Pensare agli altri

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Dopo un’estate di “quasi” leggerezza, rieccoci alle prese con la seconda ondata di un virus ostinato, poco tracciabile e più furbo di tutte le nostre strategie.

Nessuno ha più voglia di rinchiudersi, di rinunciare, di fermare attività professionali e di ricadere nel tempo sospeso che abbiamo vissuto la scorsa primavera. Forse è proprio la reazione a quella fase che ora spinge molti a negare il problema.

Mi stupisce come tante persone comincino a credere che sia tutta una montatura. Si guardano intorno e vicino a loro vedono solo persone sane, con voglia di socializzare, e si fanno dunque forti di questo star bene convincendosi che si stia davvero esagerando, che in fondo ammalarsi sarà poco più di un’influenza rendendo dunque ingiustificata tutta questa paura.
Io invece proprio di questa leggerezza ho davvero paura.

Quando mi confronto con queste opinioni minimaliste, finisco per fare la figura dell’ansiosa. Non credo di essere stata particolarmente ansiosa nella mia vita, non credo nemmeno di stare per diventarlo ora che l’anagrafe sta pian piano collocandomi nella fascia a rischio, ma ho la profonda certezza che questa pandemia non può ridursi a un problema o a una convinzione personale. E’ necessario allargare lo sguardo e mettere in campo un vero senso civico e sociale. Uno può non aver paura del virus, né di ammalarsi, soprattutto se è giovane, ma non può non tener conto del fatto che una società è composta da tanti individui, tutti degni di rispetto e dignità e non tutti capaci di sopportare una simile infezione.

In che lingua spiegarlo: non è un’influenza!! Si tratta di un virus capace di scatenare reazioni a catena nel nostro organismo responsabili di embolie fatali, di infiammazione di tutto il sistema cardiocircolatorio, del sistema renale, neurologico, respiratorio. Se di solito una polmonite ha sempre spaventato ogni paziente – ma colpisce normalmente solo un polmone – qui si tratta di polmoniti bilaterali e non ci resta un terzo polmone per respirare. Se ci va bene ci rimane l’intubazione senza garanzie di riuscire a venire estubati. Negare queste evoluzioni è assolutamente irresponsabile. Basterebbe un po’ di generosità e pensare al personale specializzato infermieristico e medico, ai turni di lavoro di 12 ore, ai rischi che devono assumersi, alla fatica fisica e mentale. Ditelo che è tutto una montatura a chi nei mesi scorsi, e sono tanti, hanno perso un loro caro per questo virus. Con la seconda ondata rischiamo di avere tutti qualche stretto famigliare colpito in modo serio da questo virus.

E’ vero che al momento sono tanti i positivi poco sintomatici, ma si tratta soprattutto di persone sane e giovani. Col diffondersi nuovamente del germe verranno raggiunti anche gli anziani, ma non solo, e gli ospedali torneranno a debordare e il sistema a rischiare il collasso.

Il mio vuole essere davvero un invito alla solidarietà, un invito a sentirsi profondamente parte di questa società e a voler pensare al bene comune. Non c’entra l’ansia, e non è tutta una montatura: è anche una questione di etica.
Negare è il verbo che incarna il “no”. Ma in questo caso sarebbe un “no” alla solidarietà. Avete questo coraggio?


Serena Bonetti

1 COMMENTO

  1. Cara Serena,
    Grazie per questi profondi pensieri.
    Ti conosco un po’ e in quello che dici non c’è niente di ansioso si tratta veramente di rispetto e solidarietà nei nostri confronti, in quelli degli altri e soprattutto in tutto il personale sanitario chiamato ad occuparsi di tutti noi.
    Non dobbiamo dimenticare che la nostra libertà finisce dove inizia quella dell’altro per cui facciamo tutti quelli che da mesi sappiamo: mascherina, distanze e disinfezione delle mani e limitiamo gli spostamenti.
    Grazie è sempre bello leggerti.
    Saluti