La forza dell’umiltà: saresti così santo da…

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Matteo 23.1 – 12
Sermone del 1° novembre 2020 Confermazioni

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

1 Allora Gesù parlò alla folla e ai suoi discepoli, 2 dicendo: «Gli scribi e i farisei siedono sulla cattedra di Mosè. 3 Fate dunque e osservate tutte le cose che vi diranno, ma non fate secondo le loro opere; perché dicono e non fanno. 4 Infatti, legano dei fardelli pesanti e li mettono sulle spalle della gente; ma loro non li vogliono muovere neppure con un dito. 5 Tutte le loro opere le fanno per essere osservati dagli uomini; infatti allargano le loro filatterie e allungano le frange dei mantelli; 6 amano i primi posti nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe, 7 i saluti nelle piazze ed essere chiamati dalla gente: “Rabbì!” 8 Ma voi non vi fate chiamare “Rabbì”; perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. 9 Non chiamate nessuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli. 10 Non vi fate chiamare guide, perché una sola è la vostra Guida, il Cristo; 11 ma il maggiore tra di voi sia vostro servitore. 12 Chiunque si innalzerà sarà abbassato e chiunque si abbasserà sarà innalzato.

Cara comunità, quest’epidemia ha tolto a molti anche il divertimento di “travestirsi” per Halloween. È il minore dei problemi ma Halloween è, per taluni, un’altra occasione per “travestirsi” e mascherare la propria identità o esternarne un lato nascosto. In origine i “travestimenti” di “All Hallows Eve” avrebbero dovuto ingannare i demoni che vagano in quella fatidica notte. L’idea era che i buoni cristiani sarebbero stati lasciati in pace. I tempi sono cambiati molto. Non credo molti travestimenti respingano tanti demoni. Per molti genitori, il problema non sono i costumi “troppo macabri” ma troppo sexy! Questi travestimenti sono davvero troppo spaventosi per mamma e papà!

Il “travestimento” non finisce con Halloween. Per venire qui in chiesa questa mattina ci siamo anche cambiati il vestito “trasgressivo” e indossato quello da “santo” domenicale. Il Corpo di Cristo dovrebbe sempre essere dato un duplice saluto: “Buongiorno Santi; Buongiorno Peccatori! La Chiesa antica si è sempre compresa come “Casta e peccatrice”. È il giusto paradosso della nostra condizione di “Corpo di Cristo“. Santi e peccatori. (Per peccato non s’intende la violazione di un precetto e quindi un’offesa a Dio, è troppo comodo e facile. Peccato è sbagliare strada e fare del male a noi e al prossimo causandogli sofferenza). E noi siamo entrambi: santi e peccatori. Una mia zia aveva un vocabolario particolare, ci diceva: “Vuoi essere così santo da portarmi quel maglione o apparecchiare la tavola?” Le sue richieste ci facevano sentire “santi“. Basta però per essere un “santo” svolgere commissioni utili? Allora, la Comunità di Cristo è l’adunanza dei chiamati, scelti e usati per la causa del Regno di Dio. Mia zia esagerava ma la consapevolezza che siamo i santi del Signore dovremmo averla, non solo i novelli confermati e per un solo giorno, ma tutti noi che ci diciamo parte della Chiesa di Cristo. Non riconoscere questi santi è il nostro problema. Il problema è che i veri “santi” veri sono sfuggenti, discreti, restii a esibirsi. Nel testo di oggi Gesù identifica le qualità di un vero “santo“: non si pavoneggia orgoglioso delle sue conquiste; non “da a vedere” sé stesso; non si fissa sul riconoscimento delle sue azioni, né necessita di una posizione speciale nella comunità, né dei migliori posti in chiesa. I veri “santi” volano bassi. È chi dà senza aspettative; chi ama senza riserve, chi si sacrifica senza contropartita, chi si dona perché è al servizio ed è umile con la sua forza. Santo non è chi ci si traveste ma chi serve.

In questa domenica confluiscono le ricorrenze della Riforma e di “Ognissanti“, che non è una celebrazione protestante. Anche se, la Riforma, con il sacerdozio universale dei credenti risalta l’essere “santi” del Signore. Noi siamo riconoscenti per i credenti del passato che hanno praticato e trasmesso la fede cristiana, la cui eredità d’amore continua. Non dimentichiamo però che i credenti in ogni Chiesa sono santi, “separati per”. Popolarmente il “santo” può essere solo chi è puro e igienizzato, e ha superato l’esame di “senza peccato”. Non c’è spazio per i santi non igienizzati. Siamo molto lontano dallo standard biblico. Pietro ha rinnegato Gesù tre volte. Paolo perseguitava i cristiani. Se poi leggiamo Ebrei 11, sulla “comunione dei santi” nemmeno uno “comunione ” è senza difetti. Questo capitolo “per fede” dei “santi” assomiglia più a una “Galleria dei furfanti” che a una “Sala espositiva di Santi”. Infatti, nell’AT gli errori e le mancanze dei patriarchi sono ben evidenziati. La Bibbia non si vergogna di mostrarci i santi in mutande. La Riforma ha voluto rivalutare la “santità”, la chiamata, di ogni credente nella sua doppia identità: santo e peccatore.

Dopo avere ammutolito sacerdoti, anziani, farisei, erodiani, sadducei e scribi, Gesù riunisce le folle e i discepoli per avvertirli. Non è chi dice o fa le loro cose che è santo, sembra dirci. Sono fintamente al servizio di Dio. Non fate come loro, guide ipocrite, cieche, sepolcri imbiancati, razza di vipere perché la loro dottrina non è da Dio. Il Padre desidera la felicità umana, loro la rendono impossibile. Il popolo li guarda per ricevere guida, ma hanno solo uno sfoggio d’ipocrisia. Sacerdoti e laici ostentavano le insegne religiose, filatteri e frange, ma nascondevano la misericordia. Ecco le sue critiche: Non praticavano il loro stesso insegnamento = ipocrisia. Mettevano dei pesi pesanti sugli altri = legalismo. Cercavano il riconoscimento pubblico = orgoglio. Ricercavano la visibilità sociale e il rispetto = arroganza. Escludevano il popolo dal regno = giudizio. Stabilivano leggi a proprio interesse = avidità. Non osservavano la giustizia = faziosità. Zittivano la voce dei profeti = oppressione. Si autoesaltavano e sottomettevano il popolo. Voi non fate come loro! Dice Gesù. Gesù non elogia né i loro insegnamenti né la loro condotta. Il messaggio biblico era diventato un fardello pesante. A questa ostentazione e finzione, Gesù indica l’umile servizio a Dio e al prossimo. Uno solo è Padre e Maestro che accoglie “chi è stanco e travagliato”. Non fatevi chiamare “Guida”, solo Cristo lo è. Ecco il “versetto basilare”: “Il maggiore fra voi sia vostro servitore”. Il termine è diacono. Chi ha responsabilità nella comunità non impone pesi ma li toglie, li aiuta a portare, si mette al servizio. Nella comunità cristiana ci si cura del benessere altrui. La leadership di servizio è una qualità innestata da Dio in chi segue Gesù. Il maggiore tra voi sia vostro servitore. Non c’è gara alle poltrone. Gesù spazza via l’ipocrisia di questi leader che insegnano e guidano ma non praticano. Voi ipocriti. Vostro Padre e Maestro, la vostra Guida insegna e pratica l’accoglienza.

Essere protestanti è sapere che siamo liberi davanti a tutto ma non davanti a Dio. Questa cosa ci può infastidire perché ci crediamo “liberi”, anche di gestire Dio. Con il condizionamento sociale, oggi non scegliamo più nemmeno il colore della carta igienica! (guardate “The Social Dilemma” o la mia conferenza di due anni fa sul tema) Il Signore però non lo abbiamo scelto, è lui che ci chiama. Non c’è libertà sulle vie tortuose che il Signore ci fa percorrere. Nessuna libertà di «coscienza» davanti a Dio. La coscienza, diceva Lutero, è prigioniera di Dio. Spesso ripetiamo: la Parola di Dio rende liberi. È vero, ma sperimentiamo la libertà solo se la nostra volontà diventa prigioniera della sua Parola. Io non comprendo tante cose e altre mi sono scandalo e rebus. So solo questo: che l’ascolto della Parola di Dio è l’unica realtà che può afferrare e tenere in piedi me e te. In questa Parola, che ci sequestra e ci costringe, c’è l’unica possibilità di libertà dai miei dubbi, dalle mie paure, da me stesso, perché se fossi solo nelle mie mani, sarei perso, e senza saperlo! So invece che se – solo su questo punto – mi e ti viene rubata ogni possibilità di scelta, allora sarò «liberato». Solo prigioniero di Dio vinco l’ipocrisia e imparo il servizio perché lui aumenta la mia capacità di “farmi umano”. Sono libero perché prigioniero di Dio e della sua Parola. Martin Lutero era prigioniero della Parola di Dio, perciò davanti all’imperatore si conferma a Dio: io non posso ritrattare, fate di me quello che volete. Come quei cristiani che sono stati leader di servizio e hanno servito il Signore e la comunità.

Ad Halloween s’indossa una maschera per fingere un’altra identità. I cristiani mostrano la loro identità togliendosi le maschere. Espongono chi siamo e chi amiamo veramente, accogliendo l’umanità dell’altro. Mostrano i propri sentimenti, instancabili nel fare il giusto, si sporcano le mani, si feriscono e sbagliano peccando spesso, perché amano sempre. Il genitore che si cura di altri giovani svantaggiati è un vero umano. Il pensionato o l’allenatore che fa volontariato con gli adolescenti è un vero umano. Chi presta orecchio al prossimo, è un santo. Ci sono potenziali santi ovunque, silenziosi, disponibili, presenti. In Casa Anziani, all’Ospedale, sui campi da gioco, a volto scoperto mostrano umanità. I santi non sono migliori di noi ma seguono Gesù così come sono. Il santo non è senza peccato, ma si abbassa nella forza dell’umiltà per servire gli altri. Saresti così santo da… è l’invito al quale prestare sempre orecchio. Amen.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa