“Il Senso” di Plinio Pianta

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Recentemente è stato pubblicato il libro di Plinio Pianta dal titolo “Il Senso”. Un titolo assai enigmatico, ma allo stesso tempo molto significativo. Quale significato allora? Piero Pola si è chinato su questo libro, ecco la sua recensione.

Chiunque, nel corso della propria vita, si pone normalmente la questione fondamentale del suo “Senso”, interrogando gli spazi più intimi del proprio essere sul senso dell’esistenza, in special modo quando la luce si spegne d’improvviso e tutt’attorno diventa buio e desolatamente triste. Una questione, quella del senso, che accompagna l’autore fin dai primi passi della sua vita, trascorsi tra quelle montagne dell’Alta Val Saiento che fungono da filo conduttore del proprio percorso esistenziale.
Il viaggio autobiografico di Plinio Pianta inizia infatti proprio lassù, in quell’incantevole mondo che avvolge il monte Li Piani, punto centrale di questo cammino. Da qui parte la ricerca del senso, nella magnificenza di questa terra che trasmette magia, ma che nasconde anche immensa fatica e sacrifici, oltre che il primo tragico incontro con la morte vissuto dall’autore attraverso l’improvvisa scomparsa della sorella Aurelia alla tenera età di 9 anni. Lui, a sua volta bambino, s’interroga a quel punto sul senso di vivere nello splendore di questa natura incantata, quando l’incantesimo viene così bruscamente interrotto da vicissitudini avverse. Fra tanta bellezza, può quindi esistere anche un “Mistero del Male”?

Da questo primo vero incontro con il lato oscuro della vita, si sviluppa nell’autore la necessità sempre più incalzante di verifica di un senso, di renderlo visibile, comprovarlo non solo in modo teorico, ma attraverso la forza delle vicende vissute. Nella ricerca della reale espressione del senso, Plinio Pianta apre le porte al lettore a vicende anche intime delle propria vita.
E qui entrano in gioco gli incontri, in apparenza casuali e imprevedibili, che invece in seguito si rivelano determinanti, come quello con Don Eugenio Corecco, futuro Vescovo di Lugano, il quale assurge a figura guida dell’autore attraverso i misteri della vita e il senso a loro correlato. Una guida spirituale, ma non solo, forte e onnipresente, che trasforma la convinzione dell’autore in certezza che il Senso esiste quale spontanea manifestazione del Mistero Buono, rafforzando la sua vocazione a dover cogliere, anzi a dover ricercare e documentare questi fatti, non solo per sé stesso, ma anche per altri.

L’approfondimento delle opere dei più grandi pensatori, così come le esperienze di vita maturate attraverso l’amore, la famiglia, le amicizie, la spiritualità, la professione e l’impegno pubblico, determinano nell’autore la comprova dell’esistenza del “Mistero Buono”, capace di attribuire un “Perché” e dar quindi “Senso” a tutto ciò che accade. Nulla avviene per caso, ma è veicolato da una dimensione più grande di noi. Anche le situazioni più avverse possono improvvisamente rivelarci il volto Buono del Mistero.
Un Mistero Buono che” – come affermato nella prefazione del libro dall’arcivescovo di Utrecht, Willem Jacobus Cardinale Eijk – “per strade a volte a noi oscure e in tempi a noi sconosciuti e sui quali nessuno ha potere, ci conduce, in realtà, a scoprire quanto “Senso” e quanto “Valore” possieda l’esistenza di ciascun uomo quaggiù”.

Il libro invita ad intraprendere una ricerca dentro se stessi, un’analisi interiore alla ricerca del proprio senso quale forza trainante per elaborare e superare le avversità della vita, ma anche quale motore che dà speranza, cercando il senso in ogni cosa, anche in tutto ciò che di bello e di buono ci accade.
Un cordiale invito al lettore – come espressamente scritto da Plinio Pianta – per una propria verifica. Ecco perché ho sentito come impellente la necessità di testimoniarvi queste mie continue esperienze di Bene del Mistero Buono, umanamente quasi incredibili, ma che sono comunque concrete, cioè esperienze della mia vita, sperando che queste possano servire quali testimonianze al lettore, così da poter individuare, pure lui, di questi segni nella propria esistenza.”


Piero Pola