi mesi il DECA ha lavorato a pieno ritmo a un rapporto contenente proposte concrete di misure volte a rafforzare il plurilinguismo nel Cantone dei Grigioni. Il rapporto verrà completato nel corso delle prossime settimane e sottoposto al Governo per la presa d’atto.

Il programma di Governo 2021-2024 prevede le seguenti misure volte a rafforzare il plurilinguismo nel Cantone dei Grigioni:
• creazione di un servizio di coordinamento “Amministrazione plurilingue”
• promozione di offerte formative nel settore degli scambi linguistici e per la diaspora presente nel Cantone
• esame e attuazione di misure volte a far fronte alle sfide legate ai cambiamenti in atto nel settore dei media
• promozione della trasformazione digitale nei settori della basi linguistiche e della traduzione.


A cura di Maurizio Zucchi