Un libro speciale come la valle di cui parla

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La Valposchiavo è per molti versi un angolo di Svizzera dal tutto particolare. Lo è per la posizione geografica, a Sud delle Alpi e quasi incuneata nel territorio italiano, lo è per la sua storia politica, culturale e religiosa.

Molto spesso i media e la coscienza comune si dimenticano del fatto che la Svizzera italiana è composta non solo dal Ticino ma anche dal Moesano, dalla Bregaglia e, appunto, dalla Valposchiavo. Anche per questo l’uscita di un volume come “Valposchiavo – Una Svizzera speciale” nella rivista “Arte e storia”, edita dalla “Ticino Management” acquista un valore particolare.

Giovedì 15 ottobre, presso la Sala Torre, il libro è stato presentato a una parte della cittadinanza poschiavina da alcuni dei suoi autori e da Elisabetta Calegari di Ticino Management. Calegari ha voluto ringraziare gli autori degli scritti, così come tutti coloro che (dalle autorità agli sponsor) hanno reso possibile la realizzazione dell’opera. Si tratta di una pubblicazione agile, completa ed economica, dal costo di soli 15 franchi, che approfondisce moltissimi temi a livello culturale, offrendo prospettive e contributi diversi per contenuti, autori e stile. Non è mancato un momento di commozione con il ricordo di Antonio Giuliani, che per il libro aveva scritto un articolo, scomparso a causa del Coronavirus e la consegna di un mazzo di fiori a Giovanna Giuliani Crameri.

La serata è stata aperta da Giovanni Jochum, Podestà di Poschiavo, che rappresentava anche il collega sindaco di Brusio Arturo Plozza; oltre a Elisabetta Calegari sono intervenuti Serena Bonetti, Gian Casper Bott, Massimo Lardi e Silva Semadeni.

Serena Bonetti, in particolare, oltre al presentare il proprio contributo, ha sottolineato un aspetto particolare della Valposchiavo che ha potuto osservare da nativa ticinese giunta in valle da adulta: l’accoglienza. “Quando sono arrivata a Poschiavo questo posto mi sembrava tutto piccolo. Invece, ero io a essere piccola” è una frase che riassume tutto con efficacia, sottolineando quanto una periferia possa essere ricca e arricchente per coloro che vi nascono o che la scelgono come dimora.

Gian Caspar Bott, invece, nel parlare dei suoi contributi (ben tre, su Hildesheimer, sulle sculture degli anni ’60 e ’70 e sulle chiese), ha dimostrato che ancora ci sono punti oscuri da chiarire, piccoli equivoci da sfatare ed errori da correggere anche in campi conosciuti e settori quasi totalmente inesplorati come quelli dell’arte del ‘900 in Valposchiavo. Una chicca? L’architetto segnato sulla volta della chiesa di San Vittore Mauro, Seebolt Westholf, non è mai esistito con questo nome, perché il presunto cognome è l’abbreviazione di “Westfalen”, cioè della provenienza del “Seebolt” in questione.

Il dotto intervento di Massimo Lardi ha poi spaziato sui due scritti da lui inseriti nel volume riguardanti le tipografie poschiavine e la lirica. Due argomenti distanti, ma che riassumono a loro volta un interessante spirito della Valposchiavo nei secoli: la sua disponibilità di porsi come luogo di tolleranza e divulgazione culturale di prim’ordine e la sua capacità di rielaborazione in forme originali e universali delle arti e, come in questo caso, della poesia. Con un effetto stupefacente di sintesi di diverse culture perché, come dice Lardi, “La poesia della Valposchiavo è insieme universale nelle tematiche, retica nell’identità e italiana nel linguaggio e nello stile”.

In chiusura Silva Semadeni ha illustrato i propri interventi. Il primo sul borgo di Poschiavo e quel processo quasi magico che portò un borgo rurale con alcuni palazzi a diventare una vera e propria elegante cittadina delle Alpi e il secondo sulla figura poschiavina e cosmopolita del medico Guido Fanconi.

Il volume racchiude però tante altre perle che il lettore è chiamato a scoprire: nei 21 contributi, i 18 autori parlano anche di storia, fotografia, emigrazione, turismo e molto altro, rendendo l’opera interessante sia per chi conosce la Valposchiavo sia per chi invece, da fuori, vuole accostarsi al mondo della valle magari per una visita futura.

Una piccola nota stonata, che non dipende però da quest’opera, è la mancanza di una libreria in Valposchiavo. Un neo che rende più laborioso procurarsi questo e altri volumi di scrittori locali o che trattano tematiche interessanti e legate al territorio. Chissà che in futuro la creatività di qualche commerciante non sappia sopperire a questa mancanza, coniugandola magari con un’attività diversa già esistente.


Maurizio Zucchi

2 COMMENTI

  1. Buongiorno, vorrei fare una precisazione in merito alla mancanza di una libreria in Valposchiavo: dopo la chiusura della libreria L’Idea, la vendita di libri a carattere regionale è stata assunta dalla biblio.ludo.teca di Poschiavo, in via dal Cunvent 4.
    Per la biblio.ludo.teca Pierluigi Crameri