Val di Campo “invasa”: e se si istituisse un pedaggio?

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Immagine da: valposchiavo.ch

Nell’ultima seduta di Giunta di Poschiavo, sotto il punto “Varie ed eventuali”, il consigliere Corrado Crameri (Poschiavo Viva) ha chiesto al Consiglio comunale di intervenire per quanto riguarda la situazione venutasi a creare in Val di Campo. In seguito ad una recente visita domenicale sul luogo, Crameri ha parlato di una serie di disagi, come l’impossibilità di parcheggiare e il mancato rispetto di alcune regole, come per esempio il divieto di campeggio e di accendere fuochi. La Val di Campo “è invasa” ha detto il consigliere del Legislativo: bisogna intervenire in previsione del prossimo anno prima che venga “distrutta”.

Sull’argomento ci eravamo già chinati lo scorso settembre, cercando di capire se fossero possibili delle soluzioni (Quante auto a Sfazù! Val di Campo vittima del proprio successo?). In quella circostanza ci eravamo concentrati sulle mancanze strutturali (per es. i parcheggi e i servizi igienici) e sulla possibilità di ridurre la promozione turistica. In questa fase, invece, ci siamo chiesti se, in qualche modo, visto che il problema nasce dalla troppa affluenza, non fosse possibile istituire una sorta di pedaggio. Esempi molto particolari ce ne sono a livello svizzero; anche nella vicina Valtellina esistono delle aree cosiddette “Vasp” (Viabilità agro silvo pastorale) per le quali è richiesto un accesso, con i mezzi, a pagamento (dai 3 ai 10 euro circa a fronte dell’emissione di un biglietto da apporre sul cruscotto dell’auto): questo per garantire sia una manutenzione del territorio sia un flusso più controllato degli utenti (in alcune aree i posti possono essere numericamente limitati). Abbiamo chiesto un parere al direttore di Valposchiavo Turismo Kaspar Howald.

Kaspar Howald
Buongiorno Kaspar, per quanto riguarda la Val di Campo intravedi soluzioni al riguardo? Ci sono ipotesi al vaglio?
Il problema non è di facile soluzione. Valposchiavo Turismo ne è a conoscenza. Già durante quest’estate abbiamo ridotto l’uso di immagini della Val da Camp nei nostri canali il più possibile. La strategia di Valposchiavo Turismo per il futuro mira a far conoscere ai suoi ospiti alternative valide alla Val da Camp per scaricare un po’ la pressione su questo angolo della nostra valle. Per riuscire a deviare una fetta importante dei nostri ospiti in altre mete interessanti dobbiamo lavorare sulla comunicazione e proporre alternative, come per esempio la Val del Saient e altre zone in questo momento molto meno frequentate, mentre i comuni si devono occupare delle infrastrutture: dovrebbero rendere appetibili i sentieri in zone alternative. Valposchiavo turismo e i comuni sono in contatto per affrontare questa sfida per la prossima stagione.  

E’ ipotizzabile l’istituzione di un pedaggio per i turisti che ci vogliono andare?
Dubito fortemente che esistano le basi legali per l’istituzione di un pedaggio per i turisti a piedi. In ogni caso, l’introduzione di un tale pedaggio spetterebbe alla mano pubblica e non a una organizzazione turistica.  

Quali sono i pro e i contro di questa scelta?
Premesso che dubito sulla fattibilità di questa soluzione, l’introduzione di un pedaggio sicuramente limiterebbe l’accesso e renderebbe la Val da Camp più esclusiva. Penso che l’esclusività, oggigiorno, può anche essere un argomento importante per la vendita. In quel senso un eventuale pedaggio potrebbe avere delle ripercussioni positive sul turismo locale.  

Che tu sappia, a livello svizzero, ci sono delle zone che necessitano di un pagamento per essere visitate?
Da quello che so io non esistono zone così estese in Svizzera che necessitano di un pagamento per essere visitate. Ci sono delle attrazioni naturalistiche molto limitate che sono visitabili solo dopo un pagamento, per esempio la Viamala Schlucht (https://viamala.graubuenden.ch/de/entdecken/viamala-schlucht) o al lago di Cauma in alcuni periodi dell’anno (https://www.caumasee.ch/).

Anche l’area di Cavaglia è soggetta a discussioni intorno alla sua accessibilità: potrebbe essere ipotizzabile un divieto di entrata per le auto?
Anche qui non conosco i dettagli legali. Secondo me però sarebbe auspicabile la chiusura della strada per Cavaglia al traffico individuale (ovviamente con le dovute eccezioni per i proprietari dei monti in zona). Cavaglia è perfettamente raggiungibile con i mezzi pubblici, cioè in treno, e non ha senso salirci in macchina. Inoltre, la strada può mettere in difficolta automobilisti non abituati alla guida in montagna. Da un punto di visto turistico Cavaglia guadagnerebbe ancora di attrattività se fosse accessibile solo a piedi, in bici o con il treno.

Marco Travaglia

8 COMMENTI

  1. Caro Bruno
    io ho parlato di un permesso annuale e non di chiuderle, c’è una bella differenza. Se ci sono altri sistemi per creare un deterrente all’uso incondizionato e senza limiti delle strade di montagna che ben venga la proposta. Ma dire semplicemente che le strade le abbiamo pagate e allora usiamole senza alcun limite e andiamone orgogliosi non mi sembra un approccio corretto. Rimangono i costi di manutenzione annui dei 190 km! di strade di montagna (specialmente quelle sterrate) che sono elevatissimi e vengono pagati in egual misura sia da chi le usa che da chi non le usa e la categoria dei fungiatt valtellinesi addirittura le usa senza pagare un centesimo di imposte. Prova a salire una strada di montagna in Valtellina. O è chiusa con barriere o paghi un pedaggio ( vedi per esempio la strada della Val Grosina pedaggio giornaliero da pagare in entrata a Fusino mi sembra intorno a 4 Euro). Dovrebbe almeno essere fatta una discussione politica su questo argomento…….

  2. A mio avviso per le strade di montagna urge un concetto che ne regoli l’utilizzo. Le spese per la manutenzione di queste strade perlopiù sterrate sono molto elevate e non ci sono entrate dirette provenienti da chi usa le strade. Tutti le percorriamo tranquillamente in su e in giù e l’erario ( cioè con le imposte) si occupa di pagare la manutenzione. Molti utilizzatori, penso per esempio ai cercatori di funghi valtellinesi, non contribuiscono assolutamente a mantenere le nostre strade che utilizzano perchè non pagano le imposte qui. In altri Comuni dei Grigioni ( per esempio Ems) è stato introdotto il permesso annuale per l’utilizzo delle strade di montagna. Servirebbe in primo luogo a limitare il traffico e pure a racimolare soldi per mantenerle ( principio causale).

    • Reto, non mi sembra che sia questo il problema, visto che per accedere in Val di campo con l’auto ci vuole un permesso e che la maggior parte dei turisti ci vanno a piedi o col Bus, parcheggiando le loro auto in ogni piccolo spazio libero vicino alla strada cantonale. Il problema da te accennato effettivamente esiste, perché Poschiavo possiede una grande rete stradale che dà accesso ad un elevato numero di monti (se non ricordo male 1200). E’ una ricchezza e anche una spesa considerevole che però fa di Poschiavo un comune in cui si è liberi di accedere, anche in auto, su una gran parte del bellissimo territorio. Rimane pur sempre il fatto che a beneficiarne siano soprattutto i proprietari dei monti, i contadini e il comune per il trasporto del legname.

      • una libertà così illimitata e totale esiste però solo nel Comune di Poschiavo. Già a Brusio ci sono diverse strade chiuse o con pedaggio. Anche in Bregaglia diverse strade di montagna sono chiuse con barriera. Come detto diversi altri Comuni grigionesi hanno introdotto il permesso annuo di utilizzo cosa che si potrebbe per esempio sperimentare con la strada di Cavaglia e vedere se ha un effetto deterrente sul traffico. Vero per la Val di Campo ci vuole il permesso ma i permessi non sono limitati e ne vengono dati talmente tanti per ogni maggese che il traffico risulta molto elevato anche li.

        • Ciò che prospetti tu è completamente fuori tema. Il problema di quest’anno per la Val di Campo non è tanto dovuto alle auto, che devono osservare il divieto (e se non lo fanno devono essere sanzionate).La gente che ha invaso la Val di Campo l’ha fatto a piedi o col bus “postale” quindi non si risolverebbe nulla a chiudere al traffico le atre strade del Comune. Quello è un problema a parte. Questa mania di chiudere e di proibire finora non ha toccato Poschiavo, se non in minima parte, e di questo il Comune può andare orgoglioso. Negli ultimi 50 anni abbiamo costruito e migliorato ca.150 km. di strade creando lavoro e favorendo sia l’agricoltura che l’uso dei monti come luoghi di vacanza e di svago. Non per ultimo, migliorando l’offerta turistica e dando la possibilità a tutti i cittadini, anche anziani, di visitare i bei monti di Poschiavo. Poi si può essere di diversa opinione.

          • Condivido il Suo ragionamento. Aggiungo che a Pozzolascio si é trovato il posto per depositare materiali (e deturpare il paesaggio); si trovino soluzioni per ampliare il parcheggio (a Sfazu, perché non a La Rösa o nelle vicinanze) per i tanti turisti che visitano la bella Val da Camp a piedi.

          • caro Reto, dovremmo essere contenti e un poco orgogliosi di poter godere di questa libertà. non vedo assolutamente la necessità di chiudere strade di montagna con delle barriere, usiamole se già le abbiamo costruite (e pagate). se poi qualche fungiatt parcheggia in maniera scorretta, che venga sanzionato. la Val di Campo merita invece un discorso a parte, ma non credo siano l’afflusso di vetture il problema principale.
            personalmente trovo poco belli e inutili anche i cartelli di divieto d’accesso a molti maggesi, a volte con scritte in italiano o addirittura in tedesco. chi mai dovrebbe fare uso di quei pezzi di strada privata, se non il proprietario stesso del monte?

  3. A mio avviso basterebbe transennare quei piccoli spazi lungo la strada cantonale a Sfazù e dintorni, in cui vengono parcheggiate le auto o imporre il divieto di parcheggio, con multe, in quelle zone. Per le auto che si recano in Val di campo c’è già il divieto di transito per chi sia sprovvisto di un permesso. Importanti sono i controlli che un tempo venivano effettuati dal poliziotto comunale…(?). Poi non va dimenticato che il 2020 è stato un anno speciale per i motivi che tutti conosciamo e che hanno causato un turismo negativo in Val di campo e uno invece molto positivo nel fondovalle.