Ma quanto sei ridondante!

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Matteo 22.34 – 40
Sermone del 25 ottobre 2020

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

34 I farisei, udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si radunarono; 35 e uno di loro, dottore della legge, gli domandò, per metterlo alla prova: 36 «Maestro, qual è, nella legge, il gran comandamento?» 37 Gesù gli disse: «”Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. 38 Questo è il grande e il primo comandamento. 39 Il secondo, simile a questo, è: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. 40 Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti».

Cara Comunità, forse una volta ti è stato detto “sei ridondante”, esagerato. Di solito, questa parola suona negativa, per questo, a volte, non sappiamo se è un complimento o un insulto. Per “ridondante” capiamo “ripetitivo, esagerato, sovrabbondante, superfluo”. Se non è nel campo della scrittura, dire “sei ridondante” è un complimento basato su una qualità rilevante della vita. Per gli ingegneri e i tecnici la ridondanza è un obiettivo e una condizione ottimale. Nella tecnica, un impianto, per aumentare l’affidabilità, deve avere più elementi in grado di svolgere la medesima funzione, così un guasto non ferma l’impianto perché quella funzione può essere svolta da altre parti. Essere ridondante non è sempre un male.

Il corpo umano è un sistema ridondante. Uno dei migliori. Noi combattiamo le malattie e le infezioni tramite una moltitudine di ridondanze che aiutano i nostri sistemi immunitari. I microbi dannosi che superano le barriere del naso sono attaccati dai globuli bianchi e da anticorpi specifici. Ci aumenta la temperatura, tossiamo e starnutiamo, respiriamo dalla bocca se il nostro naso è chiuso… sono tutti dei sistemi ridondanti per affrontare un brutto raffreddore. Non è che se abbiamo una via respiratoria chiusa, smettiamo di respirare, ne abbiamo due. Il Maestro Designer dell’universo ha progettato la ridondanza nel corpo umano. Non solo, ha progettato la ridondanza anche nella vita spirituale. Il Signore ci ha dato tanti livelli ridondanti per saggiare la presenza della sua grazia, del suo amore e del suo perdono. A volte siamo un po’ lenti nel comprendere le cose dello Spirito. È vero o no? A volte abbiamo bisogno di una seconda chance o di una terza o di una vita intera di chance e sia lode a Dio, il Maestro progettista, che è stato ridondante di vie nell’universo spirituale per arrivare a noi. Se non funziona una via, ne prova un’altra.

Gesù è anche ridondante nel trovare parabole e insegnamenti per spiegare l’amore divino. Prima del testo di oggi, Gesù accusa le autorità religiose di essere dei ladri: si sono impossessati della vigna non loro, il popolo; e degli assassini: usano violenza. Le autorità reagiscono, lo attaccano. Non basta eliminarlo, bisogna diffamarlo, non vogliono creare un martire ma smascherare un “eretico”. Provano a fargli perdere il consenso sul popolo con delle trappole. Per sferrare l’attacco s’incontrano gli odiati nemici farisei e sadducei, inviano un pezzo da novanta, un dottore della legge, per “tentare” Gesù e chiedergli il comandamento maggiore. Loro la risposta la sanno, è il “Sabato”, anche il Creatore si è riposato! Testano la sua ortodossia. La risposta li confonde perché, per Gesù, il rapporto con Dio non dipende dalla osservanza esteriore della legge di Mosè, ma se, nell’intimo, si accoglie e si imita l’amore del Padre. Gesù cita l’intima preghiera Shema, il credo d’Israele, in Deut. 6: ascolta Israele il Signore, il tuo Dio, il Signore uno. La preghiera continua con il precetto: amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua e con tutta la mente tua. Il cuore indica la coscienza, l’intimo più profondo, “con tutta la tua anima”; è l’essenza spirituale e “con tutta”, e qui Gesù non dice “le forze”, i beni economici, ma mette “mente”. Con Gesù, l’umano non deve più offrire le sue forze a Dio, ma Dio comunica al credente le sue forze, accrescendo la sua capacità d’amare. Il grande e il primo comandamento non è il riposo del sabato ma l’amore a Dio, e poi aggiunge “il secondo è simile a questo”, perché se ami Dio, pratichi il suo amore negli altri, “amerai il tuo prossimo come te stesso” Lev. 19.18. Gesù trasforma un precetto in comandamento. L’amore a Dio è amore al prossimo; tutta la Legge e i profeti; la ricchezza che noi chiamiamo A.T. è in questo: amore a Dio, e amore all’umano. In Giovanni 13 Gesù lascia alla comunità un comandamento superiore “che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi”. Credere in Dio è avere il suo amore che guida le nostre emozioni, dirige i nostri pensieri ed è la potenza del nostro agire. Se amiamo Dio, il prossimo diventa degno d’amore perché ne scopriamo l’immagine divina riflessa, in cui serviamo nella sua vigna.

Nel nostro testo, quindi, troviamo abbondanza e ridondanza di amore. Matteo 22.34 – 40. Il Dio dell’amore abbondante ha predisposto vie ridondanti per sperimentare la sua liberante grazia nella nostra vita. Non c’è un modo solo con cui il Signore arriva a noi. Ci può raggiungere tramite il cuore, con le emozioni. Possiamo conoscere il suo amore quando smuove il nostro spirito nell’intimo o attraverso la mente, allargando la nostra comprensione. La grazia divina e la sua misericordia hanno incluso la ridondanza nel sistema spirituale. Chiunque cerca di amare Dio con il cuore, l’animo e la mente ritrova il suo amore per la creazione e l’universo, in ogni percorso. Se lo amiamo, allora amiamo la creazione, noi stessi e il prossimo. Per questo il mondo è la vigna del Signore in cui servire. Tutto ci interessa, ci riguarda ed è nostro. Non dobbiamo più chiederci: qual è la volontà di Dio, ma compierla. Da credenti maturi, la sua volontà da compiere ci si presenta ogni giorno in chi incrociamo e nel rispetto della natura. Possiamo percorrere ridondanti vie di pace e misericordia. Le Scritture sono una rete interconnessa di opportunità ridondanti progettate per riportare l’umanità dispersa a Dio. Da tante vie traverse. Da qualsiasi parte entri, finisci sempre nello stesso luogo: perché Dio ha tanto amato il mondo. Il gran comandamento di Gesù non riguarda l’osservanza morale religiosa ma come incontriamo il prossimo che davanti a noi. È semplice ma i religiosi lo rifiutano. Preferiscono sentirsi a posto con l’osservanza religiosa. A un amore da condividere si mette l’ipocrisia di “sentirsi a posto” con i precetti. Con la sua risposta, Gesù rottama la ridondanza ipocrita, questa sì disorientante, di leggi e leggine e ci invita a una relazione d’amore con Dio. Il più grande desiderio della ridondanza divina è misericordia sprizzante da tutti i pori. Un amore personale che non si isola o che è selettivo. È facile dire di amare l’umanità e poi odiare le persone intorno. Il gran comandamento di Gesù non permette disinteresse dal destino del prossimo, la distanza o il disimpegno. L’amore divino al prossimo, verso la creazione, sé stessi, è vero quando si ama non vagamente ma in dettaglio. E il dettaglio lo scopri vivendo, non devo dirtelo io o aspettare che cada dal cielo, vivi da rinato. Esiste un solo comandamento: sprigionare l’amore divino conosciuto in Gesù il Cristo.

Se ti dicono che “sei ridondante” aspetta a capire se è una critica o un complimento. Se è in letteratura, correggi il tuo stile. Se sei un tecnico, sei bravo. Se sei un cristiano domandati: creo amore ridondante, esuberante, multistrato e multiverso nelle tue relazioni? Per la forza della Spirito, noi possiamo amare noi stessi e chi desidera il nostro male; chi ci è nemico, senza approvare come ci pugnala alle spalle. Possiamo amare chi non rispetta i nostri standard, chi scarteremmo per i nostri pregiudizi. Tutto questo perché il Signore ci dà la sua forza per incarnare un amore disumano. Va questa settimana, apri gli occhi, e vedrai quante occasioni di rilasciare il suo sanante amore e seguire il Gran Comandamento. Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa