Anna Galanga torna ad esporre a Firenze

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Anna Galanga torna ad esporre, e questa volta lo fa a Firenze, presso Palazzo Ximenes Panciatichi. La presenza di Vittorio Sgarbi ha contribuito ad accendere i riflettori sull’evento, che ha acquisito rilevanza mediatica e mondana. 

Nella prestigiosa e molto suggestiva Residenza, edificio monumentale da considerarsi dal 1901 patrimonio artistico nazionale, si è registrata una grande affluenza di critici, stampa, fotografi, personalità politiche, artisti, mercanti, galleristi e amanti dell’arte. “In questo contesto così eterogeneo, – dichiara l’artista tiranese – ho esposto, a seguito di un’ulteriore selezione da parte dell’editore Sandro Serradifalco, il dipinto ad olio su tela cotone e tavola di pioppo “Irresistibile ambiguità dionisiaca”. L’evento, che è stato presentato dai critici che hanno redatto l’annuario Artisti 2020″, si è concluso a fine settembre.

Il volume di ben 1366 pagine è stato presentato il 26 settembre, sempre presso Palazzo Ximènes Panciatichi: sono intervenuti l’editore Sandro Serradifalco, il giornalista e critico d’arte Angelo Crespi, l’editore de IlGiornaleOFF – CulturaIdentità Edoardo Sylos Labini e Vittorio Sgarbi. Sono stati 31 gli artisti scelti da quest’ultimo, tra cui Galanga, per il suo Dossier “FIGURAZIONE E REALISMO, IL REALISMO NELL’ ARTE”. Per l’occasione, il critico Vittorio Sgarbi ha redatto un nuovo e lusinghiero testo critico in favore della pittrice tiranese.

Il 29 ottobre, presso il Palazzo Marino di Milano, si sarebbe dovuta tenere l’inaugurazione di un’altra mostra con protagonista Anna Galanga. La manifestazione, vista l’attuale situazione, è stata rinviata alla prossima primavera. “Esporrò nella Sala degli Arazzi – conclude la pittrice – un dipinto inedito “Demone estetico”, tecnica mista, eseguito appositamente per il grande evento Trilogia”.

Il testo critico redatto da Vittorio Sgarbi

ANNA GALANGA
La forza che nasce
dalla grazia e dalla volontà
a cura di Vittorio Sgarbi
FIGURAZIONE – REALISMO


Anna Galanga è signora e pittrice soave che molto
tiene alle formalità d’antan e alla sensibilità della sua
interiorità, che difende a pennello tratto con una pittura
sognante e femminile, dove appunto il soggetto è
la donna, raffigurata in una concezione che poco concede
al contemporaneo, se non fosse per le pose fatali,
tornate in auge di prepotenza con l’avvento dei social.
La donna di Anna Galanga ci appare appunto in posa
discinta, mollemente adagiata come le protagoniste di
un romanzo di Fogazzaro o di d’Annunzio, o irta nelle
sue vesti leggere e trasparenti, provocante ma al contempo
ritrosa in un connubio frustrante. L’uomo può
guardarla, desiderarla ma non averla. E se anche fosse
vestita per sedurre, è per sentirsi se stessa o per sedurre
chi vuole lei, non certo chiunque la guardi.
La prospettiva, anche quella aerea data dal colore, nei
dipinti di Anna Galanga ci appare come una licenza
poetica, un allontanamento dai piani prospettici geometrici
canonici, anche perché su tutto predomina
l’aspetto sognante, edulcorato da una palette che molto
prende dalle tonalità zuccherine dei colori pastello, che
l’artista accende con toni più scuri e caldi, a restituire
drammaticità alle sue scene. Sono dipinti, quelli di Galanga,
che vogliono affermare il potere femminile, la
forza che nasce dalla grazia e dalla volontà, senza per
questo snaturare il misterico femminino. Emblematico
il messaggio insito nel dipinto “Se il vento dice sorgi”,
dove la fresca brezza della primavera soffia sulla donna
ancora addormentata, come in un letargo invernale. La
primavera è la rinascita e una donna rinasce tante volte
nel corso della sua vita, ogni volta che prende consapevolezza
di sé e di ciò che la circonda, come se aprisse
gli occhi per la prima volta dopo un lungo sonno, protratto
da sentimenti e fiducia mal riposti, da un’autostima
lacerata e poi ricostituita un passo alla volta.
Una donna che nei dipinti di Anna Galanga deve, può
e vuole porsi al di sopra delle sue stesse aspettative,
prendendo il comando che troppo spesso la si accusa
di voler ambire, come se questo fosse un peccato mortale.

Caporedattore e membro della Direzione