Le pandemie esistono da sempre, cambia il modo di gestirle

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Immagine dalla pagina FB: Se sei della Valposchiavo - inviata da Werner Domeisen

Un ragazzo di quasi 16 anni che guida orgoglioso il suo trattore con dietro il “Pupoc da Marz” dedicato a “l’Asiatica”, che non è la sua fidanzata o una delle tante Pin Up da copertina dei tempi, ma la temibile influenza aviaria proveniente dalla Cina, che fece due milioni di morti a cavallo tra il 1956 e il 1960. Da quest’immagine trae spunto la riflessione di Gian Luzi Battaglia, protagonista della foto scattata nel 1958, sull’attuale pandemia da Coronavirus. Di seguito riportiamo il suo contributo.

Guardando questa foto e alcune altre foto inviate dall’ex fotografo d’aviazione militare Werner Domeisen, sia io che altri ci siamo riconosciuti in quell’inizio marzo 1958, mentre congedavamo l’inverno con il tradizionale “Pupoc da Marz”. Non era un periodo facile: nel mondo imperversava l’influenza aviaria chiamata “Asiatica”, che una volta debellata col vaccino del ’59 ci lasciò in eredità due milioni di morti.

A parte i ricordi di un tempo ormai andato, quest’immagine mi ha portato a pensare alla situazione attuale e a quanto siamo sempre stati confrontati a delle pandemie (vedi la Spagnola, la SARS ecc.). Credo che ad essere cambiato non è tanto il tasso di mortalità, che è sempre stato elevato ad ogni pandemia, ma piuttosto il modo di affrontarle e gestire la situazione. Ai tempi non esistevano il distanziamento sociale, le mascherine e tutte le chiusure che ci sono oggi, ma in fondo l’abbiamo superata anche allora. Questo, nonostante non mi piaccia come si stia gestendo il Coronavirus, mi fa ben sperare per il buon esito della battaglia contro questa ennesima pandemia.

L’Asiatica non ci vide fermi come oggi, non era stato tutto bloccato, si affrontava il problema in maniera diversa. Non è che avevamo meno paura, piuttosto accettavamo che la vita facesse il proprio corso, fiduciosi che una volta passato il momento il mondo sarebbe tornato alla normalità.
Oggi, in tempo di Coronavirus, la politica, le statistiche incomprensibili e il bombardamento mediatico ci rendono tutti molto insicuri e nervosi. Tutto questo sta mandando a rotoli l’economia mondiale, cosa che nel 1958, seppur senza i mezzi di oggi, non era accaduto.

In questi giorni si sente sempre più spesso parlare di rivolte, proteste contro le imposizioni di coprifuoco degli Stati: questo secondo me è un segnale che non sono l’unico che la pensa in un certo modo. Nel mio piccolo il messaggio che voglio lanciare è che non dobbiamo sottovalutare il Covid-19, ma nel contempo non dobbiamo nemmeno rinunciare a vivere e lavorare, altrimenti quando sarà finita ci ritroveremo di fronte a una situazione economica catastrofica.


Gian Luzi Battaglia

6 COMMENTI

  1. Condivido in parte il contenuto del tuo articolo. Ma ora nel 2020 ne sappiamo di più ?
    Sulla bella foto del 1958 vedo a sinistra in bicicletta Ernesto Fischer di Robbia e seduto a destra sul trattore la mia persona ! Salve da Arnaldo.

  2. Bella questa testimonianza di Gianluzi. Ritengo che il distanziamento e le misure di protezione come le mascherine siano giustificate. Quando parliamo però di confinamento (lockdown) misura che impedisce alla gente di lavorare, di andare a scuola, insomma di vivere anche io non mi trovo più d’accordo. Abbiamo visto in primavera che strascico e che problemi si è portato dietro il confinamento.

  3. Anche noi siamo dello stesso parere del contenuto della tua lettera aperta. Fare attenzione al covid19 va bene , ma oltre ai danni economici , creano depressione paure e impediscono alle persone di poter stare accanto a chi ci lascia e vivere il distacco e il lutto . Con tutto il rispetto al personale sanitario , che svolge il proprio dovere .
    Loredana Gervasi e Moreno Kalt