Conviene a chi?

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Matteo 21.33 – 46
Sermone del 4 ottobre 2020

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

33 «Udite un’altra parabola: C’era un padrone di casa, il quale piantò una vigna, le fece attorno una siepe, vi scavò una buca per pigiare l’uva e vi costruì una torre; poi l’affittò a dei vignaiuoli e se ne andò in viaggio. 34 Quando fu vicina la stagione dei frutti, mandò i suoi servi dai vignaiuoli per ricevere i frutti della vigna. 35 Ma i vignaiuoli presero i servi e ne picchiarono uno, ne uccisero un altro e un altro lo lapidarono. 36 Da capo mandò degli altri servi, in numero maggiore dei primi; ma quelli li trattarono allo stesso modo. 37 Finalmente, mandò loro suo figlio, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio”. 38 Ma i vignaiuoli, veduto il figlio, dissero tra di loro: “Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e facciamo nostra la sua eredità”. 39 Lo presero, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero. 40 Quando verrà il padrone della vigna, che farà a quei vignaiuoli?» 41 Essi gli risposero: «Li farà perire malamente, quei malvagi, e affiderà la vigna ad altri vignaiuoli i quali gliene renderanno il frutto a suo tempo».

42 Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:

“La pietra che i costruttori hanno rifiutata è diventata pietra angolare; ciò è stato fatto dal Signore, ed è cosa meravigliosa agli occhi nostri”? 43 Perciò vi dico che il regno di Dio vi sarà tolto, e sarà dato a gente che ne faccia i frutti. 44 Chi cadrà su questa pietra sarà sfracellato; ed essa stritolerà colui sul quale cadrà».

45 I capi dei sacerdoti e i farisei, udite le sue parabole, capirono che parlava di loro; 46 e cercavano di prenderlo, ma ebbero paura della folla, che lo riteneva un profeta.

Cara Comunità, oggi la disputa di Gesù con i capi religiosi e gli anziani è sulla questione, con quale diritto i capi religiosi pensano di “governare quel pollaio”, sebbene non fosse loro, gli ricorda Gesù. Il vero nemico di Dio non è il peccato perché l’amore divino trasforma la vita di chi lo accoglie. Il vero nemico è cercare il “vantaggio” personale che rende insensibili e ostili all’azione divina.

Le lotte per il potere di governare a proprio vantaggio non sono mai cessate. La scorsa settimana abbiamo ascoltato due “galli” sul ring delle elezioni statunitensi per la presidenza. Non hanno risparmiato colpi e offese, lasciando dietro disgusto e tristezza, uno è finito in ospedale. La disputa su chi comanda, domina la nostra vita per il diritto di fare ciò che ci piace, quando ci piace e come ci piace. Infatti, la nostra società esalta l’individualismo. Negli ultimi cinquanta anni ogni generazione ha visto moltiplicare le opinioni e le credenze. Non esiste più un blocco monolitico di idee e credenze comuni ma un arcobaleno di opinioni e di credenze, e va bene così. Tutto questo però è condito dalla convinzione che, la nostra opinione è la sola autorità e verità. Ognuno nel suo pollaio possiede “la mia verità”. Infatti, il rispetto di una qualsiasi autorità esterna si è dissolto, non esiste altra autorità oltre ai miei voleri. Ieri ho sentito una pubblicità dire: vai bene perché segui le tue leggi. Se ognuno ha la sua legge da seguire, immaginiamoci la convivenza! Quando si mescolano diversità di opinioni, con le convinzioni individuali assolute della verità, si ottiene un cocktail esplosivo di conflitti e divisione. Benvenuti nel XXI. secolo con le sue lotte di potere per il proprio vantaggio.

In passato le cose non erano diverse. Anche in Palestina nel I. secolo c’erano gli stessi conflitti. I sacerdoti, gli anziani e gli scribi erano attaccati al potere e al denaro. Bilanciavano il comando tra Roma e il popolo gestendo il Tempio. Non volevano mollare il comando perciò erano sospettosi e spietati. Con la scusa di gestire il Tempio avevano le mani sul governo della fede. Era il classico mix velenoso di politica e fede. Avevano sviluppato una religione di precetti rigidi e rigorosi. Quella società funzionava a loro vantaggio, dimenticando che: quel terreno non era il loro. L’errore di “cercare il proprio vantaggio” è il male che ci affligge. Come uno prende una carica politica o religiosa gli scatta dentro il demone del comando e del possesso dell’unica verità. Spesso ci sentiamo i padroni ma siamo solo dei servitori. Capire lo scopo del nostro ruolo nella “vigna del Signore” è decisivo per il servizio. Dopo aver detto alle autorità religiose che, chi loro escludevano dall’amore divino, pagani pubblicani e prostitute, avrebbero preso il loro posto nel suo Regno, Gesù ordina “Ascoltate… un’altra parabola”, la sua terza con protagonista la vigna. La vigna era l’immagine del popolo d’Israele e per il cristianesimo diventerà quella della Chiesa. Ascoltiamo, l’istruzione è ancora valida.

Gesù parla di un padrone e della cura attenta per la sua vigna. La siepe, il torchio, la torre indicano l’importanza che dà alla vigna. I fittavoli devono prodigarsi per produrre vino delizioso. In altre parole, la loro attività deve portare frutto per il Regno: amore, grazia, gentilezza, generosità, perdono e misericordia. Ma le cose non vanno così. I fittavoli sono tentati dal potere, dai soldi, dal prestigio, iniziano a credere che la vigna sia loro. Chiunque minacci il loro monopolio è eliminato. Il proprietario manda suoi servitori a ritirare i frutti. Del continuo Dio ha mandato profeti al suo popolo e questi sono stati rifiutati, perseguitati e spesso uccisi. Perché? I profeti invitano a cambiare ma chi si è installato nel potere non desidera cambiare ma tenere il potere, così li uccidono e vanno avanti come se la vigna fosse loro. Questo per diverse volte, poi il proprietario manda suo figlio. Che accade? I fittavoli complottano per uccidere l’erede e incassarne l’eredità. Le autorità religiose chiedono rispetto solo per sé stesse, ma non rispettano gli altri, perché la loro azione è basata sulla loro convenienza e non sul bene degli altri. Gesù non è morto perché questa fosse la volontà di Dio, ma per l’interesse dei religiosi al potere. Quindi il calcolo di questi contadini, che vedremo sono le autorità religiose, è basato sulla loro convenienza. Mentre Gesù per il bene umano rinuncia alla propria convenienza; le autorità religiose, a propria convenienza, sacrificano il bene umano e assassinano il Figlio di Dio. Queste persone si sentono padroni in casa d’altri. Vogliono coltivare il Regno di Dio con il proprio potere, autorità e legge.

Come vedete, l’individualismo è sempre esistito. Se questa avidità per il potere non ci spaventasse sarebbe un problema. Perché capita di volerci costruire il Regno di Dio da soli, la nostra volontà è quella divina, di edificare la Chiesa con la nostra forza o sanare il mondo con la buona volontà. È facile dimenticare chi è davvero al comando e metterci al comando al posto di Gesù. Le massime autorità religiose ritengono Gesù un nemico di Dio, un bestemmiatore da eliminare. “Quando verrà il signore della vigna che cosa farà ai contadini?” chiede Gesù ai sommi sacerdoti e gli anziani. Loro emettono la propria sentenza: “li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini” (ai popoli pagani) “che gli consegneranno il frutto a suo tempo”. Con ironia, Gesù cita il Salmo 118La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra angolare”. Chi coltiva la vigna del Signore e serve a propria convenienza, scarta, ignora, si priva dell’unica pietra dove si costruisce un’esistenza sulla roccia e che nessuna tempesta abbatte.

Gesù non dice che il nostro impegno non conti. Conta. Ricordiamo la parabola dei lavori delle diverse ore nella vigna. Siamo i lavoratori nella vigna, la squadra divina di edificazione e costruzione qui sulla terra. Gesù ci ricorda che la vigna non è nostra. Non abbiamo diritto operare a nostro vantaggio ma di guardare alla qualità del frutto. Siamo addetti al dipartimento per il controllo di qualità. Possiamo produrre il vino più delizioso dal vigneto del Signore o qualcosa di acido che nessuno vorrà bere. In breve, il nostro contesto è un’azienda vinicola che riproduce i frutti dell’amore. E come fittavoli del Signore, il nostro business è produrre accoglienza, misericordia e amore. Il versetto 45 svela a chi era rivolta questa parabola. “Udite le sue parabole, i sommi sacerdoti e i farisei capisco che parlava di loro e cercarono di catturarlo, ma avevano paura della folla che lo considerava un profeta”. Le parole di Gesù non suscitano un desiderio di pentimento (le autorità non si pentono mai) ma solo l’eliminazione di chi li ha smascherati. Ascoltiamo, il mondo che crediamo sia nostro, appartiene a qualcuno molto più grande di noi. Attento a come servi.

Il Signore ci ha affidato l’abilità di creare un mondo meraviglioso, armonioso piacevole e delizioso, d’amore, speranza e pace. Per realizzarlo dobbiamo accettare i suoi progetti originari e costruire sulla pietra angolare, che è la fede in Gesù. Perché in fondo, la nostra vita, esistenza e futuro gli appartengono. Diventerai orgoglioso della tua posizione di servitore nel regno di Dio o saprai gestire questo sentimento a servizio del Regno? Invidierai il potere e il prestigio nella casa del Signore? La risposta ti dirà molto sul tipo di giardino che stai costruendo e il futuro che lascerai indietro. Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa