Partorire idee

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Alessandro Della Vedova

Sollecitato da più parti nel prendere posizione in veste di Granconsigliere sulla chiusura del reparto stazionario di ginecologia all’ospedale San Sisto, ecco la mia opinione in merito. Onestamente non mi sorprende la decisione. Ai più attenti osservatori non sarà infatti sfuggito il costante e purtroppo inesorabile calo, anno dopo anno, del numero di nascite in Valposchiavo.
Hanno invece suscitato in me molta perplessità tanto la tempistica, quanto le modalità di comunicazione. Ciò non da ultimo perché, solitario al fronte a difendere la posizione verso l’opinione pubblica, è stato mandato un tecnico che, in quanto a lungo e onorato servizio in ambito medico, nonché dedizione a favore della sua amata valle, non ha proprio nulla da rimproverarsi. Mi riferisco evidentemente al medico dott. Emanuele Bontognali, a cui rivolgo un sincero ringraziamento per il suo encomiabile spirito di abnegazione.
Bene hanno quindi fatto la Giunta di Poschiavo e il consigliere comunale di Brusio, nonché collega in Gran Consiglio Pietro Della Cà, a chiedere spiegazioni ai rispettivi Esecutivi con delle interpellanze, i cui contenuti condivido su tutta la linea. Al contempo, esprimo profonda vicinanza a quelle mamme, nonché giovani coppie, che si sentono smarrite nel vedersi costrette, in futuro, a spostarsi al nosocomio di Samedan per dare alla luce la progenie; nosocomio in cui l’uso della lingua italiana è inversamente proporzionale all’indubbia qualità del servizio.

Considerata la posizione del Governo cantonale, che in Gran Consiglio si è espresso pubblicamente a favore della decisione presa dal CSVP nel voler demandare il servizio di ginecologia stazionaria all’ospedale di Samedan, vedo francamente ben poche possibilità di riuscire a ribaltare la decisione presa. È quindi evidente che un eventuale ritorno sui propri passi può essere deciso solo in Valposchiavo, con le proprie forze. Temo tuttavia che quelle stesse forze dovranno essere impegnate nel cercare di non perdere ulteriori pezzi della sanità e di altri servizi a favore dei cittadini.

Dico questo perché la questione parte da lontano ed è purtroppo riconducibile ad una situazione demografica locale in cui la popolazione invecchia inesorabilmente e le giovani coppie procreanti sono sempre meno.
Questa tendenza era ben evidente già nel 2008, allorquando, in un piano strategico di sviluppo dell’allora Regione Valposchiavo, fra le altre cose nacque l’idea di creare un centro di formazione internazionale dedicato al legno. L’obiettivo, nel tempo, era quello di fare qualcosa proprio a favore dei nostri giovani, che solo il cielo sa quanto siano indispensabili per una società solida e stabile.

Al contempo, si confidava che negli anni esso potesse fungere da magnete in grado di attirare giovani da fuori a stabilirsi in valle. Purtroppo, quell’audace e innovativa iniziativa non è stata premiata dagli eventi, e di questo non posso che rammaricarmi profondamente, perché l’averci quantomeno provato risulta essere solo di infima consolazione. 
Auguri dunque a chi sta governando oggi in Valposchiavo, perché abbia più fortuna e successo nel promuovere politiche di crescita a favore dei giovani. Solo queste potranno fungere da volano per mantenere la valle viva e attrattiva.

1 COMMENTO

  1. ……… le possibilità che si torni sulla decisione presa sono dunque ridotte al minimo anche secondo il nostro Granconsigliere Della Vedova e sono della sua stessa opinione. Solo un sensibile aumento dei parti a una quota di, ritengo, almeno 50 all’anno potrebbe dare ancora lo spunto per rimettere in funzione il reparto maternità. Servirebbe una conversione di un numero elevato di posti occupati da frontalieri con famiglie domiciliate oltre a qualche giovane poschiavino in più che ritorni in Valle, per sperare di raggiungere questo sensibile aumento. Come fare?