12 parole per un anno malato

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Sta finendo questo 2020, avremmo anche fatto a meno  del 29 febbraio pur di accorciarlo un po’, considerando i contenuti.
Lo dicevano i vecchi :  “ann bisest, ann fünest” ma nessuno al momento del brindisi iniziale si sarebbe aspettato che un minuscolo virus cinese avrebbe tenuto in ostaggio l’economia, la politica, la sanità, il turismo, i trasporti, la cultura, la socialità  in tutto il mondo.

Ora si ha voglia di girare pagina, non fosse che quella del calendario, e di entrare dentro un numero più normale: il 2021  (ho verificato: non è né un quadrato perfetto, né un numero primo)  non pretende di promettere nulla se non, semmai, normalità.
Volgendo lo sguardo all’anno pandemico che sta per finire  (l’anno, non purtroppo la pandemia)  vorrei fare un esercizio di sintesi, regalandomi e regalandovi 12 parole, non necessariamente negative. Una parola per ogni mese trascorso, per portare i pensieri anche in luoghi confortanti, forse poetici a volte, tra cose piccole successe e passate travolte da eventi più tragici.

Mi accompagnate?

Gennaio: scelgo ATTESA. Festeggiavamo un anno bisestile due- zero- due- zero: persino la magia dei numeri pareva promettere una certa leggerezza. Stavamo come davanti ad un grande pacco regalo, con l’eccitante incognita del suo contenuto. Sì, potevamo festeggiare ancora l’attesa con allegria, anche se in Cina cominciavano a morire per uno strano nuovo virus dall’aspetto bitorzoluto.

Febbraio: INFLUENZA. Già, in febbraio, se ci veniva la febbre, ci rassegnavamo all’influenza. Qualche aspirina, tè caldo, due fumenti e il tepore del piumone, condividendo il divano con chi non cercava di schivarci. I più eroici potevano addirittura permettersi di non rinunciare a lavoro ed incontri. Un sciarpone al collo  e via.

Marzo: LOCK-DOWN L’abbiamo imparata tutti questa parola inglese, facile da dire, facile da ricordare, difficile da digerire. Ma nel fermarci tutti un attimo abbiamo scoperto i balconi, nella distanza sociale realizzato la vicinanza e la solidarietà, abbiamo  forse ritrovato anche la lentezza. Oh, la lentezza, a volte, che regalo!

Aprile: PANTAREI, dal greco “tutto scorre”. Suona come musica questa parola: pantarei. Contiene la stessa radice di PANdemia, pan sta a significare “tutto”. Quando l’epidemia aveva ormai raggiunto tutto il mondo compreso il nostro,  quando, sostenendoci l’un l’altro, ci dicevamo  che “andrà tutto bene”, era questa la parola che in fondo avremmo voluto incarnare: pantarei!

Maggio: PROFUMO; la primavera inoltrata  ha potuto infilarsi nel silenzio di strade poco trafficate, di giardini curati e abitati come mai prima, si è vestita dei rumori dei bambini che tornavano a scuola. Erano rumori di normalità, ti inebriavano come un profumo.

Giugno: VACANZE. La voglia di viaggiare ci è stata tolta, non quella di vivere la vacanza. Qualcuno non ha rinunciato al mare e ha fatto bene, altri hanno scelto vacanze a km zero e hanno fatto pure bene. Vacanze viene da un verbo latino che significa “essere vuoto”, e ce n’erano di pesi da scaricare questo mese di giugno per vuotarsi.

Luglio: LEGGEREZZA Che bello tornare a mangiare un gelato in piazza, cenare in un tavolino all’aperto, godere il sole di luglio in riva al lago. Pareva una rinascita anche spirituale. Sentirsi finalmente leggeri, come aquiloni sostenuti dal vento.

Agosto: MONTAGNA . Ma quanta gente ha riscoperto la montagna in agosto? La nostra valle era impreparata al fiume di turisti che l’hanno scelta come meta. Così ci è quasi sembrato che ci rubassero la Val di Campo, sporcandone l’incanto. E siamo diventati un po’ gelosi delle nostre bellezze.

Settembre: ALTROVE. Altrove è “lì dove non sei”, per questo ha sempre un fascino particolare. In settembre volevamo illuderci di avere tutto alle spalle e tanti altrove diventavano mete possibili.

Ottobre : MASCHERINA. Dedichiamole un mese a questa parola. Finalmente ci dicono che serve e finalmente ci adeguiamo ad indossarla e ad indossarla bene, coprendo anche il naso! Per fortuna è ottobre e in fondo aiuta a tenere caldo!

Novembre: BELLEZZA. E’ vero, il virus è tornato con irruenza, ma intanto il sole non ha mai smesso di splendere, regalando paesaggi da cartolina, giornate di una bellezza commovente. Camminare, che risorsa!

Dicembre: SPERANZA. I numeri del contagio non lasciano sperare nulla di buono, ma all’orizzonte sembra vicino il vaccino e sarà comunque con speranza che alzeremo il bicchiere il 31 dicembre.

Chiudendo un anno bisestile mi permetto un lusso: regalare una parola in più, oltre i 12 mesi, per il solo gusto della bellezza, della musica e della poesia che questo nome contiene: CALICANTO.
E’ un fiore coraggioso il calicanto, fiorisce a Natale, di un giallo timido, con un profumo inebriante. Non mi viene un augurio migliore che sussurrarvi tra le pieghe dell’inverno: CALICANTO!

…e Buon Natale.


Serena Bonetti

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