Eccomi qui

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Luca 1.26 – 38
Sermone del 20 dicembre 2020

Il culto è stato registrato e si può riascoltare al seguente indirizzo:
http://www.ustream.tv/channel/riformati-valposchiavo

26 Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città di Galilea, chiamata Nazaret, 27 a una vergine fidanzata a un uomo chiamato Giuseppe, della casa di Davide; e il nome della vergine era Maria. 28 L’angelo, entrato da lei, disse: «Ti saluto, o favorita dalla grazia; il Signore è con te». 29 Ella fu turbata a queste parole, e si domandava che cosa volesse dire un tale saluto. 30 L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. 32 Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre. 33 Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine». 34 Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo?» 35 L’angelo le rispose: «Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà dell’ombra sua; perciò, anche colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio. 36 Ecco, Elisabetta, tua parente, ha concepito anche lei un figlio nella sua vecchiaia; e questo è il sesto mese, per lei, che era chiamata sterile; 37 poiché nessuna parola di Dio rimarrà inefficace». 38 Maria disse: «Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola». E l’angelo la lasciò.

Cara comunità, vorrei farvi vedere questo breve video:

https://www.youtube.com/watch?v=6_-xTxP1hD4 . In passato, ridevamo alla vista di una coppia a tavola, mentre il marito leggeva il giornale e la moglie cercava di comunicare, oggi siamo così: foto. Potrebbe essere la scena di un film al ristorante: una persona legge il giornale o una di loro è isolata da qualche parte, lasciando l’altra a cenare da sola in silenzio. Oggi è una scena frequentissima. Non importa quante persone siano a tavola, tutti conversano separatamente altri “invisibili“, ignorando chi è accanto. È strano, ma perché desideriamo di stare con una persona quando non c’è più e non siamo presenti quando c’è? In tutte le età, tutti sono equidistanti dal momento eterno.

La solitudine è un’altra un’epidemia di oggi. Ha raggiunto proporzioni di vera piaga, scrive la rivista Time Magazine. Uno psicologo afferma: “la solitudine non è un sintomo di essere senza compagnia … quanto un indicatore della nostra salute come specie umana nel complesso“. E a guardare come le persone reagiscono alle limitazioni attuali, non siamo messi bene. Siamo circondati da persone, eppure soli. I sociologi la chiamano “essere soli insieme” o “stare da soli in compagnia“. Non è nuovo, però una volta avremmo evitato chi ci avrebbe fatto sentire “soli” in compagnia, invece, oggi vogliamo distanza, quasi come se gli altri siano delle figurine del nostro presepe, un contorno ma soffriamo di solitudine. Molti vogliono una relazione a distanza dietro la “sicurezza” di una tastiera, piuttosto che lo “stress” di interagire, faccia a faccia, con una persona vera. La nostra società cambia. Da più di dieci anni, in molti paesi, più di un terzo delle famiglie è unipersonale. Per scelta! E poi siamo qui, confinati a soffrire in casa, e se viene aperto un po’, tutti sulle piste da sci o in giro per shopping in mezzo al gregge! La solitudine è un sintomo della nostra salute mentale, che si riduce, e della nostra salute spirituale, che fa acqua da tutte le parti? La tecnologia permette di “sganciarsi” dalle relazioni reali, a favore di quelle virtuali, in cui siamo presenti “a distanza e a tempo”. La solitudine è il vero “Tsunami silenzioso” piombato sulla terra. I sociologi direbbero che, più libertà e autonomia acquisiamo, più scegliamo di isolarci. Perché noi, animali sociali, scegliamo di allontanarci dalle relazioni, che ci nutrirebbero, in favore di quelle a distanza, basta vedere quante app e siti di appuntamenti ci sono? Ci piace vincere facile? Forse, per molti è così. Nelle relazioni virtuali c’è meno confronto, meno stress, meno richiesta, compromessi e profondità emotiva e spirituale. Faccia a faccia si trova confrontazione. Ma qual è il prezzo nel “giocare facile“? Forse la morte interna spirituale.

Ecco cosa dice il musicista David Lynch: “Le idee sono come i pesci. Se vuoi prendere dei pesci piccoli, stai in acque basse. Ma se vuoi prendere i pesci grandi, vai in profondità dove sono più potenti, più puri e grandi. Tutto ciò che vale viene dal profondo. Più la tua coscienza e consapevolezza si espande, più vai in profondità verso questa fonte e più grande è il “pesce” che puoi catturare“. Chi ti ricorda? Gesù, quando dice ai discepoli di gettare le reti in profondità e pescano da spezzare le reti, gli dice che la loro vita darà senso a molte più persone di chi potrebbe compare pesci al mercato! Andranno nel profondo del discepolato e nelle relazioni con le altre persone! Approfondiranno le relazioni umane. Se scegli di rimanere in superficie, avrai relazioni di facciata. Se vuoi relazioni che infiammino il tuo cuore, scendi nelle parti profonde, coraggiose, ricche e sofferte di qualcun altro. Oggi è un atto di resistenza, visto che i social ci addestrano a reagire solo a stimoli superficiali. Queste relazioni profonde richiedono più di una tastiera. Nell’AT si dice “hineini” (Hii – nei -ni, qui sono io, eccomi; Isaia 58.9). Significa “essere realmente e del tutto presente, adesso, per qualcuno, pronto e disposto a sacrificarmi! Non è il rispondere “presente” all’appello ma, è come con quel bambino caduto nel lago e una donna di passaggio si ferma, lasciando tutto e si tuffa per salvarlo. È come il ragazzo Mattia Agnese, premio fair play Fifa, durante una partita di calcio, si butta sull’avversario colpito da malore e lo salva. Come quell’uomo che si getta su una donna caduta sui binari e la salva dal treno in arrivo. È come quella volta che Dio chiamò dal roveto ardente, e solo Mosè rispose … e poi partì per un’avventura fantastica, rischiando la vita per liberare il popolo di Dio! Se vuoi pensieri e relazioni grandi … devi essere pronto per dire Hineini, eccomi! All’Io Sono, a Dio

Proprio come Maria con l’angelo Gabriele all’annuncio che avrebbe partorito un figlio. Non risponde “per la miseria, non ho tempo, che scocciatura! Questo non c’è di testa, ma pensa al caos quando lo scopriranno? Io, in attesa di concludere le nozze, donna, con un nome che nessuno metteva alle figlie, memore della fine disgraziata di Miriam, sorella di Mosè, dalla Galilea, zona malfamata, di Nazareth, covo di trogloditi, scherziamo? Ma rispose al Grande “Io SONO“: “Hineini, Eccomi!” Maria si fa vulnerabile davanti a Dio. Mette più paura mettere a nudo il nostro animo, che portare doni in questa stagione d’avvento. Ma essere “disponibili” per gli altri, e con Dio, è ciò che il Signore desidera da noi. Nella Genesi, Adamo ed Eva si imboscano alla presenza divina. Il Signore chiama Adamo: dove sei? E lui farfuglia una giustificazione: ho avuto paura di te, ero nudo e mi sono nascosto. Il Signore cercava il cuore di Adamo e voleva solo sentire: Hi nei ni! Eccomi, pronto, invece, s’accorge che si sono separati. Ecco il peccato che Gesù cancella: l’ostacolo che ci fa nascondere a Dio. Gesù, l'”Io sono” con noi, rivela chi è e a chi appartiene. Siamo figli e figlie di Dio se siamo “realmente presenti” per il Signore e per gli altri. Nelle Scritture la parola “timore” di Dio è fraintesa, non è avere paura di un Dio spaventoso o terrificante ma “essere vulnerabili” davanti a Dio, stare davanti a Dio così come siamo, senza vergogna, senza nascondersi, senza coprire le mancanze come Adamo, nudi davanti al Signore. Questo significa “hineini“. Uscire dai nostri “nascondigli” del dubbio, della vergogna, della colpa e della paura e alzarsi coraggiosi davanti a Dio, mostrandoci lì, presenti, “al momento“… focalizzati sul nostro Creatore. Siamo il nostro io più vero se stiamo vulnerabili davanti al Signore. Hineini! “Sono qui. Sono pronto per qualsiasi cosa tu voglia che io sia o faccia. Eccomi… con tutte le mie manie e volubilità. Debole e mancante… Sono tuo, Signore. Hai chiamato? Eccomi qui“. Hineini. Che risposta esemplare da Maria! È la storia di Maria. Come Abramo, e Isaia, Samuele, e Giacobbe prima di lei, risponde solo hineini. E si definisce “serva del Signore”. Non si nasconde dietro un cespuglio con Adamo. Le benedizioni del Signore portano sempre delle sfide, richiedono uno sforzo che ti cambia la vita… e te stesso! L’azione di Dio con la sua forza creatrice non ha limiti ma ha bisogno dell’ascolto mio e tuo, che ci fidiamo di questa parola e poi diamo collaborazione. Avvenga di me secondo la tua parola. E l’angelo si allontanò da lei”. Maria si fida del Dio dei suoi padri, ora l’aspetta il compito più difficile: accogliere ed accettare il Dio di suo figlio, Gesù e diventare “figlia di suo figlio”.

Noi viviamo super connessi … e isolati. Il nostro peccato è la nostra non presenza con l’altro, nelle sue esigenze. E nascondere la nostra nudità dietro un cespuglio, quando il Signore ci chiama. Quindi: quando Dio ti chiama… puoi dire “hineini”? Perché metterti a nudo davanti al Signore è la liberazione. Richiede la volontà di “scendere in profondità“. E “accogliere un futuro servizio pieno di rischi “. Ogni volta che siamo al culto è un momento “hineini” per l’altro e il Signore. Maria risponde “Hineini” “Eccomi qui“. Sei pronto in questo Avvento a dire anche tu: “Hineini“, a incontrare l’ignoto, a sognare l’impossibile, a guidare sotto la direzione dello Spirito? Ponetevi questa domanda mentre cantiamo l’inno 146.

Appunti per la predicazione del pastore Antonio Di Passa

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