Covid 19: la situazione e le raccomandazioni del Dottor Albertini

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Il medico Mauro Albertini

Il Coronavirus è stato senza alcun dubbio il protagonista indiscusso dell’informazione del 2020, con fiumi di inchiostro versati e una grande quantità di articoli, informazioni e statistiche. Nemmeno “Il Bernina” ha fatto eccezione a riguardo, documentando, anche per dovere di cronaca, l’evoluzione della situazione sanitaria a livello della Valposchiavo.

Abbiamo però pensato che, in una situazione di aggravarsi dei contagi sottolineata tanto dai numeri quanto dai comunicati dei comuni di Brusio e Poschiavo e del CSVP, fosse necessario un approfondimento in più, magari chiedendo a qualcuno del settore. L’idea era di avere delle risposte chiare, semplici e puntuali alle domande che molti di voi e anche di noi si sono fatti sul virus e sulla situazione, meglio se da una persona conosciuta, fidata e vicina. Ecco perché abbiamo intervistato a riguardo il Dottor Mauro Albertini.

Dottor Albertini, grazie per aver ritagliato un momento per noi nonostante i molti impegni del periodo. Entro subito nel vivo. Che differenza c’è tra questa seconda ondata del Covid-19 e la prima?
La prima ondata l’abbiamo vissuta per così dire “in avanguardia” rispetto al resto del Cantone e della Confederazione, un po’ come è successo al Canton Ticino. Eravamo anche un po’ impreparati da tanti punti di vista perché si trattava si una situazione totalmente nuova. Ora, invece, abbiamo imparato tante cose e acquisito nuove conoscenze. Abbiamo perso un po’ di paura ma questo Covid resta una malattia che va affrontata con decisione e senza sottovalutarla. La prima volta, poi, già ci sembrava di aver avuto una casistica piuttosto forte in Valposchiavo, invece in questa seconda i casi sono ancora più numerosi e purtroppo la malattia è riuscita a entrare all’interno delle strutture sanitarie di lunga degenza, l’Ospedale e la Casa Anziani.

Qual è la situazione ora?
Non vediamo ancora una chiara tendenza alla diminuzione, come è invece accaduto altrove, soprattutto nella trasmissione nei nuclei famigliari ma anche altrove, come testimonia la decisione del medico cantonale Marina Jamnicki di mettere l’asilo di Brusio in quarantena. L’alta percentuale dei contagi anche nel personale curante complica anche un po’ le prestazioni di assistenza. Si deve contare che il personale si è infettato pur usando tutte le preoccupazioni di sicurezza. Ma in strutture con questa tipologia di pazienti e anche una certa incidenza dei casi di demenza anche acuta è impossibile mantenere le distanze.

Sono stati sufficienti i vaccini antinfluenzali per quest’anno?
Il meccanismo di vaccinazione prevede che i vaccini vengano ordinati mesi in anticipo, in primavera, cosa che avevamo fatto sulla base dell’esperienza pregressa. Ma la richiesta è stata maggiore e perciò questo primo giro non ha potuto soddisfarla internamente. Ora abbiamo fatto delle liste di seconda priorità e sembra che arriveranno delle nuove dosi, che provvederemo a somministrare proprio secondo questa “lista di attesa”.

Chi ha dei sintomi simil-influenzali deve fare il tampone?
Direi proprio di sì, in questo momento chi ha sintomi simili a quelli dell’influenza deve consultare subito il medico e probabilmente andrà testato, perché dobbiamo “entrare di punta” e cercare di identificare quanti più casi attivi e contagiosi possibile, visto che siamo in un momento di fase acuta del virus.

Dove devono andare coloro che vogliono fare un tampone?
Per prima cosa vorrei precisare che nella nostra realtà di Valposchiavo il tampone si fa solamente ai sintomatici e solo su indicazione medica. Per cui dopo aver consultato il medico verranno indirizzati in studio o in Ospedale, i luoghi dove si fanno i tamponi.

Foto di Bruno Raselli

Chi è positivo al tampone deve aspettare un tampone negativo per rientrare al lavoro?
No, si rientra anche senza un tampone nuovo decorsi due giorni dal momento in cui non si è più sintomatici. Diverso è il caso delle professioni sanitarie, dove il tampone negativo è richiesto. Tra l’altro le nostre strutture hanno numerosi lavoratori frontalieri che poi, una volta contagiati o in quarantena, sono a casa loro in Italia e sottostanno alle regole italiane che sono diverse per esempio per la durata delle quarantene. E così ci troviamo ancora più a corto di personale a volte.

A livello di quarantena, i pazienti che sono tenuti a seguirla ricevono delle informazioni e delle istruzioni su come comportarsi?
Ci sono, naturalmente, delle direttive a livello federale. Il contact tracing informa i pazienti su dove reperire il materiale informativo. Naturalmente, è banale ma sappiamo che in qualche caso questa indicazione non è stata rispettata, non si deve uscire (se non nel perimetro di un giardino privato di casa) né avere contatti con altre persone.

Se qualcuno ha avuto contatti con qualcuno in quarantena… Che magari non la stava seguendo in modo rigoroso, deve mettersi in quarantena?
No, la quarantena è destinata a chi ha contatti con un positivo, non ad altri. Naturalmente, di conseguenza, se poi la persona in quarantena dovesse rivelarsi positiva anche il suo contatto finirebbe in quarantena.

La quarantena dura sempre 10 giorni?
La quarantena dura 10 giorni, esattamente, sempre che si concluda senza alcun tipo di sintomo.

Anche i bambini possono trasmettere il Covid-19?
La Società di pediatria ci ha detto molte volte che il contaggio bambino-bambino è piuttosto raro, ma eventi come quello dell’Asilo di Brusio (non che io pretenda che abbiano rilevanza statistica) ci dimostrano che è possibile. Abbiamo poi un certo numero di casi di bambini che hanno infettato i nonni… A questo riguardo vorrei raccomandare, se possibile, di evitare i contatti tra nonni e nipoti e di ritirarsi nel proprio nucleo famigliare ristretto.

Quali sono i luoghi del contagio?
I nuclei famigliari e sociali. Al lavoro, praticamente, i casi di contagio sono rarissimi, se si eccettua ovviamente l’ambito sanitario.

Quanti sono i tamponi positivi su quelli effettuati?
Si deve tenere conto del fatto che in Valposchiavo il tampone viene effettuato soltanto ai sintomatici. Ciò non toglie che non si deve pensare che il numero più alto di contagi sia dovuto a molti tamponi. Siamo a oltre il 30%, direi anche al 35-40% di tamponi positivi su quelli totali, nell’ultimo periodo.

C’è qualche consiglio che si sente di dare alla popolazione?
Il consiglio, ovviamente, oltre a quello di seguire tutte le prescrizioni date a livello ufficiale, è quello di non prendere sottogamba il Covid-19. Viviamo in una realtà e in un momento di larga diffusione del virus. Si deve accettare il ritiro sociale, almeno per un po’. Se lo facciamo la circolazione del virus diminuirà.


Maurizio Zucchi